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Crisi Ucraina, Germania e Francia ai connazionali: «Lasciate il Paese con urgenza». La Nato trasferisce il personale fuori da Kiev

Gli uffici Nato restano operativi in Ucraina, ma secondo un funzionario l’evacuazione per il personale non essenziale è diventata necessaria: «per ragioni di sicurezza». Intanto salgono a due le vittime nell’esercito ucraino negli scontri in Donbass

«L’Ucraina vuole la pace. L’Europa vuole la pace. La Russia non vuole attaccare. Chi di noi sta mentendo?», ha chiesto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in apertura del suo discorso alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco. Il presidente ucraino ha poi aggiunto: «L’Ucraina rispetta gli accordi di Minsk e il cessate il fuoco concordato due anni fa, mentre in risposta riceve bombardamenti. Apprezziamo ogni tipo di aiuto – ha proseguito il presidente ucraino – ma tutti devono capire che non è l’Ucraina che deve richiederli, perché si tratta di aiuti che concorrono alla sicurezza dell’Europa e del mondo e l’Ucraina si è fatta scudo dell’Europa per otto anni: l’architettura della sicurezza globale è fragile e deve essere aggiornata e noi ci difenderemo con o senza partner». Il presidente Zelensky ha poi aggiunto: «L’Ucraina vuole un programma chiaro e realizzabile sui tempi per aderire alla Nato: siate onesti, se alcuni Paesi membri non vogliono l’Ucraina dentro l’Alleanza, porte aperte richiedono risposte aperte».


Quanto alle possibili sanzioni contro la Russia, il presidente ucraino ha spiegato che «il tema è stato già discusso: se mi dicono che l’attacco militare ci sarà al 100% io chiedo: Perché aspettare? A cosa servono le sanzioni dopo i bombardamenti o dopo l’occupazione?». Il presidente ucraino, tuttavia, non chiede ai Paesi occidentali di imporre subito le sanzioni, ma di dire apertamente «quali potrebbero essere le sanzioni che colpirebbero la Russia in caso di attacco». Il presidente ucraino ha infatti chiesto ai Paesi occidentali di «terminare la loro politica di acquiescenza» nei confronti di Mosca, chiedendo nuovamente un incontro al presidente russo Vladimir Putin: «Non so cosa voglia il presidente russo, ecco perché suggerisco di incontrarci». Nel corso del suo intervento, inoltre, Zelensky ha ribadito che il Paese «non sta andando nel panico: abbiamo un atteggiamento solido e coerente e stiamo evitando di cadere in ogni provocazione», sottolineando però che nella sola giornata di oggi due soldati ucraini sono stati uccisi e tre sono stati feriti sul fronte Orientale del Paese.


Via il personale Nato da Kiev: «Ma uffici restano operativi»

Un ulteriore segnale della tensione sempre più alta in Ucraina arriva dal trasferimento del personale della Nato nel Paese. Dopo che nei giorni scorsi diverse ambasciate europee hanno deciso di ridurre il proprio personale presente nella capitale ucraina, anche la Nato ha trasferito i proprio funzionari da Kiev alla città di Lviv, mentre altri sono stati riportati a Bruxelles per «ragioni di sicurezza. La notizia è stata confermata da Reuters che ha citato un funzionario dell’Alleanza atlantica e dal quotidiano norvegese VG. Secondo la fonte citata dall’agenzia: «La sicurezza del nostro personale è essenziale, perciò lo staff è stato trasferito». Gli uffici della Nato continueranno a essere operativi in Ucraina, ha chiarito il funzionario.

