Zingaretti sente puzza di bruciato: se dice no al Conte 2 rischia il governo M5s-Lega con Di Maio premier, e niente voto

di OPEN

Se il Pd rimane fermo sulla richiesta di una discontinuità alla guida del governo, non solo non si fa l’accordo M5s-Pd, ma non ci sono neanche le elezioni

Sono ore di riflessione difficile per Nicola Zingaretti. La sconcertante cena di ieri a casa di Vincenzo Spadafora – ufficiale di collegamento tra 5 Stelle e dem – con Luigi Di Maio ha gelato i propositi di trattativa lampo per il nuovo governo.


Non solo, la nuova pregiudiziale “o Conte resta a Palazzo Chigi o niente” lo ha spiazzato e soprattutto irritato: era stato lo stesso padrone di casa della cena a riferirgli solo 24 ore prima che al M5s andava benissimo un premier “anfibio” come Giovannini o Bray.

Invece ora il quadro è radicalmente cambiato, e non solo perché il Conte bis è l’unica formula che lo stesso Zingaretti aveva esplicitamente escluso.

Questa sera le parole dello stesso Conte all’arrivo al G7 in Francia hanno ulteriormente complicato le cose: dicendo di non essere più disponibile a un governo con la Lega ha di fatto chiuso il “secondo forno” e si è promesso “in esclusiva” per il governo col Pd.

E dove sta la paura della fregatura per il leader del Pd? Che, come nelle televendite, l’esclusiva sia solo di Conte e non del M5s. Insomma, che se il Partito democratico rimane fermo sulla richiesta di una discontinuità alla guida del governo, non solo non si fa l’accordo M5s-Pd, ma non ci sono neanche le elezioni.

Perché magari martedì si ripresenta Salvini con l’offerta di Palazzo Chigi per Di Maio, e il capo politico del Movimento la accetta, Conte va a fare il commissario europeo, il governo gialloverde riprende il cammino, la finestra della crisi si chiude. E per tre anni il Pd torna all’opposizione, e a macerarsi nelle liti tra correnti su chi abbia la colpa dell’occasione storica buttata via…

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