Il racconto della prof accoltellata dal 13enne a Roma: «Ho avuto paura di morire. Lui mi colpiva e stava in silenzio»

«Ho avuto paura di morire. Lui mi accoltellava e stava in silenzio». È il racconto di Isabella Marsilio, la professoressa accoltellata venerdì 18 settembre all’interno della scuola media Giovanni Verga, nel quartiere Centocelle a Roma. Intervistata al telefono da Repubblica, la docente ha ricostruito i momenti dell’aggressione e il comportamento del suo studente: «Sono ferita nell’animo soprattutto. Sono sconvolta che un ragazzo così giovane e con una famiglia alle spalle di tutto rispetto abbia concepito tutto questo».
«Aveva un casco, gli occhiali con telecamera e lo spray al peperoncino»
Secondo il racconto dell’insegnante, erano circa le 9.20 quando il ragazzo è entrato nell’aula senza bussare. «L’ho guardato ma non ho fatto in tempo a rendermi conto», ha spiegato. Lo studente indossava «un casco da ciclista e un paio di occhiali con telecamera». Prima le avrebbe spruzzato lo spray in faccia, poi l’avrebbe colpita con un pugnale con una lama che, secondo la docente, era lunga «almeno 20 centimetri». Durante l’aggressione, racconta Marsilio, il ragazzo sarebbe rimasto sempre in silenzio: «Non ha mai detto parola. Niente. Né prima, né dopo».
A fermarlo è stato un altro allievo originario del Congo: «Un meraviglioso studente che lo ha bloccato», lo definisce la professoressa. Da quel momento, racconta, «si è scatenato l’inferno nella scuola».
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Sui social Marsilio aveva espresso posizioni favorevoli alla remigrazione. Ha escluso, però, che ci sia una contraddizione con l’elogio rivolto allo studente originario del Congo che l’ha soccorsa: «Il mio studente del Congo ha tutti i diritti per stare qui e gli dovrebbero dare una medaglia». E ha aggiunto che le sue idee, dopo quanto accaduto, «non cambiano».
Il compito di recupero e i segnali dell’anno scorso
Marsilio dice di non avere avuto alcun presentimento. Solo dopo l’aggressione avrebbe saputo che il ragazzo, nei giorni precedenti, avrebbe parlato con alcuni compagni dell’intenzione di accoltellarla. «Lo apprendo in questo momento e sono sconvolta», ha detto.
Secondo la docente, «la molla scatenante» sarebbe stato «un compito in classe previsto quella mattina per recuperare un debito in Storia». Già nell’anno scolastico precedente il ragazzo aveva mostrato «un senso di rabbia, fastidio, superiorità, anche nei confronti dei compagni» ed era apparso «molto inquieto». Marsilio aveva incontrato più volte i genitori dello studente, figlio unico. Il ragazzo, invece, non sarebbe mai andato allo sportello d’ascolto della scuola.
«Gli voglio bene. Lo vorrei incontrare per abbracciarlo»
Nonostante l’aggressione, la docente dice di non provare rancore nei confronti del ragazzo che l’ha colpita. «Gli voglio bene e mi dispiace enormemente di aver compreso adesso quanto forte e profondo fosse il suo malessere», ha spiegato, aggiungendo di temere che lo studente possa aver interpretato i suoi insegnamenti «come accuse o punizioni».
Alla domanda se vorrebbe incontrarlo, risponde senza esitazioni: «Sì, per abbracciarlo». E assicura che tornerebbe subito tra i banchi: «Anche domani se potessi, purtroppo mi hanno dato 15 giorni di prognosi e non posso».
(Foto di Octavian-Dan Craciun su Unsplash)

