Coronavirus, dieci nuovi libri da leggere assolutamente durante la “quarantena”

Di necessità virtù: Open ha selezionato 10 titoli per 10 autori per riempire queste serate di silenzi e solitudini

Il mondo non è più come lo conosciamo. Almeno per un po’, bisognarà lasciare da parte tutto quello che ci sembrava impossibile da accantonare: le cene con gli amici, le traversate in macchina per arrivare a lavoro, il dimenticarsi di lavarsi le mani dopo aver fatto la spesa. E mentre schiere di medici, infermieri, operatori e ricercatori tentano senza sosta di arginare il Coronavirus, il resto d’Italia è alla ricerca di un antidoto contro la solitudine. Dopo le cineteche virtuali e gli spettacoli artistici in streaming, Open ha selezionato 10 libri che potranno essere d’aiuto nelle serate più lunghe. Per dimenticarsi, almeno per una manciata di ore, di essere caduti in questo imprevedibile e inaspettato limbo.

1- Casa di foglie, di Mark Z. Danielewski

Lo aveva stampato Mondadori nel 2005 ma poi è scomparso nel nulla. Sparito. Finito nelle mani di una manciata di fortunati che sembravano destinati alla leggenda. Ora Casa di Foglie torna grazie alla casa editrice 66thand2nd (che ha stampato anche Terminus radioso di Antoine Volodine), che lo ripubblica in una versione mastodontica, di dimensioni e grafica. Il libro è il capolavoro e romanzo d’esordio di Mark Z. Danielewski, lo scrittore newyorchese capofila della letteratura ergodica – quella che chiede al lettore uno sforzo fuori dalla norma e che lo spinge a ripensare il rapporto con il libro (come oggetto) e la lettura.

La trama è tutto fuorché lineare: una famiglia di New York si trasferisce in una casa in Virginia. Will, padre e protagonista, scopre di giorno che la superficie della casa si moltiplica. Di stanza in stanza, di passaggio in corridoio. La scoperta dell’abitazione di Ash Tree Lane è un percorso di scelte e catastrofi a cui non si può non prendere parte. Sollevate Casa di Foglie, giratelo, avvicinatevelo al volto, buttatelo per terra, odiatelo, baciatelo. Ma chiedete tanto a voi stessi. D’altronde, quale migliore occasione se non questa per scoprire quanto è grande una casa – e una testa?

2- Trascurate Milano, di Luca Ricci

«Bella Milano.. si se putess’ vedé», recitava quella famosa frase di quel famoso film riferendosi alla nebbia. E anche ora, che Milano è ormai senza nebbia ed è più bella che mai spogliata di quell’atmosfera perenne da centro commerciale… anche ora non la possiamo vedere. Bisogna stare a casa, ci dicono. Ma per guardarla ancora un po’ come siamo abituati, nella sua veste mondana e tragica, ci viene in soccorso Luca Ricci, apprezzatissimo autore italiano classe 1974, che ha pubblicato con la casa editrice La Nave di Teseo il libro Trascurate Milano. Un boccone di 86 pagine che parla di solitudine e dei suoi antidoti feroci e fugaci. Di Milano, insomma.

3- Cittadini privati, di Tony Tulathimutte

E alla fine è arrivato, il primo grande romanzo americano scritto da un Millennial. Lui è Tony Tulathimutte, classe 1983, nativo del Massachusetts e di origini asiatiche. Due ragazzi e due ragazze, «all’apice della scala sbagliata», annaspano e soffocano in un’America piena di regole non dette, che impone ritmi, ambizioni e risultati insostenibili. Già il titolo (Cittadini Privati, in inglese Private Citizens, stampato in Italia da XY.IT editore) è un riassunto felice dell’ambivalenza dell’essere umano di città immerso nel post-postmodernismo: “privato”, nel senso di solitario nella sua stanza, ma anche nel senso di mutilato. Di cosa? La lista è lunga…e Tulathimutte è un maestro nello stilarla.

4- Il buio e altre storie d’amore, di Deborah Willis

Di Deborah Willis, scrittrice di Calgary cresciuta vendendo libri nella prestigiosa Munro’s book di Victoria, si è parlato poco in Italia prima dell’uscita de Il Buio, la raccolta di racconti stampata in Italia da Del Vecchio Editore nel 2019. Subito dopo l’arrivo sugli scaffali del libro, però, ignorarla non è stato più possibile. Le storie, che intrecciano il più classico genere moderno, gli esperimenti sul racconto di formazione e le intuizioni sulla letteratura distopica, scorrono a cascata lungo le pagine: ora dopo ora, la vostra serata sarà finita senza che nemmeno abbiate avuto la voglia di alzarvi per prendere un bicchiere d’acqua. Figuratevi l’aperitivo. Menzione d’onore per la copertina, studiata da Maurizio Ceccato.

5- Kintu, di Jennifer Nansubuga Makumbi

Non stiamo certo qui a dirvi che dovreste riprendere in mano Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez. Chi l’ha già letto avrebbe una scusa per saltarne uno della lista, e chi non l’ha mai letto.. beh.. certi amori semplicemente non hanno da nascere. Ma se vi siete riscoperti amanti delle storie di famiglie e di comunità (sappiamo che effetto può fare la lettura di Elena Ferrante), in queste serate pacifiche perché non concedersi Kintu di Jennifer Nansubuga Makumbi? È la storia di una famiglia che per secoli lotta contro la maledizione caduta nel 1750 sul suo capostipite, Kintu Kidda. In Uganda, Paese d’origine di Makumbi, la parola “kintu” ha un doppio significato: vuol dire “cosa”, ma anche il primo uomo della mitologia Ganda. Il testo sembra la versione narrativa de I dannati della terra, di Frantz Fannon. Bisogna aggiungere altro?

