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Meloni brinda al G7: «Dissidi con Trump alle spalle, ora Israele non ostacoli la pace. Negoziatore Ue con Putin? Non sia italiano» – Il video

17 Giugno 2026 - 17:47 Simone Disegni
Al termine del forum a Evian, in Francia, la premier si dice soddisfatta degli incontri. E da domani si prepara a partecipare al Consiglio europeo
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Da Evian – Al G7 francese Europa, Stati Uniti, Canada e Giappone tornano a fare fronte comune sulle principali sfide mondiali – politiche, militari, economiche, sociali e tecnologiche. Ne è convinta la premier italiana Giorgia Meloni, che si presenta di fronte ai giornalisti all’Hotel Ermitage di Evian ostentando serenità e sicurezza. «Sono molto soddisfatta, per il clima molto positivo ma soprattutto per la forte convergenza nei contenuti» tra i leader. «Non ci son mai stati momenti di tensione o divergenza, e non è sempre scontato», annota la premier. La memoria dei dissidi tra le due sponde dell’Atlantico e degli attacchi espliciti di Donald Trump, anche a lei e all’Italia, è d’altronde ancora fresca. Ma è chiaro che l’accordo strappato dagli Usa con l’Iran per chiudere la guerra nel Golfo proprio alla vigilia del vertice di Evian ha reso tutto più facile. Il che non significa che le distanze registrate nei mesi scorsi sul Medio Oriente siano appianate. Piuttosto, suggerisce la premier, messe dietro le spalle.

Il rapporto con il presidente USA

Con Donald Trump, al di là delle battute tra una sessione e l’altra intercettate dalle telecamere, «abbiamo trattato temi seri, dall’Iran all’Ucraina sino all’immigrazione» e «ho trovato un rapporto immutato», riferisce Meloni. Nel merito, «non abbiamo parlato di quel che è successo nelle ultime settimane. Siamo due persone con caratteri forti e difendiamo i nostri interessi nazionali, non c’è bisogno che ci chiariamo su questo. Siamo ripartiti direttamente parlando di quel che va fatto nei prossimi mesi». E la lista è lunga, a partire dalla necessaria «ricostruzione» di un Medio Oriente andato in frantumi – non solo metaforicamente – dopo quasi tre anni di guerre a catena. 

L’accordo Usa-Iran «è stato accolto da tutti positivamente come importante quadro di riferimento per la regione nel suo complesso», ricorda la premier. «Ora va attuato, per garantire la sicurezza delle rotte commerciali e la libertà di navigazione». E l’Italia in questo quadro «è pronta a fare la propria parte», ferma restando la necessaria autorizzazione del Parlamento. Che sarà richiesta, indica Meloni, se e quando entro i prossimi 60 giorni il quadro sarà davvero stabilizzato e ci saranno le condizioni per varare la missione navale (guidata da Francia e Regno Unito e a carattere esclusivamente «difensivo») a Hormuz. Nel frattempo, avanti con i preparativi tecnici.

L’invito per un percorso di pacificazione in Medio Oriente

Il contributo euro-americano sarà importante, dunque. Ma perché si consolido il percorso di pacificazione del Medio Oriente servirà, e da subito, l’impegno di tutti, richiama Meloni. Quello dei Paesi del Golfo, cui la premier ribadisce pieno sostegno. Quello dell’Iran, che dovrà dimostrare coi fatti «quanto sia sincero nel chiudere questa pagina». E quello di Israele.

Anche a Gaza e in Cisgiordania va colto ora il momento per «favorire soluzioni strutturali che superino tregue di breve periodo» e più in generale, mette a verbale la premier, «ci aspettiamo ora che Israele operi per consolidare soluzioni di pace. Auspico che il dibattito politico in corso anche in vista delle imminenti elezioni nom metta in pericolo la strada aperta dagli Usa», mette a verbale Meloni, mettendo in guardia dai «toni esasperati» di cui il solito Itamar Ben-Gvir, ad esempio, ha già dato ennesima prova negli ultimi giorni. D’altronde bisognerà anche «ripensare il Consiglio di Cooperazione del Golfo», insomma c’è nella regione una «fragilità su cui ricostruire, ma non è detto che non si arrivi poi a un quadro perfino più stabile», spera la presidente del Consiglio. 

Il fronte russo-ucraino

Europa e Usa sembrano avere ritrovato unità d’intenti, e non era scontato, pure sull’Ucraina, anche grazie al fatto – ricorda ancora una volta la premier – che sul terreno oggi «la situazione sul campo è molto diversa da come la dipinge certa propaganda russa. Tutti abbiamo concordato sul sostegno a Kiev e di mantenere alta la pressione su Mosca. Sono molto contenta che ci sia piena convergenza, unità e fermezza dell’Occidente perché questi sono gli strumenti più efficaci per creare le condizioni necessarie per arrivare alla pace». Di negoziati si vocifera, ma non c’è tuttora nulla di concreto perché, spiega Meloni, «mentre Zelensky ha dimostrato un’attitudine sincera alla soluzione del conflitto nessun segnale serio è arrivato da Mosca: ora invece sono necessari».

L’Europa comunque si sta preparando al momento in cui quel tavolo si dovesse finalmente aprire, e di questo si parlerà da domani a Bruxelles al Consiglio europeo. Qui Meloni ribadirà la sua irritazione per quel «proliferare di formati» (in primis l’E3 tra Francia, Germania e Regno Unito) nessuno dei quali «parla a nome dell’Europa nel suo complesso». E non si sottrarrà al possibile confronto sulla persona che potrà rappresentare l’Ue al tavolo negoziale. Con dei paletti ora fissati più chiaramente: «Se si vuole arrivare a un risultato su questo tema sarebbe difficile proporre una persona di un grande Paese europeo, mi rivolgerei quindi verso le medie potenze dell’Ue». Niente Mario Draghi dunque, per esempio, o Angela Merkel, nomi più volti evocati in queste settimane. 

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