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Le basi italiane e i tormenti di Crosetto visti dai suoi predecessori. Trenta: «Giusto desecretare i trattati»; Guerini: «Meglio aggiornarli» – Le interviste

25 Giugno 2026 - 19:34 Sara Menafra
«Il governo riferisca su cosa è accaduto», dice Guerini. E Trenta: «Serviva il coraggio di Sanchez»
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Il caso basi italiane usate nella guerra in Iran non accenna a chiudersi. E anzi, alimenta discussioni più generali sul rapporto tra Italia e Stati uniti e sulla sostanza dei trattati su cui l’uso di queste basi si poggia, trattati segreti ma che forse, essendo passati parecchi anni dal primo, quello del 1954, a questo punto andrebbero resi pubblici. La pensa così, l’ex ministro della Difesa del primo governo Pentastellato, Elisabetta Trenta, oggi a capo dell’Osservatorio sulla Difesa di Unipegaso (e non più nel M5s): «Secondo me essendo accordi datati sarebbe giusto desecretarli, per fare in modo che i cittadini si fidino della amministrazione politica è giusto assicurare o comunque estendere i margini di trasparenza.

Quando ero ministra mi ero data come obiettivo il recuperare la comprensione del mondo della difesa da parte dei cittadini. Poi certo, la trasparenza non può diventare insicurezza ci possono essere dei limiti necessari. Su questa guerra il governo avrebbe dovuto essere più netto, seguendo il coraggio che ha avuto Sanchez».

Nel complesso, però, Trenta esprime solidarietà al suo successore: «Da ex ministro dico che mi fido di quello che dice Crosetto. Credo che abbia detto la verità che quando c’è stata una richiesta è stata rifiutata perché direttamente collegata alle attività belliche nell’area. Quando la decisione che viene presa è diversa è giusto informare il parlamento, non c’è un obbligo di legge ma ne va del rapporto tra Parlamento e governo. Io stessa quando ero ministro ho negato una autorizzazione perché si andava fuori dalle attività strettamente logistiche».

Cosa fare delle basi

Lorenzo Guerini, del Pd, oggi presidente del Copasir e diretto predecessore di Crosetto sul punto della pubblicazione in particolare del trattato del 1954 è più cauto: «Partiamo dal fatto che siamo vincolati a farlo in accordo con gli Usa, non certo da soli, e che gli attori ostili potrebbero approfittarne, ha secondo me senso parlare della rivitalizzazione di quegli accordi che certamente andrebbero aggiornati alla contemporaneità. Anche se onestamente non so se è il momento piu opportuno».

Guerini dice anche che l’impegno che ha preso Crosetto a tornare in parlamento è condivisibile, anche perché, per chiudere la vicenda ci vuole un ulteriore elemento di chiarezza: «Non ci vedo nulla di scandaloso e anzi penso che sia utile per mettere una parola definitiva su quanto accaduto durante la prima fase del conflitto in Iran. E’ utile per lo stesso Crosetto coi criteri che riterrà di seguire, chiarire che tipologie di voli sono state autorizzate, o quali voli, posto che il comunicato della Difesa di ieri già dava degli elementi di chiarezza».

Il ruolo di Rutte

Da predecessori alla Difesa, sia Trenta sia Guerini guardano con scetticismo alle parole con cui Mark Rutte ha parlato ieri dei “500 voli”, che secondo il governo sarebbero 200, partiti dall’Italia. Secondo Guerini, «le parole del segretario generale sono andate in là rispetto al dovuto, anche rispetto al mandato del segretario generale, soprattutto quando ha fatto riferimento all’impegno di singoli paesi. La Nato non è coinvolta nel conflitto e non ho capito l’esigenza di entrare nello specifico. Ovvio che questo eccesso di dichiarazioni da parte del segretario generale della Nato abbia attivato un corto circuito e che quindi ora la questione vada chiarita in Parlamento».

Di quali voli e quando siano passati nelle basi americane in Italia, del resto, si sa solo il criterio annunciato dal governo Meloni, e cioè che per le azioni direttamente offensive avrebbe chiesto l’autorizzazione al Parlamento. E si sa che almeno una volta, per due bombardieri che chiedevano di fare rifornimento, il ministro Crosetto ha detto no, come ha fatto sapere al parlamento (ma l’indiscrezione è finita sui giornali prima).

A Open risulta, e si deduce anche dal comunicato della Difesa di oggi, che siano stati detti altri no, oltre a quello, ma stavolta senza renderli pubblici. Ed è chiaro che la discussione proseguirà. Su questo entrambi i predecessori di Crosetto hanno pochi dubbi.

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