I prezzi folli dei biglietti per gli Oasis: ecco quanto costano e come ottenerli

Uno strano fenomeno accompagna la preparazione al prossimo tour degli Oasis, reprise di quello che li ha visti riuniti nel 2025 dopo una quindicina d’anni di scioglimento ufficiale, e riguarda la vendita dei biglietti. Da un lato si è scatenata, come ampiamente prevedibile, una corsa matta al biglietto, i fan del duo britpop si sono lanciati senza paura in un labirinto di iscrizioni, registrazioni, autenticazioni, accettazioni e file online da far venire il mal di testa, sperando di riuscire ad essere tra i sorteggiati per essere autorizzati all’acquisto. Dall’altro si commenta piuttosto ferocemente il costo dell’acquisto stesso, giudicato da molti esagerato. Hanno ragione? Sì. Surreale? Sì. Ma.
I prezzi dei biglietti
Giusto per riepilogare, la stima indicativa per una data del prossimo tour degli Oasis si aggira intorno ai 220 euro. Si tratta di una media indicativa calcolata sulle fasce di prezzo delle varie città e convertendo sterline e dollari in euro ai cambi attuali. Si va dai 83,60 euro per il posto più economico della venue di Glasgow ai 501,25 euro per un biglietto in un posto di prima fascia a Slane Castle, Irlanda. A Roma i prezzi per il settore prato partono da a 221,49 euro, mentre per i posti a sedere sugli spalti dello stadio si parte da 92,29 euro. Il prezzo per un posto in platea più alto si pagherà a Las Vegas: 473 euro. Non teniamo conto poi, ovviamente, dei pacchetti VIP: ce ne sono da 437,36 euro, 490,86 euro e 651,36 euro. Quest’ultimo pacchetto comprende il biglietto Front Standing e quella che chiamano «pre-show fan experience», ovvero: accesso al settore in piedi più vicino al palco, accesso a una speciale area pre-show, allestita con installazioni e con un team dedicato di host e possibilità di acquistare il merchandising in anticipo. Quindi, per essere chiari, oltre 650 euro e i Gallagher non li sfiori nemmeno, nessun meet&greet come accade in tante altre occasioni, ugualmente costosissime. Infatti prima di puntare il dito contro gli Oasis riportiamo indietro il nastro di un anno circa, quando commentavamo i 1400 euro che Jennifer Lopez chiedeva a Lucca per un selfie nel backstage.
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Quanto si sono gonfiati negli anni i biglietti degli Oasis
Basta una piccolissima ricerca per apprendere che i prezzi di un biglietto per un live degli Oasis, da prima della rottura a la reunion, sono aumentati, come più o meno tutto nella vita, di 4-5 volte. Nel 1996, anno di esplosione definitiva nel mondo e nella storia della musica, un biglietto costava, tradotto in valuta attuale, tra i 40 e i 50 euro. Nel 2009, prima dello scioglimento, erano saliti tra 50 e 60. Oggi, come già detto, molto di più. Un’impennata generale alla quale assistiamo fondamentalmente dalla fine del lockdown, momento storico in cui parrebbe che l’Italia si sia accorta del valore dell’esperienza collettiva, diremmo assembrativa memori della terminologia dell’epoca, si sia resa conto che i concerti sono esperienze insostituibili.
Ne vale la pena? Senza alcun dubbio, sì
Dopo una prima rapida valutazione, sì, è chiaro, i prezzi sono molto alti, per qualche appassionato forse addirittura proibitivi e niente di ciò che assume un valore culturale così centrale dovrebbe risultare proibitivo per qualcuno. Giustizia vorrebbe questo, ci sono però delle piccole valutazioni da fare prima di scendere in piazza con i forconi. Partiamo da una molto elementare e generica regola economica: la domanda è tanta, talmente tanta che se i biglietti costassero il doppio o il triplo di quello che costano oggi, gli Oasis, magari giusto con qualche ora in più (nemmeno giorni, forse solo minuti) farebbero ugualmente sold out ovunque.
Poi c’è un pensiero da dedicare inevitabilmente all’offerta: cosa acquisti con quel denaro? Un semplice concerto? No, si acquista la possibilità di fare da testimone a un fatto storico, il ritorno di una band che è riuscita ad incidere il proprio nome nella storia della musica non meno di quanto prima di loro abbiano fatto i Beatles, i Rolling Stones, Elvis, Madonna, Michael Jackson, Bob Dylan, David Bowie, Bruce Springsteen, Bob Marley e Frank Sinatra. Alcuni di loro sono ancora in attività, alcuni già passati a miglior vita, con valori diversi, è chiaro, ma tutti capaci di lasciare un’impronta indelebile come icone culturali ancor prima che come musicisti.
Andiamo sul pratico: quanto paghereste oggi un biglietto per vedere giocare dal vivo Maradona o Michael Jordan? Quanto paghereste oggi il biglietto per assistere alla prima del Rocky Horror Show al Royal Court di Londra nel 1973? Quanto per la finale Borg/McEnroe a Wimbledon nel 1980? Quanto per veder boxare Muhammad Alì? Che importa poi il risultato, il tifo, perfino i gusti; voi potrete dire: io c’ero. Di questo genere di evento stiamo parlando. È questo che probabilmente ha in mente chi da ieri si sbriciola i polpastrelli al computer aspettando di avere una possibilità di spendere così tanti soldi per ascoltare dal vivo Wonderwall o Don’t Look Back in Anger. La possibilità di essere testimone di qualcosa. Già, vista da questa prospettiva, 220 euro non è poi sto granché di prezzo. E se vi facessimo notare che il prezzo medio di un posto normale per un concerto di Laura Pausini o Ultimo costa solo la metà? Che uno per un concerto di Annalisa o Benji&Fede costa solo un terzo? Viene voglia di aspettare, se serve, all’infinito in coda online.

