In Piemonte stop ai ricoveri non urgenti, l’appello dei medici: «Subito in zona rossa»

A preoccupare l’Ordine dei medici è soprattutto la situazione negli ospedali. Lunedì 8 marzo, la Regione registrava 2.371 ricoveri (+55) e 217 pazienti nei reparti di rianimazione (di cui 22 nuovi ingressi)

L’Unità di crisi della regione Piemonte ha deciso: tutti i ricoveri in ospedale che non sono legati a una diagnosi di Coronavirus verranno sospesi immediatamente. Le uniche eccezioni sono le urgenze e i ricoveri oncologici. La disposizione è stata data a tutte le aziende sanitarie del Piemonte a causa dell’aggravarsi della pandemia. L’obiettivo è quello di passare dal 20% al 40% dei posti letto totali dedicati al Covid. A spiegare le regioni di questa decisione è Emilpaolo Manno, coordinatore dell’area sanitaria dell’Unità di Crisi:


«La necessità di allentare la pressione sulla rete ospedaliera costringe il Dirmei a prendere nuovi provvedimenti, nella corretta applicazione del piano pandemico. Non vuol dire che siamo in affanno, visto che abbiamo ancora ampi margini di manovra sulla riorganizzazione delle nostre strutture in caso di peggioramento della situazione, ma occorre agire in considerazione dell’evolversi dell’epidemia. Quanto alle prestazioni ordinarie procrastinate, queste verranno riprogrammate appena possibile e in ogni caso le urgenze, le patologie oncologiche e i percorsi nascita saranno tutelati come sempre. Inoltre, abbiamo raccomandato alle aziende che si cerchi il più possibile di sviluppare la gestione dei pazienti Covid a domicilio».

Il Piemonte e la zona arancione rafforzato

La possibilità che il Piemonte passi a breve dall’arancione rafforzato al rosso è sempre più concreta. A chiedere che la Regione applichi misure più restrittive per contenere la diffusione del Coronavirus è il presidente dell’Ordine dei Medici Guido Giustetto. «L’incidenza di persone positive in Piemonte, che al 7 marzo era di 277 ogni 100.000 abitanti, potrebbe raddoppiare entro le prossime due settimane a parità di condizioni», ha spiegato, chiedendo di istituire «immediatamente» la zona rossa su tutto il territorio. «È demenziale che il Governo assuma decisioni sulla base di rilevazioni risalenti a 10 giorni prima, utilizzando un sistema farraginoso che non tiene conto di tutti i dati già a disposizione e delle proiezioni possibili. Intervenire quando la situazione è ormai fuori controllo non serve».

Peggioramento già evidente

«La situazione epidemiologica in Piemonte vede un costante aumento, giorno dopo giorno, dei contagi e dei ricoveri per Covid-19, con il concreto rischio di saturazione dei reparti ospedalieri», osserva l’Ordine dei Medici, secondo cui «aspettare ancora altri giorni prima di procedere con nuove misure, che in ogni caso dovranno essere adottate, non ha alcuna logica né dal punto di vista sanitario né dal punto di vista economico e sociale». E ancora: «Il pericolo maggiore è infatti che la situazione di qui alla prossima settimana possa aggravarsi ulteriormente – aggiunge l’Ordine dei Medici – causando, di conseguenza, un più marcato aumento dei contagi, dei pazienti ricoverati e purtroppo dei decessi. Ma non solo: una chiusura tardiva, oltre a essere meno efficace rischia anche di rivelarsi più lunga e quindi meno sopportabile per le attività economiche e per le ripercussioni sotto il profilo sociale e psicologico».

La situazione negli ospedali

A preoccupare i medici è soprattutto la situazione negli ospedali. Lunedì 8 marzo, la Regione registrava 2.371 ricoveri (+55) e 217 pazienti nei reparti di rianimazione (di cui 22 nuovi ingressi). La soglia di occupazione delle terapie intensive e sub intensive è arrivata al 32%: superata, quindi, la soglia critica fissata nazionalmente al 30%. A questi ritmi, si rischia di raggiungere il numero emergenziale dei 5 mila ricoveri.

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