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Messi contro Salah, la sfida dei numeri 10 mancini: il match Argentina-Egitto per un posto tra le prime otto del Mondiale

07 Luglio 2026 - 14:48 Matteo Revellino
Lionel Messi Mohamed Salah
Lionel Messi Mohamed Salah
Sono entrambi i simboli delle proprie Nazionali, i calciatori con più presenze, gol e assist. Dai loro mancini si deciderà l'ottavo di finale
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Sarà una questione di mancini. Argentina-Egitto non è solo un ottavo di finale. È la sfida tra due che con il piede sinistro hanno incantato per decenni, disegnando traiettorie magiche per la maglia del proprio Paese. Lionel Messi con la sua Nazionale ha anche vinto qualche trofeo, tra cui ovviamente la Coppa del Mondo di quattro anni fa. Mohamed Salah una gioia simile l’ha soltanto sfiorata, arrivando a un passo dalla vittoria della Coppa d’Africa nel 2017 e nel 2022. Potrebbe essere l’ultimo ballo al Mondiale di uno dei due: l’argentino ha compiuto 39 anni e, in caso, di sconfitta, lascerà per sempre la Coppa del Mondo, come già fatto nei scorsi giorni da Neymar e l’eterno rivale Cristiano Ronaldo. Salah di anni ne ha 34 e potrebbe anche puntare alla prossima edizione del 2030. In Egitto c’è fiducia.

Due simboli nazionali

In Argentina e in Egitto sono molto più che campioni. Sono simboli nazionali. Anzi, se possibile, Mohamed Salah lo è persino più di Lionel Messi. Se in Argentina il dibattito sul più grande di sempre resta aperto, sulle rive del Nilo non esistono discussioni: l’ormai ex stella del Liverpool è il miglior calciatore che l’Egitto abbia mai espresso. Al Mondiale, entrambi vengono protetti, coccolati, cercati e ammirati dai compagni. Tutti sanno che basta una loro giocata, rigorosamente di sinistro, per accendere la scintilla capace di cambiare il destino di una partita. D’altronde, lo dicono le statistiche. Messi e Salah sono i giocatori con più gol con l’Argentina e l’Egitto, rispettivamente 124 e 66, nonché quelli con più presenze, 203 contro 128. Se non segnano, ci pensano gli altri con la loro assistenza: 64 assist per Messi, 37 quelli di Salah. Numeri che entrambi sperano di aggiornare questa sera alle 18:00 italiane, le 12:00 ad Atlanta.

Messi è rimasto orfano di Cristiano Ronaldo e Neymar

In un Mondiale rimasto orfano di una generazione di leggende, Lionel Messi è l’ultimo baluardo. Per decenni gli appassionati si sono interrogati su chi mettere subito dietro al 10 argentino e Cristiano Ronaldo e la risposta è spesso stata una: Neymar. Ora, sia l’attaccante portoghese che l’asso brasiliano sono fuori dalla Coppa del Mondo, eliminati rispettivamente da Spagna e Norvegia. È rimasto solo Messi, che ha una Nazionale ai suoi piedi, forse anche troppo. Lo testimonia un dato: se non tira Messi, non calcia nessuno. Nelle tre gare in cui è stato titolare, l’ex 10 del Barcellona è andato al tiro 13 volte complessivamente. Se si sommano le conclusioni degli altri compagni nelle stesse gare non si arriva a quel numero. Per fare un esempio, Lautaro Martinez ha calciato verso la porta solo una volta tra Algeria, Austria e Capo Verde. Degli 11 gol segnati dall’Albiceleste, solo quattro non portano la firma di Messi. Mettersi al servizio della Pulga è diventata una missione per i calciatori argentini, ma rischia di ostacolare la Nazionale campione del mondo in carica.

Il futuro di Salah

Mohamed Salah avrebbe voluto vivere diversamente la partita con l’Argentina. È vero, l’Egitto ha ottenuto il miglior risultato di sempre: gli ottavi di finale, come solo nel 1934, quando venne eliminato dall’Ungheria. Ma Salah non è al top della forma, per via di un infortunio al bicipite femorale che l’ha costretto al cambio nella partita conclusiva della fase a gironi, contro l’Iran. Il conto dei gol è ancora fermo a uno, ma le speranze dell’Egitto sono quasi tutte sulle sue spalle. «Loro magari hanno Messi, ma noi abbiamo Mohamed Salah e ben 26 Messi», ha detto il ct egiziano, Ibrahim Hassan, una sorta di santone in patria. E non potrebbe che essere così: Salah può vantare 257 gol con il Liverpool, maglia con cui ha vinto per quattro volte la classifica cannonieri in Premier League. Dopo il Mondiale dovrà fare chiarezza sul suo futuro. L’attaccante esterno ha chiuso la sua esperienza al Liverpool e ha detto di avere «buone opzioni». Una su tutte sembrerebbe essere il campionato arabo. In Egitto poi c’è chi spera di rivederlo anche al Mondiale 2030. Avrebbe 38 anni e, vedendo Messi, non è un’opzione totalmente impossibile. Anzi, c’è chi è sicuro che succederà: un membro del consiglio della Federazione calcistica egiziana, Moustafa Abozahra.

Entrambi hanno faticato ai sedicesimi di finale

Prima di pensare al futuro c’è il presente, che si chiama ottavo di finale del Mondiale. L’Argentina ci arriva dopo aver giocato 120 minuti di fuoco contro Capo Verde. Per due momenti in vantaggio, per altrettante volte si è fatta riprendere. Alla fine a salvarla è stato un autogol sul colpo di testa del difensore del Tottenham, Romero. Ma qualcosa deve cambiare per la squadra allenata da Scaloni. Al di là dell’impresa sfiorata da Capo Verde, l’Argentina è apparsa compassata e sfilacciata. Proprio i contropiedi potrebbero essere le armi dell’Egitto, grazie anche alla velocità dell’attaccante del Manchester City, Marmoush, ancora fermo a zero gol e impaziente di timbrare per la prima volta ai Mondiali. Sarà il mancino di Messi o quello di Salah a stabilire chi entrerà tra le prime otto. Si sono già incrociati, entrambe le volte in Champions League. L’argentino giocava nel Barcellona, mentre l’egiziano era alla Roma nel 2015 e al Liverpool nel 2019. Questa sarà il primo e ultimo incrocio con le nazionali.

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