Coronavirus e Serie A, Marotta guida la “rivolta”. Il duro botta e risposta con la Lega

Da Gattuso a Liverani, si allarga la schiera di chi ritiene quello 2019/2020 «un campionato falsato»

La rivolta verbale la guida Beppe Marotta, ad di un’Inter che a maggio, causa rinvio delle ultime due partite contro Samp e Juve, rischia di dover giocare, coppe comprese, 9 partite in un mese scarso (i bianconeri una in meno). Un tour de force imposto dalla decisione della Lega di procrastinare, causa emergenza Coronavirus (e preservamento dell’immagine del campionato all’estero), ben cinque gare dell’ultimo turno, in primis Juventus-Inter: tutti match inizialmente previsti in scaletta, ma con l’obbligo delle porte chiuse.

E così, mentre il Ministro Spadafora scarica la responsabilità della scelta sulla Lega Calcio, Marotta, che per la tarda mattinata ha chiesto e ottenuto una conference call informale di Lega, ha tuonato: «La stagione è falsata, hanno sbagliato tutto. Nessuno ci ha ascoltato. Al giovedì si fa un comunicato per dire che si gioca, al sabato si blocca tutto. Vi pare possibile?».

Marotta, ma non solo. La schiera degli scontenti è molto ampia. Fabio Liverani, allenatore del Lecce che oggi ospita regolarmente l’Atalanta (i tifosi bergamaschi disertano per protesta la trasferta), ha parlato di «Scelta illogica che riassume il lato oscuro del calcio». E ancora, Paulo Fonseca della Roma (stasera in campo a Cagliari): «Andava fermato tutto». Stessa presa di posizione per Gennaro Gattuso, nonostante il suo Napoli abbia regolarmente giocato e vinto contro il Torino: «O si gioca tutti o nessuno. Per me il campionato in questo momento è falsato».

Ora si cercherà di capire come comportarsi per il prossimo week end quando in Lombardia Veneto ed Emilia Romagna il divieto di manifestazioni pubbliche. Come ci si comporterà con Atalanta-Lazio, Verona-Napoli, Bologna-Juventus e Inter Sassuolo? E, ancora prima, mercoledì sera sarà davvero aperta al pubblico Juventus-Milan con sole limitazioni per chi arriva dalle tre Regioni a rischio?. Domande che risuonano, come le polemiche di molti. E il calendario non offre ulteriori slot liberi per recuperare ulteriori gare.

La risposta della Lega: «Marotta rappresenta le esigenze dell’Inter, io di tutta la Serie A»

«Venerdì – 28 febbraio, ndr. – l’ad De Siervo e io abbiamo proposto all’Inter di spostare la gara contro la Juventus al lunedì sera per disputarla a porte aperte. L’Inter si è rifiutata categoricamente di scendere in campo, si assuma le sue responsabilità e non parli di sportività e campionato falsato». La risposta alle accuse di Marotta è arrivata da Paolo Dal Pino, presidente della Lega Serie A, sentito al telefono dall’Ansa.

«Marotta rappresenta le esigenze dell’Inter, io tutelo gli interessi generali di tutta la Serie A, che purtroppo sconta quotidiani conflitti di interessi legati a ciascuna squadra – ha aggiunto Del Pino, infastidito dalla polemica -. Io devo promuovere il campionato italiano e la sua immagine nel mondo, trasmettere gare a stadi vuoti sarebbe stato un pessimo biglietto da visita per il Paese».

E all’ad nerazzurro, che gli ha rimproverato di non aver convocato un consiglio straordinario per prendere la decisione, il presidente della Lega Serie A ha replicato: «La decisione è mia per statuto, ma i club coinvolti sono stati sentiti telefonicamente, per cui sappiamo bene le posizioni di ognuno, difficilmente conciliabili. Noi agiamo con senso di responsabilità per tutelare i tifosi e il diritto di tutti ad assistere alle partite, compresa l’esigenza dei broadcaster di trasmettere immagini di stadi pieni e festosi. L’invito che faccio a tutti è di ragionare come Serie A, non individualmente».

«Perché un rinvio all’ultimo? Perché dopo una settimana intensa di consultazioni e non chiarezza sullo scenario sanitario, solo venerdì sera abbiamo saputo che in tre regioni si sarebbero riaperte le porte degli stadi già dalla mezzanotte di oggi, rendendo il quadro completamente diverso dal precedente», ha affermato Dal Pino, che non esclude il recupero delle partite prima del 13 maggio, data individuata al momento del rinvio.

Sulle critiche riguardo la regolarità del campionato, Dal Pino ha chiarito: “Abbiamo dovuto prendere decisioni guidate dal bene della Nazione. Cercheremo di trovare il modo per contenere altri stravolgimenti che ci venissero richiesti per esigenze di emergenza dal Governo. Ma ricordo che all’estero, in particolare in Premier League, capita spesso che le squadre debbano recuperare più partite a distanza di settimane a causa delle numerose coppe. Non facciamo drammi – ha concluso – dove non ce ne sono».

Marotta rincara: «Dalla Lega solo una proposta provocatoria»

«Una proposta impraticabile e quasi provocatoria», ha ribattuto, sempre all’Ansa, l’ad del’Inter. Il riferimento è al niet nerazzurro di giocare Juventus-Inter lunedì 2 marzo a porte aperte, al posto di domenica con gli spalti vuoti. Marotta ha detto che il pubblico ammesso sarebbe stato «solo quello juventino – e che giocare lunedì – sarebbe andato contro la logica della tutela della salute pubblica, presupponendo, di fatto, la scomparsa dell’allarme coronavirus nel giro di sole 24 ore».

«Da cittadino – ha chiarito Marotta -, mi sento di riconoscere il momento di grande emergenza che sta attraversando il nostro Paese e i grandi problemi che ne conseguono: la tutela della salute pubblica è la priorità» Ma si è soffermato sull’inammissibilità della proposta «informale e aleatoria» ricevuta dalla Lega Serie A: «Questa proposta è stata giudicata da noi improponibile per tre motivi specifici. Il primo perché sarebbe andata contro logica della tutela della salute pubblica».

«Il secondo – ha proseguito Marotta – perché lo Stadium sarebbe stato aperto ai soli tifosi bianconeri, con le conseguenti polemiche del caso, senza la presenza di nostri sostenitori, causando una situazione di imparità inaccettabile. Il terzo: perché lo spostamento a lunedì di Juve-Inter avrebbe comportato lo slittamento a giovedì di Juve-Milan di Coppa Italia, nello stesso giorno di Napoli-Inter, con le possibili rimostranze da parte della Rai che del torneo detiene i diritti tv».

Foto di copertina Ansa

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