Kiev: «Un nostro soldato ucciso da colpo artiglieria»

L’Ucraina denuncia la morte di uno dei suoi militari in scontri con le milizie filorusse lungo la linea di contatto nell’est del Paese. Il militare sarebbe morto, dice l’esercito, ferito da schegge dopo un attacco dell’artiglieria pesante, intorno alle 9 ora locale. «Le Forze Armate ucraine manifestano sentite condoglianze ai parenti e agli amici del defunto», si legge in una nota pubblicata da Ukrinform. Nel nord della città di Donetsk, controllata dai ribelli filorussi, in Ucraina orientale, secondo quanto racconta una testimonianza riportata da Reuters, sono state udite «diverse esplosioni». Una cannonata sarebbe invece esplosa in territorio russo a un chilometro dal confine con l’Ucraina nella regione di Rostov sul Don: lo scrive l’agenzia Interfax. «L’esplosione è avvenuta a 300 metri da una casa nel villaggio di Mityakinskaya alle 4 di Mosca», ovvero le 2 in Italia. Non ci sono, secondo l’agenzia russa, morti né feriti, e a riferire dell’esplosione alle forze di sicurezza sono stati i residenti. E un secondo proiettile esploso è stato trovato sul territorio russo vicino al confine ucraino, secondo le agenzie di stampa russe Interfax e RIA. Il comitato investigativo russo fatto sapere di aver ordinato l’apertura di un’indagine in seguito a queste notizie. Intanto Lufthansa ha fatto sapere che da lunedì 21 febbraio sospenderà i voli verso Kiev e Odessa, in Ucraina.

L’appello della Germania ai connazionali

I cittadini tedeschi sono stati invitati a lasciare «d’urgenza» il Paese, prima che sia troppo tardi. L’appello è arrivato dal ministero degli Esteri della Germania, preoccupato dall’evolversi della situazione con «un conflitto militare» alle porte, che potrebbe scoppiare «in qualsiasi momento» e che, dunque, potrebbe mettere in pericolo i propri connazionali. La prima richiesta di lasciare il Paese era arrivata ai cittadini tedeschi, residenti in Ucraina, il 12 febbraio scorso. Appena 7 giorni fa.

L’allarme di Austin

Le truppe russe ammassate al confine con l’Ucraina «si stanno preparando a colpire» il paese, ha detto il segretario alla Difesa americano Lloyd Austin durante una visita in Lituania. «Si stanno schierando e si stanno preparando a colpire», ha detto il funzionario statunitense, aggiungendo che l’esercito russo «si sta muovendo nelle posizioni giuste per poter effettuare un attacco». Un convoglio dell’esercito tedesco di 130 soldati e 60 veicoli ha raggiunto la Lituania nei giorni scorsi, scrive Reuters, portando quasi la metà dei rinforzi previsti per il gruppo tattico della Nato a guida tedesca del paese, nel timore di un’invasione russa dell’Ucraina. Il presidente lituano Gitanas Nauseda dice di avere ricevuto assicurazioni dal cancelliere tedesco Olaf Scholz a Bruxelles sul fatto che i soldati tedeschi sono autorizzati a combattere per difendere la Lituania. «L’esercito tedesco è sul nostro territorio per difenderci, e se c’è una minaccia per la Lituania, sono davvero pronti a fare il loro dovere», dice Nauseda. La crisi ucraina ha portato la Nato a rafforzare la sua presenza sul lato orientale e quindi negli Stati membri, come la Lituania, più vicini a Russia o Ucraina.

Le esercitazioni «di deterrenza strategica» russa

EPA/UKRAINE NAT. POLICE PRESS SERV. | Una foto diffusa dalla polizia nazionale ucraina mostra i risultati dei bombardamenti in un villaggio non lontano dalla città controllata dai militanti filo-russi di Donetsk, Ucraina, 18 febbraio 2022, nel mezzo dell’escalation sul confine tra Ucraina e Russia.

