La dottoressa del Sacco a Open: «Il coronavirus non è la peste del secolo, mi confronto solo con veri scienziati» – Il video

«Tra dicembre e gennaio abbiamo registrato delle polmoniti un po’ strane. Non avevamo ancora i test diagnostici, quindi magari qualche polmonite da coronavirus c’è stata ma c’è sfuggita»

«Non è la peste del secolo, il coronavirus è poco più importante di un’influenza. Lo dicono i numeri, la mortalità è bassa. A morire sono soprattutto gli anziani con patologie pregresse. Persone che muoiono con il coronavirus ma non di Coronavirus». Ha le idee chiare la responsabile del laboratorio dell’ospedale Sacco, la dottoressa Maria Rita Gismondo, direttore responsabile di Macrobiologia clinica, virologia e diagnostica bioemergenze, il laboratorio dell’ospedale Sacco di Milano in cui vengono analizzati i campioni dei possibili casi di Covid-19. Open l’ha intervistata.

Lo scontro con Roberto Burioni

«Lo scorso anno l’influenza ha aggravato lo stato patologico di base di 8mila persone, poi decedute. 300-400 sono, invece, coloro che sono morti direttamente per influenza», ha aggiunto smentendo, dunque, le dichiarazioni di Roberto Burioni con il quale ha avuto un botta e risposta a distanza.

E, infatti, a Open la dottoressa Gismondo non le manda di certo a dire: «Io accetto le critiche ma mi confronto con i veri scienziati, quindi con Fabrizio Pregliasco e con Ilaria Capua, loro sono anche virologi». Non cita, invece, Roberto Burioni. «Non ho litigato con nessuno, lui ha fatto un’affermazione e poi ha chiesto scusa. I politici, invece, non dovrebbero litigare perché così fanno male alla gente».

«La natura ci sta insegnando che, in un momento in cui tutti vogliono chiudere frontiere e alzare muri, per i virus non esistono frontiere», ha aggiunto.

«Polmoniti sospette a gennaio»

Nel suo ospedale adesso si lavora senza sosta con l’obiettivo di contenere il prima possibile un’epidemia che ha messo in ginocchio il Paese: «Il virus continuerà a circolare in Italia e nel mondo e ci saranno sempre più casi di persone positive».

Poi ci racconta che «tra dicembre e gennaio sono state registrate delle polmoniti un po’ strane rispetto all’andamento precedente»: «Non avevamo ancora i test diagnostici né c’era quella attenzione che abbiamo oggi sul coronavirus. Quindi magari qualche polmonite da Covid-19 c’è stata ma c’è sfuggita».

«Il ciondolo a forma di coronavirus»

Infine prova a sdrammatizzare: «Per ricordare di aver sconfitto questa epidemia, un mio amico gioielliere mi ha promesso che realizzerà un ciondolino a forma di coronavirus perché, dal punto di vista estetico, è un virus molto elegante».

Foto e video di Fabio Giuffrida per Open

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