Locatelli: «Più contagi dai vacanzieri che dai migranti. Oggi chiudono le discoteche, domani chissà». Crisanti: «Si sono calati le braghe al turismo»

È stata una follia far riaprire le discoteche? Andavano consentite le vacanze degli italiani all’estero che, adesso, costituiscono fino al 40% dei contagi? Altro che immigrati, il problema sono i vacanzieri (e i giovani)

«Riaperture affrettate? Non credo, senza dubbio l’inizio della stagione estiva ha comportato la necessità di considerare alcune riaperture per non danneggiare l’economia del turismo e per consentire agli italiani di godersi le vacanze in località montane e marittime evitando l’estero». Così Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità e membro del Comitato tecnico scientifico, difende al Corriere della Sera le misure adottate dal governo per il contenimento della pandemia del Coronavirus. Ieri, 16 agosto, 479 contagi in tutta Italia.


L’affondo di Crisanti

Una risposta forte e chiara a quanto dichiarato, il 15 agosto, da Andrea Crisanti, professore dell’università di Padova e papà del “modello Veneto” secondo «si è calati le braghe di fronte alle esigenze dell’industria turistica». «Bisognava limitare gli spostamenti all’interno dell’Italia ma anche dall’Italia ad altri paesi d’Europa» ha aggiunto a Il Messaggero. Secondo Crisanti, che parlava anche di «chiusura di frontiere», se necessario – «è stato sbagliato non prevedere riaperture graduali, differenti da regione a regione» in base al numero dei contagi e soprattutto non è stato un bene riaprire le discoteche (ieri sera l’annuncio di chiusura su tutto il territorio nazionale, ndr): «Non dovevano proprio aprire. Discoteca al chiuso o all’aperto cambia poco».

«La salute prima di tutto»

Meno drammatiche ma comunque forti le parole di Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, che avverte: «O seguiamo le regole o rischiamo di dover chiudere altre attività dopo le discoteche. Oggi chiudono le piste da ballo, domani chissà. Dipende da noi cittadini». La chiusura delle discoteche era necessaria, altrimenti presto «ci saremmo ritrovati in una situazione più allarmante. La salute viene prima di tutto».

«Tanti ventenni ricoverati, nessuno è immune»

E sui giovani spiega: «Possono infettarsi e non sono al riparo da manifestazioni gravi come dimostra la storia della bambina di 5 anni ricoverata a Padova. Tanti ventenni sono ricoverati, nessuno è immune». Ragazzi bombardati da notizie troppo ottimistiche, quasi a voler negare che il virus sia ancora in circolazione: «Hanno recepito messaggi sbagliati, lanciati anche da una parte della comunità scientifica e cioè che il Covid fosse ormai alle spalle. I numeri smentiscono clamorosamente queste affermazioni. Siamo usciti dalla fase più critica ma non dalla fase viva dell’epidemia». Cosa è cambiato da marzo? Che il virus, prima concentrato solo al Nord, e soprattutto in Lombardia, focolaio italiano del Covid, «si è diffuso in tutto il Paese».

«Altro che migranti, il problema sono i vacanzieri»

Adesso i più “pericolosi” sono i vacanzieri, altro che immigrati. Ecco perché il governo si è visto costretto a controllare gli arrivi in Italia da Paesi come Malta, Grecia, Spagna e Croazia, nonostante le indicazioni poco chiare e il caos sui tamponi come documentato da Open. Per Locatelli, infatti, «il 25-40% dei casi sono stati importati da concittadini tornati da viaggi o da stranieri residenti in Italia».

E i migranti, tema caro alla destra italiana? «Il contributo dei migranti, intesi come disperati che fuggono, è minimale, non oltre il 3-5% è positivo e una parte si infetta nei centri di accoglienza dove è più difficile mantenere le misure sanitarie adeguate». Insomma, non costituiscono un pericolo non solo perché sono una piccola parte ma anche perché vengono tutti controllati, sottoposti a tampone e difficilmente hanno contatti con la popolazione locale.

Foto in copertina di repertorio: ANSA/Andrea Fasani

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