Italia ai posti di comando in Ue? Pare di no (nonostante il voto)

Il rischio è che nessun italiano occupi un posto di potere all’interno delle istituzioni Ue

È passato un mese esatto da quando a Montegranaro, nelle Marche, il vicepremier Matteo Salvini ha promesso che se gli elettori glielo avessero concesso sarebbe andato «in Europa a comandare». Ora i due partiti di governo sono esclusi dalle due principali formazioni politiche europee, e il rischio è che nessun italiano occupi un posto di potere all’interno delle istituzioni Ue.

Fuori dai principali gruppi a Strasburgo

Il 7 giugno si è tenuta a Bruxelles una cena in cui sei primi ministri europei si sono confrontati su come assegnare le principali cariche in seno alle istituzioni Ue dopo le Elezioni del 26 maggio. Nessun italiano era seduto al tavolo.

Il Partito Popolare europeo sostiene di aver diritto al ruolo più prestigioso, la presidenza della Commissione, perché ha conquistato 179 dei 751 seggi in Parlamento. I socialisti (152 seggi) e i liberali (110) sostengono però che il PPE è ora in minoranza all’interno di quella che ha preso forma come una maggioranza europeista di centro-sinistra.

Non è ancora sicuro chi vincerà questa contesa, ma su una cosa non c’è dubbio: i partiti di governo italiani sono esclusi dai principali gruppi europei. Come comunicato da Angela Merkel, alla Lega è stata infatti negata la possibilità di far parte del PPE. Nel gruppo di centrodestra rimarrà invece il premier ungherese Viktor Orbán, che ha abbandonato l’idea di unirsi ai sovranisti.

La Lega, il Rassemblement National di Marine Le Pen e il tedesco Alternative für Deutschland rimangono soli alla testa del gruppo di estrema destra Enf. Anche il britannico Nigel Farage e il polacco Jaroslaw Kaczynski hanno rifiutato di unirsi a quello che è il sesto gruppo in parlamento.

Il Movimento 5 stelle rischia invece di rimanere addirittura senza gruppo a Strasburgo ed essere condannato all’irrilevanza politica. Prima delle elezioni, Luigi Di Maio aveva cercato di formare una coalizione basata su un manifesto di 10 punti. Ma tra i firmatari, solo il partito populista croato Živi ha ottenuto un seggio in Parlamento.

L’opzione più probabile è che il M5S rimanga nel gruppo Europa della Libertà e della Democrazia Diretta, la settima formazione in Parlamento, che potrebbe ricevere il sostegno del Brexit Party di Nigel Farage. Non è però detto che il gruppo riesca a riformarsi, dopo importanti defezioni (come l’Afd) e il mancato raggiungimento della soglia di sbarramento da parte di molti ex-membri.

Oltre alla marginalizzazione a Strasburgo, il nostro Paese potrebbe addirittura non ottenere nessuna delle cinque principali cariche Ue nonostante sia un Paese fondatore della stessa Unione. Durante la scorsa legislatura, l’Italia ha detenuto tre dei cinque principali ruoli: la presidenza della Bce (Mario Draghi), quella del Parlamento Europeo (Antonio Tajani) e il ministro degli Esteri (Federica Mogherini).

Verso le zero poltrone ai vertici europei

La Spagna di Pedro Sánchez ambisce a un ruolo di prestigio per il ministro degli Esteri Josep Borrell, ma l’asse su cui probabilmente si collocheranno le principali poltrone è quella franco-tedesca. La Germania punta a piazzare Manfred Weber a capo della Commissione e Emmanuel Macron conta di che ci sia un francese a capo della Banca Centrale Europea, probabilmente il Governatore della Banca di Francia, François Villeroy de Galhau.

Per l’Italia potrebbe avanzare la Presidenza del Consiglio europeo, occupata in genere da ex-capi del governo. Era stato proposto per questo ruolo il nome di Enrico Letta, ex-presidente del Consiglio e ora direttore della scuola di Affari Internazionali a Sciences Po di Parigi, ma secondo il quotidiano La Repubblica, la proposta è stata stroncata dal governo. Poco importa se questa poteva rappresentare l’unica possibilità perché l’Italia non rimanesse esclusa dai giochi: è fuori questione che questo ruolo di prestigio vada a un esponente di centrosinistra.

Il governo ha rilanciato con la proposta di vedere assegnata a un italiano la direzione generale degli Affari economici e finanziari, ora in mano al francese Pierre Moscovici. Proposta poco realistica per un Paese per cui non si esclude una procedura di infrazione per debito troppo elevato. Il 20 giugno, giorno in cui verrà compiuta la maggior parte delle scelte, l’Italia rischia di ritrovarsi fuori dai vertici di tutte le istituzioni europee come in Parlamento.

Il 6 giugno, il vicepremier Matteo Salvini non era presente al meeting in cui i vari ministri degli Interni di 28 Paesi europei hanno discusso le politiche migratorie Ue, ma ha partecipato alla trasmissione Pomeriggio Cinque di Barbara d’Urso. Il nostro ministro dell’Interno ha disertato quasi tutti gli importanti appuntamenti europei su immigrazione e rimpatri, perché occupato a fare campagna elettorale sugli stessi temi in decine di comuni e canali televisivi italiani.

Durante la trasmissione di giovedì, Salvini ha però dichiarato che dovrebbe essere la Lega a occuparsi di Europa, in Italia. «Trovo giusto riconoscere l’esito del voto alle Europee proprio per ruoli come il ministro degli Affari europei e il Commissario europeo», ha affermato il vicepremier.

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