Avvelenate con la ricina, cosa emerge dall’autopsia: «Troppa per essere salvate». I ricoveri e l’ipotesi: come hanno preso il veleno

Nelle 838 pagine dell’autopsia sul giallo di Pietracatella, è una la certezza che emerge su tutte a proposito della morte di Antonella Di Ielsi e la 15enne Sara Di Vita, madre e figlia a ridosso del Natale scorso: le due vittime sono state uccise da un’intossicazione da ricina. A firmare il documento sono stati Benedetta Pia De Luca, Francesco Giovanni Battista Laterza, Alessandro Locatelli e Daniele Merli, che hanno lavorato insieme al centro antiveleni Maugeri di Pavia per arrivare a una conclusione che, come sottolinea la stessa De Luca in un’anticipazione a Fanpage, riguarda però solo la causa della morte e non le modalità con cui il veleno è entrato nel corpo delle due donne. Ma su questo aspetto, alcuni dettagli comunque emergono nelle ultime ore.
La ricina sarebbe stata assunta per via orale tra il 23 e il 24 dicembre
Secondo quanto riportato dall’Ansa, gli esami chimico tossicologici condotti sui campioni biologici delle vittime hanno fatto emergere valori compatibili con un’intossicazione acuta da tossine del ricino. Dato che conferma quanto già accertato dal centro Maugeri. Nel documento, i medici legali scrivono che l’esposizione alla sostanza tossica sarebbe avvenuta «più probabilmente per via orale». Un dettaglio che permette anche di restringere la finestra temporale dell’avvelenamento: la comparsa dei primi sintomi nella mattinata del 25 dicembre, spiegano i periti, «orienta verso una possibile esposizione avvenuta verosimilmente tra il 23 ed il 24 dicembre», proprio nei giorni dei pranzi e delle cene delle feste natalizie.
Perché i medici del Cardarelli potrebbero essere scagionati
Uno dei passaggi più delicati della relazione riguarda la posizione dei cinque medici dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, attualmente indagati per omicidio colposo per aver avuto in cura le due donne. Secondo l’Anz\, l’autopsia tenderebbe a scagionarli: «Alla luce dell’elevato quantitativo delle tossine del ricino individuate agli esami tossicologici, dell’assenza di antidoto specifico e della rapidità evolutiva del quadro, non è possibile affermare che una diversa condotta sanitaria avrebbe impedito il decesso della paziente», scrivono i quattro periti. Una conclusione che, se confermata nelle fasi successive dell’inchiesta, ridimensionerebbe le responsabilità mediche nella vicenda.
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Le domande ancora aperte sulle indagini, dall’omicidio all’ipotesi accidentale
Resta invece tutto da chiarire il capitolo relativo a come la ricina sia arrivata nell’organismo di Antonella e Sara. Il fascicolo sugli omicidi è ancora contro ignoti e al momento non risultano indagati per quell’aspetto specifico. Interpellata da Fanpage, Benedetta Pia De Luca spiega che «la ricina può essere somministrata in vari modi, quella più plausibile e probabile per me è la via orale, ma non possiamo dire con certezza che l’abbiano ingerita o in che modo o se l’abbiano fatto con un alimento o con un liquido». La dottoressa aggiunge che «a tante domande non possiamo rispondere, altrimenti probabilmente saremmo in un’altra fase di indagine», lasciando aperte entrambe le piste, quella dell’intervento esterno e quindi del duplice omicidio, e quella dell’assunzione accidentale.
Il ruolo degli esperti tedeschi e il caso del marito Gianni Di Vita
Ai consulenti italiani si sono affiancati due esperti tedeschi del Robert Koch Institut di Berlino, Christian Herzog e Sylvia Worbs, specializzati in tecniche capaci di individuare tracce di ricina anche a distanza di mesi. Gli specialisti analizzeranno i 70 alimenti sequestrati nella casa della famiglia Di Vita a Pietracatella, oltre a indumenti, mobili e altri oggetti dell’abitazione. De Luca ricorda inoltre che non è stato possibile escludere del tutto un’eventuale esposizione al veleno anche da parte del marito e padre delle vittime, Gianni Di Vita, sopravvissuto: «Se c’era, era verosimilmente in dosi minori dato che è sopravvissuto, poi c’è anche da considerare che ogni metodica ha i suoi limiti e ci sono anche i limiti di rilevazione».