6- di notte, di Mercedes Lauenstein

Avrete provato ad affacciarvi alla finestra una di queste notti. Silenzio, aria bassa e luci artificiali che bucano i vetri dei palazzi. Immaginate che, per qualche strana ragione, siete immuni al Covid19 e potete uscire senza paura di infettarvi o di infettare. Immaginate di poter bussare alle porte delle persone ancora sveglie e chiedergli cosa ci fanno in piedi a quell’ora. Merces Lauenstein, scrittrice di tedesca classe 1988, può darvi una mano a creare la fantasia: il suo libro di narrativa d’esordio, di notte, è ambientato in una Monaco notturna e muta. 25 «dialoghi sull’irrequietezza», tenuti in piedi dal racconto di una ragazza che, vagando per le strade della città, si intrufola nelle vite di chi è rimasto sveglio ad aspettare la fine o l’inizio di qualcosa.

7- Grand Union, di Zadie Smith

Zadie Smith. Chi non la ama è perché non la conosce. Enfant prodige della letteratura postmoderna, ha scritto Denti Bianchi a soli 23 anni: un libro – ormai classico – che racconta una Londra multiculturale, la sua Londra, teatro di culture e tradizioni che si mescolano e fanno a pugni ogni giorno per uscirne vive. Ora Smith torna sugli scaffali italiani con il suo primo libro di racconti, Grand Union, stampato da Mondadori. Anche in questo caso, Smith è un fiume in piena (come da titolo: Grand Union è il nome di uno dei canali più lunghi d’Inghilterra). Esuberante e disorientante come sempre, raccoglie in una sola boccata d’aria centinaia di identità, di momenti, di possibilità. Ancora sospesa all’incrocio tra la fiction, l’auto-fiction e la non-fiction, Smith è l’antidoto che ci serve ora contro la solitudine.

8- Il nostro desiderio è senza nome, di Mark Fisher

Il coronavirus ha spinto l’acceleratore sull’Italia. Bisogna agire subito, usare ogni strumento messo a disposizione dal progresso digitale per superare il momento e arrivare al finale felice. Se ce la faremo rimanendo in piedi lo sapremo solo arrivati alla fine. Nel frattempo, Minimum fax ha pubblicato il primo volume degli scritti politici di Mark Fisher, uno dei più apprezzati teorici dell’accelerazionismo di sinistra, presenti nel suo blog K-Punk. Nel libro, che si intitola Il nostro desiderio è senza nome, non si parla certo di coronavirus, ma si trovano spunti molto interessanti su come raggiungere quel futuro post-capitalista che sembra non voler arrivare mai. In Italia i suoi lavori sono entrati nelle grazie dei più solo dopo il suo suicidio nel 2017, ma il suo Realismo Capitalista è ormai un must read.

9- Viscere, di Amelia Grey

Avete visto Maniac e Mr Robot? Sappiate che dietro due delle serie più seguite dello scorso decennio c’era un’autrice di altissimo livello: Amelia Grey. In Italia arriva con una piccola casa editrice, la Pidgin edizioni, che ha pubblicato la raccolta di racconti Viscere (la terza dell’autrice). Come da titolo, il libro è un tripudio di idee, stili, generi, immagini. 37 microstorie che attraversano i più diversi scenari e i più distanti territori. Ma che sono tenuti in equilibrio dal talento puro di Gray nel saperle raccontare.

10- Vasi rotti, di Andre Dubus

Vi piacciono i classici e vi piacciono le storie. Vi piace l’America e vi piace quello che quella terra arida e cieca, per dirla con William Faulkener, sa tirar fuori dalle sue penne migliori. Vi piacciono i racconti che iniziano così: «Durante il nostro primo anno in New England abitavamo in una casa molto vecchia nel New Hampshire meridionale». Allora vi farà piacere sapere che la casa editrice Mattioli1885 ha fatto a tutti e tutte un bel regalo: ha pubblicato gli scritti autobiografici di Andre Dubus, una delle voci migliori e più importanti della letteratura contemporanea statunitense. Autore di Noi non abitiamo più qui, Voci dalla Luna, Adulterio e altre scelte, I tempi non sono mai così cattivi, etc. La traduzione è di Nicola Manuppelli, suo fine – anzi finissimo – conoscitore.

Menzione speciale: Clyde Fans, di Seth

Un piccolo assist per gli amanti dei graphic novel. A novembre del 2019 è uscito con Coconino Press Clyde Fans di Seth (Gregory Gallant): un’opera di 450 pagine che raccoglie insieme 20 anni di lavoro. Era il 1997 quando usciva per Drawn & Quarterly Palookaville #10, il primo capitolo dei 40 anni di storia dei fratelli Abraham e Simon Matchcard, proprietari di una società di ventilatori. La narrazione segue da vicino la vita di entrambi nel suo intreccio con quella della piccola azienda. Le fasi iniziali, le difficoltà, le solitudini, la faticosa stabilizzazione. E poi, implacabili, il progresso tecnologico e il declino. Una riflessione sul rapporto tra essere umano e lavoro, quantomai necessaria in questi giorni di quarantena e sbalzo di priorità.

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Immagine in copertina: Blaz Photo su Unsplash