Il Coronavirus, l’Europa e le “corsette”: quali misure sono in vigore contro la pandemia nei diversi Stati

È proprio vero che fanno tutti come noi? L’autocertificazione esiste solo in Francia e in Italia. Spagna e Ungheria limitano o vietano lo sport all’aperto. E c’è anche il Portogallo che mette in regola i migranti

Sarà una resurrezione diversa quella che l’Unione Europea si aspetterà da questa Pasqua. Per l’Italia, che combatte con la pandemia da Coronavirus dal 21 febbraio, il weekend di festività coinciderà probabilmente con la chiusura del periodo più nero. E mentre il nostro Paese sta per giungere al termine del primo mese di lockdown, altri Stati europei affrontano con un po’ di ritardo le stesse difficoltà dell’Italia. Alcuni, sulla scia dell’esperienza italiana, hanno chiuso tutto fin da subito. Ma l’interpretazione della quarantena non è la stessa in tutti gli Stati.

Germania

Anche la Germania è alle prese con un numero di contagi in continua crescita. Secondo la Johns Hopkins University, attualmente la cifra dei casi positivi supera i 62mila, con un numero di decessi molto basso rispetto alla media dei contagi. La cancelliera Angela Merkel ha disposto la chiusura delle frontiere già da 15 giorni, decidendo parallelamente la sospensione di diverse attività non essenziali in accordo con i Lander (cioè i singoli stati che compongono il Paese). Il 22 marzo si sono poi aggiunte ulteriori strette che varranno in linea teorica per altre due settimane, tra cui il divieto di assembramento negli spazi pubblici.

L’interpretazione del divieto di assembramento, però, è diversa da quella italiana. Oltre al fatto che non esiste l’autocertificazione da presentare alle autorità quando si esce, la cancelliera ha specificato che «frequentare gli spazi pubblici è comunque permesso», a patto che si stia «da soli, in compagnia di un’altra persona, oppure insieme ai propri conviventi». Anche fare sport o attività individuali all’aperto è «ovviamente sempre possibile».

Francia

In Francia, con i suoi quasi 50mila casi (40.723) e 2.611 decessi, il governo ha deciso per una quarantena senza data di scadenza. Il presidente Macron, sulla scia delle misure prese dall’Italia, ha invitato i cittadini a restare a casa («restez chez vous»), imponendo anche limitazioni alle attività pubbliche e agli spostamenti (sia nazionali che internazionali), con tanto di forze dell’ordine dispiegate sul territorio. Chiuse anche qui le scuole di ogni grado e le università.

Qui, a differenza della Germania e sulla scia dell’Italia, è stato stilato un modulo di autocertificazione, anche se le “causali” d’uscita sono maggiori rispetto alle nostre. Lasciare l’abitazione per correre e fare una passeggiata, da soli o con il proprio nucleo familiare, è un’opzione percorribile. Il permesso vale per un’ora al giorno, a patto che si resti in un raggio di un chilometro dalla propria abitazione.

Parallelamente, nei campi del lavoro e dell’economia l’elastico resta più largo. Nonostante le denunce dei sindacati sulla mancanza di dispositivi di sicurezza personale, l’industria metallurgica funziona al 25%, la chimica e altri settori al 60% e l’industria alimentare e quella legata alle forniture sanitarie restano operative al 100%.

Spagna

Con oltre 80mila casi di positività e quasi 7mila morti, la Spagna è il quarto Paese al mondo per numeri di contagi da Coronavirus. Il governo di Madrid ha chiuso tutto già il 12 marzo, tre giorni dopo l’intervento di Conte in Italia. Le misure di quarantena per i cittadini sono prorogate fino al 12 aprile, ma è probabile che Sánchez, data l’escalation degli ultimi giorni, decida di mantenere la stretta per un tempo maggiore. In attesa del picco, intanto, la chiusura della attività non essenziali è stata disposta da oggi, 30 marzo, fino al 9 aprile. «Sono giorni molto duri», ha detto il presidente spagnolo annunciando le ulteriori strette. «Ma sono giorni decisivi». Niente sport all’aperto, né da soli, né con i coinquilini.

