Ultime notizie Crisi Usa - IranDelitto di GarlascoDonald TrumpGiorgia MeloniMondiali 2026
ESTERIReferendumSvizzera

La Svizzera e il referendum per mettere un tetto alla popolazione: il voto per blindare il Paese a 10 milioni di abitanti

13 Giugno 2026 - 16:49 Cecilia Dardana
referendum svizzera popolazione
referendum svizzera popolazione
Domenica l'urna sul limite demografico voluto dalla destra sovranista. Se vince il "sì", scatta lo stop automatico alla libera circolazione e ai trattati con l'Ue: perché si rischia una «Brexit alpina»
Google Preferred Site

Un esperimento democratico e demografico senza precedenti storici. Domenica 14 giugno la Svizzera si esprimerà su un referendum che potrebbe fissare per legge un limite invalicabile alla propria popolazione: dieci milioni di abitanti, non uno di più. La proposta, nata su iniziativa della destra populista della Udc (Svp nel resto della Confederazione), punta a congelare la crescita del Paese per preservarne il benessere. Mentre tutte le altre forze politiche si sono schierate per il “no”, i sondaggi della vigilia fotografano un Paese spaccato in due: il fronte contrario è dato in leggero vantaggio al 52%, ma il margine è troppo stretto per fare previsioni. L’obiettivo, come osservano i commentatori locali, sembra essere quello di fermare il tempo per paura di perdere una felicità diffusa.

Il boom demografico e la crisi d’identità

La Svizzera ha vissuto nell’ultimo ventennio una crescita vertiginosa, attirando capitali e forza lavoro da tutto il mondo. Nel 2001 gli abitanti erano 7,2 milioni, mentre oggi hanno toccato quota 9,1 milioni. A cambiare in modo radicale è stata soprattutto la composizione sociale: un cittadino su tre (il 32%) è oggi di origine straniera, mentre solo vent’anni fa la quota era ferma a uno su cinque.

Un ritmo di crescita che, nell’ultimo decennio, è stato superato in Europa soltanto dalla Germania. Questa trasformazione sta alimentando una profonda frattura generazionale e geografica. Nelle città globalizzate e negli hub tecnologici come Zurigo, i giovani convivono con il multiculturalismo senza nostalgie alpine. Al contrario, nelle valli e tra le generazioni più anziane cresce il timore che il Paese non sia più «la casa di una volta» e che l’identità locale si stia diluendo.

Il paradosso del benessere: affitti alle stelle e infrastrutture sotto stress

Dal punto di vista economico, le frontiere aperte e il mercato pro-business hanno garantito alla Svizzera stipendi tra i più alti del mondo e una bassa disparità sociale. Eppure, la percezione di molti cittadini è che il sistema stia viaggiando al limite delle proprie capacità. La campagna per il “sì” ha saputo intercettare con efficacia le preoccupazioni della vita quotidiana: la forte crescita dei costi degli affitti, i trasporti sempre più affollati e i servizi pubblici sotto pressione. Come evidenziato dal Wall Street Journal, gli svizzeri si stanno muovendo come «l’avanguardia dei Paesi industrializzati che mette in dubbio i benefici dell’immigrazione». Dietro la retorica della Udc si nasconde il progetto di trasformare la Confederazione in una sorta di «Dubai alpina»: un porto sicuro fortemente deregolamentato, aperto ai capitali globali ma rigorosamente precluso ai nuovi residenti non autoctoni.

Lo spettro della «Brexit alpina»

Se l’elettorato dovesse approvare la misura, le conseguenze pratiche sul piano internazionale sarebbero notevoli, configurando a tutti gli effetti una rottura traumatica con Bruxelles. Il meccanismo previsto dal referendum scatterebbe a scaglioni progressivi. Al raggiungimento di 9,5 milioni di abitanti, il governo svizzero sarebbe obbligato a bloccare immediatamente i ricongiungimenti familiari. Una volta toccata la soglia critica dei 10 milioni, Berna si troverebbe costretta per legge a denunciare e interrompere l’accordo sulla libera circolazione delle persone, facendo saltare di colpo anche gli altri trattati commerciali e bilaterali siglati con l’Unione Europea.

Si tratterebbe di una chiusura totale delle frontiere ai vicini europei, un salto nel buio che ricorda da vicino la scelta del Regno Unito nel 2016. Resta da vedere se gli elettori svizzeri terranno conto del fatto che, a dieci anni di distanza da quel voto, la maggioranza dei cittadini britannici si è dichiarata pentita della Brexit.

leggi anche