Più libri più liberi, l’Aie fa marcia indietro sul patentino antifascista: saranno ammessi tutti gli editori

La richiesta di sottoscrivere una dichiarazione di adesione ai valori antifascisti per poter esporre alla fiera romana della piccola e media editoria Più libri più liberi è stata accantonata. Come scrive Repubblica, l’Associazione italiana editori (Aie) ha deciso di esaminare e includere anche le sette domande di partecipazione rimaste “incomplete” proprio a causa del rifiuto da parte di alcuni editori di siglare il documento. Una scelta che azzera le durissime polemiche delle scorse settimane, culminate con l’affondo della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che aveva liquidato l’iniziativa come una vera e propria forma di censura.
Il dietrofront organizzativo dopo lo scontro con Palazzo Chigi
Attraverso un comunicato ufficiale, i vertici della kermesse editoriale hanno provato a smorzare i toni, spiegando che l’autocertificazione non faceva altro che esplicitare concetti e norme già previsti dallo statuto della manifestazione. «Trattandosi dell’esplicitazione di principi generali già richiamati nel regolamento della manifestazione, la fiera ha comunque deciso di prendere in considerazione anche queste», si legge nella nota dell’organizzazione.
Malato: «Volevamo creare un clima di serenità»
Nessun timore di ammettere l’errore, ma la presa d’atto che lo scontro istituzionale e culturale avesse superato il livello di guardia. A chiarire la linea dell’Aie è la stessa presidente di Più libri più liberi, Annamaria Malato, che ha respinto le accuse di sottomissione politica pur confermando che i criteri di selezione per la prossima edizione saranno puramente logistici e legati alla qualità del catalogo, e non ideologici. «Nella nostra intenzione mai questa auto dichiarazione ha voluto essere una censura. Volevamo creare un clima di serenità. Mi pare di tutta evidenza che non ci siamo riusciti: la polemica è arrivata addirittura fino alla presidenza del Consiglio. Nemmeno nelle nostre notti più agitate potevamo immaginare qualcosa del genere. Visto che non si può non tener conto di tante posizioni, abbiamo pensato che l’anno prossimo rivedremo questa formula, la ripenseremo in modo da non generare tensione».
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La precedenza agli editori puri
La selezione degli editori per l’imminente rassegna sarà comunque rigida, ma per ragioni puramente materiali: gli spazi espositivi si ridurranno di circa venti stand rispetto all’anno precedente. Per questa ragione, la presidenza della fiera ha annunciato che verrà data assoluta precedenza ai cosiddetti “editori puri”, escludendo i service editoriali o quelle realtà che stampano pochissimi volumi all’anno e non hanno come attività principale il commercio librario.
Iannaccone: «Confronto democratico di idee e posizioni»
L’accordo e l’apertura verso i non firmatari della clausola antifascista – nata originariamente per arginare le proteste scattate l’anno scorso dopo l’ammissione dello stand della casa editrice di estrema destra Passaggio al bosco – ha incassato l’immediato plauso di Giuseppe Iannaccone, presidente del Centro per il libro, l’ente pubblico che rappresenta il principale sponsor e finanziatore della manifestazione romana. «Non posso non riconoscere da parte dell’Aie uno sforzo apprezzabile: mi pare che venga riconosciuto che quella dichiarazione non potesse costituire una patente di legittimità o un documento dirimente per partecipare a una fiera libraria, dove vige o dovrebbe vigere naturalmente il confronto democratico di idee e posizioni», ha commentato Iannaccone, che già nei giorni scorsi si era detto fortemente perplesso sulla svolta burocratica dell’Aie.
«Svarione in buona fede»
«Nelle scorse settimane ho sottolineato un po’ il mio sconcerto di fronte a un’iniziativa che mi sembrava sbagliata sia nei modi sia nella sostanza. Resto convinto che si sia trattato di un grave svarione in buona fede. Spero che adesso questa posizione si sostanzi in un trattamento equo e comune per tutti gli editori, anche quelli che non hanno sottoscritto quella dichiarazione». Secondo il presidente del Centro per il libro, la via del dialogo e della pacificazione era l’unica percorribile per evitare che l’intero comparto venisse travolto da una guerra ideologica deleteria per il mercato e per la circolazione delle idee.
«Se la richiesta non ci fosse mai stata avremmo evitato una polemica urticante e fastidiosa che ha spaccato ancora il mondo della cultura, dei libri, dell’editoria. Avremmo evitato di accendere gli animi. In una fase come questa il mondo del libro deve vivere la concordia, uno spirito di condivisione, di piena volontà di confronto delle idee senza ostracismi e senza, ripeto, inutili, divieti, se non quelli determinati dalla Costituzione, che è l’unica cosa che conta».

