Coronavirus, i pediatri sulle scuole chiuse: «Decisione saggia, ci vuole tempo per contenere il contagio»

Per la federazione italiana pediatri, le classi aperte porterebbero a maggiori rischi di diffusione del virus: «Evitare il caos negli studi pediatrici e nei pronto soccorso e occuparci di chi ha bisogno di cure»

Con l’aumento di casi di contagio in tutta Italia si va verso un’altra settimana di scuole chiuse nelle Regioni più colpite dal diffondersi dell’epidemia da Coronavirus. «In Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna al momento è in cura il 93% di tutti gli 821 positivi al nuovo coronavirus in Italia. Riteniamo pertanto saggia la decisione del Governo, inserita nel nuovo decreto sull’epidemia, di prorogare la chiusura delle scuole in queste Regioni per altri 8 giorni», sottolinea Paolo Biasci, presidente della federazione italiana Medici Pediatri.

«Abbiamo bisogno di tempo per contenere il contagio – prosegue Biasci – evitare il caos negli studi pediatrici e nei pronto soccorso e occuparci di chi ha bisogno di cure». «Va evidenziato che il ritorno in classe determinerebbe anche un ulteriore fattore di possibile diffusione del virus favorito dall’utilizzo affollato di mezzi pubblici, nelle ore di punta di ingresso e uscita dalle lezioni e la frequentazione di luoghi di aggregazione».

«Ci auguriamo – sottolinea – che questo tempo che abbiamo in più, prima della riapertura delle scuole, sia utile per correggere la norma contenuta nel DPCM del 25 febbraio che prevede il certificato medico obbligatorio per tutti, per le assenze superiori a 5 giorni. Ci confortano le parole del Commissario Straordinario Borrelli che ha parlato di un provvedimento univoco per tutte le regioni».

«Segnaliamo però che nelle Regioni in cui le scuole riapriranno, ovvero Piemonte, Liguria, Friuli Venezia Giulia e Marche, l’obbligo del certificato, che allo stato attuale delle conoscenze ha solo la funzione di certificare l’assenza dei sintomi e non quella dello stato di portatore di nCoV19, resta in vigore. Così si mettono in grande difficoltà i medici di cure primarie e le famiglie – denuncia Biasci – con il rischio di affollare gli studi e in questo modo favorire il contatto dei sani e con i malati, come è accaduto ieri in alcuni studi pediatrici del Veneto dove si sono recati all’ultimo momento molti genitori alla notizia della possibile riapertura delle scuole e del ripristino dell’obbligo del certificato».

Biasci ribadisce che «occorre attenzione all’ambito della medicina del territorio sottoposta, nella gestione di questa epidemia, a incredibili pressioni, con strumenti spesso insufficienti. Auspichiamo un maggiore coordinamento regionale che permetta a tutti i pediatri di famiglia e ai medici di medicina generale di poter contare in tempi stretti sui necessari dispositivi di protezione individuale. Se si ammalano i medici delle cure primarie rischia di collassare l’intero sistema».

Il parere degli esperti

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