Garlasco, Sempio e l’appunto sull’ex fidanzata: «Aveva paura le facessi qualcosa». Lei: «Mai avuto timori, non voleva impegnarsi»

«Non lo sento da 3 anni, ci frequentavamo. L’ho conosciuto quando ero una ragazzina, nel 2015. Siamo stati insieme all’incirca 3 anni, ci siamo lasciati perché non voleva responsabilità, qualcosa di serio». Sono le parole di “Mao”, l’ex fidanzata di Andrea Sempio, il 37enne indagato per l’omicidio di Chiara Poggi. Le sue dichiarazioni, rilasciate agli inquirenti durante le Sommarie informazioni testimoniali (Sit) e trasmesse da Quarto Grado, hanno offerto a chi indaga ulteriori elementi per decifrare il profilo psicologico del giovane.
Cosa è stato chiesto alla ex fidanzata di Sempio
L’interrogatorio si è focalizzato interamente sulla passata relazione della coppia, anche a causa di un appunto scritto da Sempio nel novembre del 2022 che recitava: «Andai a trovare Mao, non fu bellissimo. Si capiva che aveva paura le facessi qualcosa». Una frase che ha spinto gli investigatori a chiedere alla ragazza se lui avesse un rapporto normale con il sesso, se avesse mai avuto timore di lui e per quale motivo il giovane ritenesse che lei fosse spaventata. La risposta della giovane ha però ridimensionato ogni possibile sospetto: «Sì, avevamo un’ottima intesa. Non ho mai avuto paura di lui, e non saprei perché l’abbia pensato. L’ultima volta che ci siamo visti ha provato a baciarmi ma io ho detto no perché stavo frequentando un’altra persona. Lui ha detto che andava bene».
La perplessità sul comportamento di Sempio
La descrizione di una reazione pacata di fronte a un due di picche ha scatenato la perplessità in studio di Gianluigi Nuzzi. Il conduttore non ha infatti esitato a rimarcare la apparente contraddizione tra il comportamento descritto dall’ex e la brutalità del delitto: «Com’è possibile che tu sia ossessionato dal sesso e dopo 3 anni lei ti lascia e tu rispondi “ok va bene“. Ma con la sorella del tuo amico, lei dice di no e tu fai quello scempio?».
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L’impronta 33
Al di là dei risvolti psicologici, la trasmissione ha riaperto la partita anche sul fronte della prova scientifica. Archiviato un rapido excursus sul pompiere di Vigevano e sulla questione dello scontrino, il genetista Giorgio Portera ha illustrato un esperimento comparativo sull’impronta 33 rinvenuta sulla parete della villetta. Se per l’accusa la forte reazione alla ninidrina dimostrerebbe che la mano dell’assassino ha lasciato una traccia carica di materiale organico (come sudore misto a sangue), la simulazione di Portera suggerisce un’altra verità: una mano semplicemente molto sudata può generare gli stessi identici schizzi e la stessa linea di demarcazione. Un riscontro tecnico che potrebbe trasformarsi in una carta a favore della difesa di Sempio.