Il presidente russo Putin sta supervisionando le nuove esercitazioni appena cominciate delle sue forze «di deterrenza strategica» russa. Insieme al suo omologo bielorusso Alexander Lukashenko sta osservando i lanci di missili balistici dal centro di controllo delle manovre: ad annunciarlo è il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, secondo quanto riporta l’agenzia Ria Novosti. Il ministero della Difesa sostiene che si tratta di esercitazioni nucleari su larga scala per testare i missili balistici e da crociera. Sul campo anche le forze aerospaziali, il distretto militare meridionale, le forze missilistiche strategiche, le flotte del Mar Nero e del Nord. Secondo quanto si apprende, sono stati lanciati da unità navali della Flotta del Mar Nero e della Flotta settentrionale contro obiettivi navali e basati a terra un missile da crociera ipersonico, e duale Kinzhal, da un aereo da guerra, Kalibr, che ha una gittata di 2mila chilometri, e il missile ipersonico Zirkon. Dalla base di Plesetsk, nel nord del Paese, è stato lanciato anche un missile balistico intercontinentale Yars diretto alla Kamchatka, mentre nella regione di Astrakhan è stato lanciato un missile Iskander.

Aumentano le violazioni del cessate il fuoco

EPA/RUSSIAN DEFENCE MINISTRY PRESS SERVICE

I separatisti filorussi e le forze armate ucraine si stanno accusando a vicenda di gravi violazioni del cessate il fuoco nell’Ucraina orientale, mentre crescono le paure per un’invasione russa. L’esercito ucraino parla di 66 colpi di mortaio, calibro 82 e 110 mm, fino alle 7 del mattino nelle città del fronte: si tratta di numeri particolarmente alti. I militari ucraini sostengono in una nota di «controllare la situazione» e «continuare la loro missione per respingere l’aggressione armata della Russia». Come sempre nel Donbass, Mosca nega alcun coinvolgimento formale nel conflitto, che definisce guerra civile interna all’Ucraina. Da otto anni però l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) sottolinea la regolarità dell’arrivo di armi dalla Russia. La regione separatista filorussa di Donetsk accusa Kiev di voler riprendere l’area e descrive la situazione come «critica» annunciando una «mobilitazione generale» insieme alla vicina regione di Lugansk. Gli osservatori dell’Osce testimoniano oggi di un “aumento drammatico” delle violazioni del cessate il fuoco: solo venerdì sarebbero state quasi 900. E il Centro congiunto di controllo e coordinamento sul cessate il fuoco (Jccc) registra almeno 300 proiettili di mortaio sparati contro l’autoproclamata repubblica di Donetsk. Sull’altro fronte, in qualità di osservatori delle manovre militari bielorusse-russe – dice il servizio stampa del ministero della Difesa a Minsk, ci sono anche rappresentanti delle forze armate di Lettonia e Lituania in Bielorussia.

Gli accordi di Minsk unica via d’uscita per la Cina

Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi definisce gli accordi di Minsk «l’unica via d’uscita» per quanto sta accadendo. L’Ucraina, dice, non dovrebbe essere in prima linea nella competizione tra le grandi potenze. Per il ministro le parti in causa dovrebbero sedersi, discutere approfonditamente e improntare una tabella di marcia e un calendario per l’attuazione dell’accordo di Minsk. Per Wang restano da salvaguardare la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale di qualsiasi paese.

La diplomazia e l’agenda di Monaco

Intanto il Cremlino conferma che domenica 20 febbraio il presidente russo avrà una conversazione telefonica con il suo omologo francese Emmanuel Macron. Anche l’Eliseo aveva annunciato ieri il colloquio, per – si spiega – «evitare il peggio» in Ucraina. Macron oggi, sabato 19 febbraio, incontrerà anche il presidente ucraino Zelensky. Quest’ultimo oggi è atteso a Monaco di Baviera per prendere parte alla conferenza sulla sicurezza, ma sarà di ritorno a Kiev i giornata, spiega l’ufficio presidenziale ucraino. Zelensky, si spiega ancora, farà tutti gli incontri previsti a margine della conferenza di Monaco, a cui prende parte anche il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio: qui la posizione di Kiev dovrebbe essere «illustrata sufficientemente in modo che le questioni legate all’Ucraina siano decise con l’Ucraina». Il presidente ucraino incontra a Monaco il premier britannico Boris Johnson, la vicepresidente americana Kamala Harris e il cancelliere tedesco Scholz.

