Fioramonti blocca l’autonomia delle scuole: esecutivo (quasi) unito contro la proposta di Veneto e Lombardia

Al Miur non si fanno giri di parole: «L’autonomia nella scuola non si fa»

«L’autonomia nella scuola non si fa». Il messaggio del nuovo ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti non lascia spazio a dubbi, confermando quella che era già nota essere la sua posizione sulla questione. E si colloca in netta opposizione rispetto alla linea del suo predecessore Marco Bussetti (seguita da scuse) che aveva affermato che il Sud «si deve impegnare» per colmare il divario con le scuole del nord.

Il governo Lega-M5s aveva steso delle bozze d’intesa con gli enti di Lombardia e Veneto che prevedevano che i nuovi docenti fossero direttamente assunti dalle Regioni con la possibilità di recepire uno stipendio maggiorato di qualche centinaia di euro.

Gli insegnanti già assunti avrebbero invece potuto decidere se restare statali o no. «Oltre alla possibilità di ampliare le materie e i progetti legati al territorio già previsto dalla normativa, potremmo decidere autonomamente il calendario scolastico», aveva affermato Elena Donazzan, assessora veneta all’Istruzione.

Cgil, Cisl, Uil, sindacati di base e alcune associazioni avevano convocato uno sciopero per il 27 febbraio e lanciato l’appello #RestiamoUniti, affermando che l’autonomia regionale rappresenta «una vera e propria secessione delle Regioni più ricche, che porterà a un sistema scolastico con investimenti e qualità legati alla ricchezza del territorio».

Fioramonti si unisce quindi al coro di Bonetti e Provenzano nell’opporsi all’autonomia differenziata. In un articolo sulla rivista Limes dello scorso febbraio, la ministra delle pari opportunità aveva sostenuto che la riforma, cara soprattutto alla componente leghista del primo governo a guida Conte, avrebbe minato l’unità nazionale.

Il nuovo esecutivo, accusato da alcuni di essere «meridionalista», composto per la maggioranza da ministri provenienti dal Sud Italia, è più compatto del precedente su una delle questioni che più di altre aveva rischiato di spaccare il governo giallo-verde.

Una delle poche voci fuori dal coro è il ministro degli affari regionali Francesco Boccia che ha affermato questo mese: «Faremo l’Autonomia, rispettando la Costituzione. Ci sono già punti di incontro con il presidente Conte».

Luca Zaia, intanto, ha consegnato ieri una legge in 68 articoli al nuovo ministro. Nel testo, il «sistema educativo nazionale» viene sostituito da un sistema educativo «concordato a livello nazionale». Ipotesi che Fioramonti si è affrettato a bocciare.

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