Regno Unito

L’inversione a U della strategia anti Covid-19 messa in campo dal governo britannico è stata sotto gli occhi di tutti. La politica iniziale, volta a tenere tutto aperto per favorire l’immunità di gregge, è terminata non appena si è verificata l’impennata di contagi. Il primo ministro Boris Johnson, risultato positivo al coronavirus, ha disposto la quarantena obbligatoria dal 23 marzo, chiudendo le attività non essenziali e consentendo ai cittadini di uscire solo per acquisti necessari, per lavoro o per necessità sanitaria.

Nessun modulo di certificazione all’orizzonte e, come in Francia e in Germania, fare sport in strada da soli o con i propri conviventi è ancora consentito. Il premier – che ha anche aggiunto al suo nome su Twitter l’hashtag #StayHomeSaveLives – ha anche avvertito che «la polizia avrà il potere di far osservare le regole e di imporre multe a chi non le rispetta».

Olanda, Belgio, Svezia

In questi tre Paesi i governi stanno iniziando a varare misure di contenimento più forti, ma per il momento chi fa passeggiate o sport all’aperto non sembra essere considerato un nemico pubblico. In Belgio, l’esercizio fisico all’aperto con il proprio nucleo familiare o da soli è persino raccomandatal’activité physique en plein air est autorisée et même recommandée»), essendo lo sport un alleato per migliorare le difese immunitarie.

Portogallo

Antonio Costa, che ha definito «ripugnante» l’atteggiamento egoistico di alcuni Paesi dell’Ue (come l’Olanda) durante la diffusione della pandemia, sta adottando alcuni provvedimenti per la gestione dell’emergenza sanitaria in Portogallo. Con 5.962 casi totali, 119 decessi e appena 42 ospedalizzati, il Paese ha previsto il picco attorno al 12 aprile: il governo, che ha decretato lo stato d’emergenza lo scorso 18 marzo, ha deciso per la sospensione dei voli e per un periodo «generalizzato di contenimento e di isolamento sociale» che durerà fino al 3 aprile, ma che potrà essere prolungato in base all’evoluzione della situazione. È comunque consentito «uscire di casa per acquistare servizi, per recarsi in ospedale, per il trasporto di persone che hanno problemi di mobilità, per recasi in banca (le banche resteranno aperte), per brevi periodi di attività sportiva all’aperto di una sola persona o due al massimo».

Intanto, per garantire accesso facilitato al servizio sanitario a tutti, Costa ha regolarizzato almeno fino a luglio tutti i richiedenti asilo e gli stranieri sul territorio che non hanno il permesso di soggiorno.

Grecia

Dopo i primi interventi morbidi – a causa anche di altri problemi con la Turchia che stavano tenendo impegnato il Paese – il governo greco ha seguito la linea degli altri Stati europei. Il 14 marzo, con la campagna Μένουμε σπίτι («Restiamo a casa»), il premier Mitsotakis ha preparato i cittadini a «combattere la guerra». Chiuse scuole e università e numerose attività tra cui ristoranti, bar, centri estetici e punti lotteria. Probabilmente, dato anche il tono dei discorsi del primo ministro, sono in arrivo misure più restrittive, ma per il momento è consentito uscire «per recarsi a una funzione/cerimonia (ad es. funerale, matrimonio, battesimo) alle condizioni previste dalla legge» e «per esercizio fisico all’aperto o per movimento con un animale domestico, individualmente o in due persone, mantenendo la distanza necessaria di 1,5 metri» e «per fare esercizio fisico all’aperto o per movimento con un animale domestico, individualmente o in due persone, in quest’ultimo caso mantenendo la distanza necessaria di 1,5 metri».

Ungheria

Il presidente ungherese Viktor Orban ha imposto lo scorso 27 marzo una quarantena generale nel Paese. Dopo aver ricevuto pieni poteri dal Parlamento e ha deciso per pene severissime nei confronti di chi non collaborerà al contenimento della pandemia (previsti 8 anni di prigione, per esempio, per chiunque diffonda fake news). Anche il coprifuoco ha elementi più radicali rispetto a quello presente negli altri Paesi: le persone possono uscire solo per andare a lavoro e comprare beni di prima necessità, ma dalle 9 alle 12 le farmacie e i negozi di alimentari sono aperti solo agli over 65. Interrotti i trasporti pubblici, chiuse le scuole e le università, e chiusi i confini.

Foto di copertina di Clique Images per Unsplash

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