Israele, Tajani boccia lo stop italiano ai prodotti delle colonie: «Basi giuridiche deboli». Ma rilancia sulle sanzioni Ue

Niente stop italiano ai prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Il governo continua a puntare su una risposta europea, ma Antonio Tajani aggiunge un argomento più netto contro la strada nazionale proposta dalle opposizioni: misure prese soltanto dall’Italia avrebbero «basi giuridiche deboli» e rischierebbero «di produrre effetti limitati e di essere facilmente aggirate». Allo stesso tempo, il ministro degli Esteri annuncia che Roma è «tra i promotori» di un quarto pacchetto europeo di sanzioni contro i coloni violenti e le organizzazioni che ne sostengono le attività.
Il no allo stop italiano dei prodotti delle colonie
Durante il question time alla Camera, a incalzare Tajani sulla linea italiana nei confronti del governo israeliano e degli insediamenti in Cisgiordania è prima Nicola Fratoianni e poi il Pd. «L’espansione degli insediamenti è inaccettabile. Nessuno può tollerare le violenze dei coloni, nessuno può giustificare iniziative che compromettono la prospettiva della soluzione a due Stati», ha premesso il vicepremier. Il nodo, secondo il governo, riguarda però gli strumenti da utilizzare: «Siamo convinti che su materie di questo tipo l’unico quadro giuridico e politico efficace sia quello dell’Unione europea».
È qui che Tajani entra direttamente nel merito di una proposta di legge delle opposizioni che punta proprio a vietare l’importazione e la pubblicità di beni e servizi provenienti dagli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati. Il testo, a prima firma Angelo Bonelli e sottoscritto tra gli altri da Giuseppe Conte ed Elly Schlein, è stato presentato il 4 maggio ed è ora all’esame della commissione Esteri della Camera.
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«La politica commerciale è una politica integrata con un’unione doganale e un mercato interno dove circolano i prodotti con regole comuni», ha spiegato Tajani. Per questo «misure nazionali, come la proposta di legge richiamata dagli onorevoli interroganti, poggiano su basi giuridiche deboli, con il rischio di produrre effetti limitati e di essere facilmente aggirate».
Una bocciatura che conferma la scelta fatta dal governo anche dopo l’iniziativa annunciata l’8 settembre dal Regno Unito insieme ad altri undici Paesi per intervenire sul commercio con gli insediamenti israeliani. In quell’occasione Tajani aveva già replicato che «le decisioni devono essere sempre prese a livello europeo» e aveva annunciato che l’Italia, non avrebbe aderito all’iniziativa, unico tra i paesi fondatori dell’UnIone assieme alla Germania. A Bruxelles, però, sulle restrizioni commerciali ai prodotti delle colonie resta lo stallo: a luglio la Commissione aveva messo sul tavolo diverse opzioni, dal sistema di licenze ai dazi fino al divieto di importazione, senza che però emergesse una maggioranza sufficiente tra gli Stati membri.
L’Italia «tra i promotori» del quarto pacchetto
«Al Consiglio dei ministri Ue abbiamo già sostenuto tre pacchetti di sanzioni nei confronti dei coloni violenti e delle organizzazioni che ne appoggiano le attività», ha detto Tajani. «Siamo tra i promotori di un quarto pacchetto, ora in discussione in vista di una sua rapida approvazione, e continuiamo a chiedere di sanzionare il ministro israeliano Ben Gvir per i suoi comportamenti del tutto ingiustificabili», sottolinea il vicepremier.
Sui prodotti degli insediamenti, invece, Tajani lascia aperta soltanto la strada europea: «Continueremo a confrontarci con i partner dell’Unione per individuare nelle prossime riunioni ulteriori misure, compreso il tema degli insediamenti e delle attività economiche connesse, cercando le soluzioni più efficaci». Una risposta che non convince le opposizioni. Per Fratoianni il governo si limita alle condanne senza adottare «una sola iniziativa politica», mentre Giuseppe Provenzano, replicando per il Pd, ha invece accusato Tajani di «nascondersi dietro l’Europa».
Iran, la Farnesina segue il caso delle gemelle Rahimi
Dall’Aula della camera arriva anche una presa di posizione del governo sul caso di Taraneh e Romina Rahimi, le gemelle iraniane arrestate dopo aver partecipato alle proteste di gennaio. Tajani ha fatto sapere che la Farnesina sta seguendo direttamente il caso. «Le notizie sulle due sorelle Taraneh e Romina Rahimi e sugli altri imputati coinvolti nel processo sulle manifestazioni sono fonte di grande preoccupazione», ha detto.
«Taraneh è stata condannata a morte in primo grado, mentre alla seconda è stata inflitta una pesante pena detentiva. La nostra ambasciata a Teheran segue da vicino l’evoluzione del procedimento». Romina è stata condannata a 25 anni di carcere. Anche perché il canale diplomatico con Teheran non è in discussione: «Non è accondiscendenza, ma il modo per far valere le nostre posizioni e chiedere gesti concreti».

