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Maturità, torna Quintiliano al Classico dopo 13 anni: la traccia integrale della prova e di cosa parla – Le foto

19 Giugno 2026 - 10:02 Ygnazia Cigna
maturità classico traccia integrale
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Il grande maestro di retorica torna sui banchi del Classico dopo 13 anni di assenza. Ai ragazzi è stato proposto un brano dall’Institutio Oratoria incentrato sulle note e l'armonia come pilastri educativi
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Per i maturandi del Liceo Classico i plichi ministeriali hanno riservato il ritorno di un grande classico della letteratura latina, Quintiliano. Agli studenti è stato proposto un brano tratto dall’Institutio Oratoria (tradotto: La formazione dell’oratore), la sua opera più celebre, considerata un vero e proprio manuale di pedagogia e retorica.

Di cosa parla la versione di Quintiliano

Il passo che i ragazzi si trovano a tradurre e analizzare affronta il ruolo della musica come pilastro fondamentale per l’educazione. Il testo cita in particolare il suo ruolo nel mondo antico. Per filosofi come Platone e Pitagora è legata all’armonia dell’universo e alla formazione dell’uomo, mentre nella vita pratica aiuta i soldati, organizza gli eserciti e allevia la fatica nel lavoro.

È la terza volta che esce Quintiliano

È la terza volta che Quintiliano compare alla seconda prova del liceo Classico. L’ultima volta è stato nel 2013. Composta presumibilmente tra il 90 e il 96 dopo Cristo, l’Institutio Oratoria venne dedicata dall’autore a Marco Vitorio Marcello, influente funzionario alla corte dell’imperatore Domiziano, con l’obiettivo di guidare l’educazione del giovanissimo figlio Geta. L’opera, suddivisa in 12 libri, racchiude e compendia l’esperienza sul campo di Quintiliano, frutto di oltre vent’anni di insegnamento pubblico e privato (svolto all’incircirca tra il 70 e il 90 d.C.).

La traccia integrale di Quintiliano al liceo classico

quintiliano traccia integrale
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Il valore educativo e terapeutico della musica

Traduzione di un testo in lingua latina

PRE-TESTO

Atqui claros nomine sapientiae viros nemo dubitaverit studiosos musices fuisse, cum Pythagoras atque eum secuti acceptam sine dubio antiquitus opinionem vulgaverint mundum ipsum ratione esse conpositum, quam postea sit lyra imitata, nec illa modo contenti dissimilium concordia, quam vocant ἁρμονίαν sonum quoque his motibus dederint.

Eppure, non vi è dubbio che uomini illustri per sapienza furono appassionati di musica: tant’è vero che Pitagora e i suoi seguaci divulgarono l’opinione, certamente loro tràdita da filosofi precedenti, che il mondo ha la stessa struttura che poi la lira avrebbe imitato; e non contenti di quella “concordia di dissonanze”, da loro detta harmonia, attribuirono a questi movimenti anche il suono.

TESTO

Nam Plato cum in aliis quibusdam tum praecipue in Timaeo ne intellegi quidem nisi ab iis, qui hanc quoque partem disciplinae diligenter perceperint, potest. De philosophis loquor, quorum fons ipse Socrates iam senex institui lyra non erubescebat: duces maximos et fidibus et tibiis cecinisse traditum, exercitus Lacedaemoniorum musicis accensos modis. Quid autem aliud in nostris legionibus cornua ac tubae faciunt? Quorum concentus quanto est vehementior, tantum Romana in bellis gloria ceteris praestat. Non igitur frustra Plato civili viro, quem πολιτικόν vocat, necessariam musicen credidit. Et eius sectae, quae aliis severissima, aliis asperrima videtur, principes in hac fuere sententia, ut existimarent sapientium aliquos nonnullam operam his studiis accommodaturos et Lycurgus, durissimarum Lacedaemoniis legum auctor, musices disciplinam probavit. Atque eam natura ipsa videtur ad tolerandos facilius labores velut muneri nobis dedisse, si quidem et remigem cantus hortatur;

POST-TESTO

nec solum in iis operibus, in quibus plurium conatus praeeunte aliqua iucunda voce conspirat, sed etiam singulorum fatigatio quamlibet se rudi modulatione solatur.

E non solamente là dove lo sforzo collettivo viene compiuto ritmicamente con una lieta canzone intonata da qualcuno, ma anche nel lavoro compiuto da soli, qualsiasi motivo, anche se popolare, suole alleviare la fatica.

Edizione a cura di R. FARANDA e P. PECCHIURA, Torino, UTET, 2^, 1979

SECONDA PARTE

Tre quesiti, a risposta aperta, relativi alla comprensione e interpretazione del brano, all’analisi linguistica, stilistica ed eventualmente retorica, all’approfondimento e alla riflessione personale. Il limite massimo di estensione è di 10/12 righe di foglio protocollo. Il candidato può altresì rispondere con uno scritto unitario, autonomamente organizzato nella forma del commento al testo, purché siano contenute al suo interno le risposte ai quesiti richiesti, non superando le 30/36 righe di foglio protocollo. Comprensione/interpretazione. Si illustri il contenuto del brano, mettendo in luce la tesi sostenuta dall’autore circa il valore della musica e illustrando gli argomenti e gli esempi attraverso i quali esso viene dimostrato.

Analisi linguistica e/o stilistica

Si analizzino le scelte lessicali e sintattiche operate dall’autore, soffermandosi sul campo semantico della musica e della vita civile, sul lessico filosofico e tecnico impiegato.

Approfondimento e riflessioni personali

A partire dal brano proposto e alla luce del proprio percorso di letture e di esperienze personali si rifletta sul ruolo della musica nella società antica ed in quella contemporanea.

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