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San Basilio, la comunità psichiatrica è chiusa da tre anni, ma la Asl continua a pagare una guardiania H24: «È una vergogna»

17 Luglio 2026 - 09:17 Roberta Brodini
Casa psichiatrica Urbania chiusa da 3 anni nel quartiere San Basilio
Casa psichiatrica Urbania chiusa da 3 anni nel quartiere San Basilio
Una struttura pubblica per la salute mentale nella periferia di Roma è ferma dal 2023. I pazienti sono stati trasferiti in una sede con la metà dei posti e spazi meno adatti, mentre Ater e Asl si rimpallano le responsabilità sui lavori
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Da tre anni una comunità psichiatrica pubblica di San Basilio, nella periferia di Roma, è chiusa perché dichiarata inagibile. Nel frattempo, la Asl locale continua a sostenere il costo di una guardiania 24 ore su 24 per evitare occupazioni abusive, mentre i pazienti sono stati trasferiti in una struttura con la metà dei posti letto e spazi ritenuti meno adeguati. È la vicenda del Centro Urbania, protagonista di uno stallo tra ATER (Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale), proprietaria dell’immobile, e Asl Roma 2, che ne è utilizzatrice. Una situazione che associazioni, residenti e politica definiscono ormai insostenibile.

Tre anni di guardiania: «Uno spreco di denaro pubblico»

La comunità psichiatrica di piazza Urbania, considerata per anni un punto di riferimento della sanità pubblica e della salute mentale in un quartiere segnato da fragilità sociali e criminalità, era stata inaugurata nel 1995. Una prima chiusura era arrivata nel 2017 a causa di crepe nei muri e nei pavimenti. Dopo un intervento di ATER, ente pubblico economico regionale che gestisce il patrimonio di edilizia residenziale pubblica, la struttura aveva riaperto nel 2018, per poi essere nuovamente dichiarata inagibile nel 2023. Da allora, però, la Asl continua a pagare una guardiania H24, organizzata su tre turni giornalieri, per impedire occupazioni abusive. Secondo alcune stime, si tratterebbe di una spesa di oltre 200mila euro in poco più di tre anni, cifra che Asl non ha però confermato.

Denaro pubblico speso per evitare che la struttura venga occupata, racconta la consigliera Nella Converti, Presidente della Commissione Politiche Sociali e della Salute del Comune di Roma, con il rischio però che, se interrotta la sorveglianza, si consegni «la struttura alla criminalità locale, facendo venire meno un presidio di cura e legalità». Un rischio concreto di occupazione dal momento che, in passato, «nelle stanze sono stati trovati oggetti» come «bottiglie di shampoo e balsamo, lamette e indumenti».

Cos’era la comunità psichiatrica di Piazza Urbania

Urbania era una comunità psichiatrica residenziale ad alta intensità terapeutica che ospitava stabilmente 14 pazienti adulti, anche per lunghi periodi. Oltre all’assistenza medica e psichiatrica, rappresentava un luogo di inclusione sociale grazie al lavoro svolto insieme alle associazioni del territorio. «La comunità era completamente integrata nel quartiere. Organizzavamo laboratori musicali, gli ospiti partecipavano alle nostre attività teatrali e al Carnevale», racconta a Open Laura Sonnino, del Polo Civico San Basilio.

Un modello che coinvolgeva numerose realtà del territorio, da Unrra Casas, impegnata nella cura del verde pubblico, fino a Spazio Donna, che si occupa di contrasto alla violenza di genere. Tutte realtà penalizzate dalla chiusura della struttura, spiegano le associazioni, che ha impoverito non solo i servizi per i pazienti ma anche la rete sociale del quartiere, già colpita dalla chiusura della biblioteca comunale Aldo Fabrizi, ferma da quattro anni in attesa di lavori, e dalla demolizione parziale del parco antistante il centro.

Striscioni di protesta: la comunità urbania è chiusa da 3 anni per inagibilità ma asl paga una guardiania

Sopralluoghi, promesse e rimpallo di responsabilità

Negli ultimi due anni si sono susseguiti sopralluoghi con tecnici di ATER e Asl Roma 2, ai quali ha partecipato anche la consigliera Converti, da tempo promotrice di un intervento e di un accordo tra i due enti regionali. Secondo il suo racconto, le visite, a corrente alternata, prima garantivano e poi negavano l’agibilità dei locali, in un continuo «scaricabarile» tra le due realtà, rispettivamente proprietaria dell’immobile e inquilina.

«L’interesse per Urbania nasce non solo dal suo ruolo nella lotta allo stigma della salute mentale, ma anche dal fatto che rappresentava un luogo di aggregazione e un presidio di legalità in un quartiere difficile», spiega Converti. Oggi, aggiunge, «continuare a spendere risorse per la guardinia senza intervenire sulla struttura è un capolavoro politico: perdiamo 14 posti pubblici, indeboliamo la comunità locale e riduciamo i servizi della salute mentale. Il tutto nel silenzio assordante della regione Lazio che avrebbe potuto trovare un accordo tra le parti tutelando la salute pubblica e tutto il quartiere di San Basilio».

Danni strutturali all'interno dell'edificio della Comunità Urbania a San Basilio, Roma
Immagini dei danni all’interno della struttura di Piazza Urbania

Dove sono stati trasferiti i pazienti

I residenti psichiatrici si trovano ora in un’altra struttura, in un municipio limitrofo, denominata La Rustica, sopra alla casa della Comunità Presidio Sanitario. Una soluzione alternativa, che avrebbe però costretto a dimezzare il numero degli ospiti: oggi solo 7, contro i 14 di Urbania. Inoltre, non sarebbe adatta a garantire il dovuto isolamento dei pazienti, dal momento che al piano terra ospita un centro analisi aperto al pubblico.

Non adeguati anche gli spazi: mancherebbero stanze per colloqui psicoterapeutici e la stessa collocazione dell’unità al terzo piano dell’edificio imporrebbe di non accettare pazienti a rischio suicidario. Per non parlare del venir meno di quella rete con le associazioni di San Basilio che aiutava non solo i residenti della comunità, ma tutto il quartiere, a promuovere la legalità.

Le repliche di ATER e Asl ROMA 2

Interpellata da Open, ATER ha confermato di essere a conoscenza della situazione del Centro Urbania, ricordando di aver già finanziato un primo intervento strutturale nel 2017. Per una ristrutturazione definitiva, però, servirebbero ulteriori risorse economiche, al momento non disponibili, fanno sapere. Asl Roma 2, invece, sottolinea come l’obiettivo, condiviso con la Regione Lazio e l’assessore all’inclusione sociale e ai servizi alla persona della Regione Lazio, Massimiliano Maselli, sia quello di consentire il ritorno dei pazienti a Urbania e di riattivare un presidio sanitario ritenuto essenziale per il IV Municipio.

L’azienda sanitaria fa inoltre sapere di aver recentemente inviato una «nuova messa in mora ad ATER», dopo diversi solleciti e diffide, chiedendo di eseguire gli interventi necessari per ripristinare la sicurezza e l’agibilità dell’immobile. «La priorità sono i pazienti, le famiglie e il quartiere», afferma il direttore generale della Asl Roma 2, Francesco Amato. «Abbiamo garantito senza interruzioni l’assistenza e chiediamo ora all’ATER di eseguire gli interventi necessari per restituire Piazza Urbania alla sua funzione sanitaria». Al momento, però, la struttura resta chiusa, i lavori non sono ancora partiti e i pazienti continuano a essere ospitati nella sede provvisoria di La Rustica, lasciando Piazza Urbania abbandonata a se stessa.

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