Coronavirus, la lettera di 13 medici: «Questo virus è l’Ebola dei ricchi, le misure di contenimento non bastano»

Sarà difficile vincere la “guerra” contro Covid-19, se mandiamo al fronte “soldati” senza armi adeguate

Da tempo ci domandiamo delle ragioni per cui in Italia si sia registrata una tale catastrofe, con un così alto numero di casi. Oggi sappiamo che molto probabilmente il nuovo coronavirus circolava in Lombardia (principale focolaio italiano), fin dai primi di gennaio. Si aggiunge però un altro problema, che contribuisce a rendere critica la situazione.

La crisi negli ospedali lombardi potrebbe essere stata inizialmente sottostimata? Le strategie attuali sono adeguate? Una lettera pubblicata sul New England Journal of Medicine, firmata da 13 medici dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, rileva una situazione di inadeguatezza preoccupante.

La denuncia dei medici dal fronte

Non si tratta di uno studio scientifico vero e proprio, ma il documento è basato sull’esperienza diretta di medici in prima linea nel far fronte all’epidemia, corroborata da altri dati provenienti dagli Ospedali circostanti.

«In una pandemia, l’assistenza centrata sul paziente è inadeguata e deve essere sostituita da un’assistenza centrata sulla comunità – esordiscono gli autori – Sono necessarie soluzioni per Covid-19 per l’intera popolazione, non solo per gli ospedali».

I medici parlano proprio di una «catastrofe». Il Giovanni XXIII deve attualmente far fronte a una emergenza che nella sola Bergamo ha superato i quattromila casi, con a disposizione 48 letti per la terapia intensiva.

«300 letti su 900 sono occupati da pazienti Covid-19 – continuano i medici – Il 70% dei letti di terapia intensiva nel nostro ospedale è riservato a pazienti affetti da Covid-19 in condizioni critiche che hanno ragionevoli possibilità di sopravvivere».

Ciò che preoccupa maggiormente sono le condizioni dei pazienti più anziani, i quali «non vengono rianimati e muoiono da soli senza adeguate cure palliative», intanto le famiglie vengono informate telefonicamente.

Da una sanità incentrata sul singolo a una più sociale

Gli autori della lettera chiedono soprattutto un cambiamento di paradigma, da una assistenza sanitaria incentrata sul paziente a una di comunità. A Brescia come nelle zone circostanti, non sono carenti solo respiratori e farmaci, ma anche «esperti in sanità pubblica ed epidemie».

Mancano insomma, gli specialisti competenti in questo genere di crisi. Un problema di cui ci eravamo occupati già, in tempi non sospetti. A questo si aggiunge anche la possibilità che le strutture ospedaliere siano esse stesse i principali vettori del Covid-19. Un problema già noto in tempi normali, ma che in piena pandemia si aggrava.

Gli autori suggeriscono di alleggerire il carico degli ospedali, attraverso cure a domicilio e cliniche mobili, evitando così anche i «movimenti inutili». Inoltre, la protezione dei medici «dovrebbe essere prioritaria», mentre anche su questo aspetto non vi sono affatto certezze, gli operatori sanitari sono continuamente esposti al rischio di infezione.

Secondo i medici il coronavirus è «l’Ebola dei ricchi e richiede uno sforzo transnazionale coordinato». Le misure di contenimento attuate per frenare il contagio, come il distanziamento sociale, sono certamente importanti, ma non bastano se tutto il resto è un colabrodo.

Foto di copertina: ANSA / Filippo Venezia | Operatori sanitari vicino a un Ospedale di Bergamo.

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