Anche gli Stati Uniti a Monaco

«L’ordine della sicurezza dell’Europa è sotto diretta minaccia in Ucraina», dice la vicepresidente americana Kamala Harris, intervenendo alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco. «L’articolo 5 è sacrosanto». E «solo nell’unità transatlantica si può garantire la sicurezza in Europa». «Se l’obiettivo del Cremlino è avere meno Nato ai suoi confini, avrà solo più Nato. E se vuole dividere la Nato avrà solo un’alleanza ancora più unita», dice il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg. «Adotteremo tutte le misure necessarie per proteggere e difendere tutti gli alleati». Se la Russia «attaccherà l’Ucraina, la Nato si rafforzerà all’est dell’Europa», dice ancora Harris mettendo in guardia Mosca sul fatto che le eventuali reazioni non sarebbero solo di natura economica.

Scholz: «La diplomazia non fallirà a causa nostra»

«Nel mio incontro con Putin ho detto molto chiaramente che ogni violazione della sovranità territoriale dell’Ucraina avrebbe costi molto alti per la Russia, politicamente, finanziariamente ed economicamente», ribadisce il cancelliere tedesco Olaf Scholz alla Conferenza di Sicurezza di Monaco. «E ho detto che la diplomazia non fallirà a causa nostra». L’ingresso dell’Ucraina nella Nato «non è in agenda e non lo sarà», aggiunge il cancelliere tedesco Olaf Scholz. Putin insiste su questo rischio, e «su questo dobbiamo argomentare in modo aperto sui fatti». Il dispiegamento delle forze russe sui confini è «completamente infondato»: «non bisogna essere naif», pur ribadendo l’apertura a ogni spiraglio per un negoziato con Mosca.

Johnson: «Putin pagherà cara ogni ulteriore invasione»

«Il messaggio che sto portando alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco di Baviera oggi è che gli alleati devono parlare con una sola voce nel ribadire al presidente Putin il prezzo alto che pagherà per ogni ulteriore invasione russa dell’Ucraina», scrive su Twitter il primo ministro britannico, Boris Johnson, dall’aereo che lo sta portando in Germania. «Abbiamo bisogno di solidarietà occidentale per evitare spargimenti di sangue non necessari. La diplomazia può ancora avere la meglio».

Von der Leyen: «Un attacco costerebbe alla Russia un futuro prospero»

Un intervento militare in Ucraina «potrebbe costare alla Russia un futuro prospero», dice la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco.

La Russia insiste

L’ambasciatore russo a Washington, Anatoly Antonov, ha dichiarato, secondo quanto riporta l’agenzia Tass, che l’accusa del presidente Usa Joe Biden alla Russia di essere responsabile per l’escalation in Ucraina è solo un tentativo di «sminuire» le richieste di sicurezza di Mosca. «Vorrei richiamare l’attenzione sulle ripetute dichiarazioni della leadership russa che noi non abbiamo alcun piano di aggressione nei confronti del popolo fratello dell’Ucraina. le affermazioni che la Russia sarebbe responsabile dell’escalation non può essere trattata in altro modo che come un tentativo di fare pressione e di sminuire le proposte russe sulle garanzie alla sicurezza», dichiara Antonov sul suo account Facebook, secondo la Tass. «Gli Stati Uniti continuano a imboccare l’opinione pubblica con palesi bugie», come il racconto che «fa della nostra disponibilità ad accogliere pacifici residenti del Donbass che temono per la propria vita un elemento di propaganda che servirebbe a giustificare una ‘imminente invasione’ dell’Ucraina». Per Antonov, è «un nuovo capitolo della campagna di disinformazione contro la Russia».

Rifugiati del Donbass in Russia

Nel frattempo il primo treno con più di mille rifugiati del Donbass è arrivato nella regione russa di Rostov, al confine con l’Ucraina. Ne danno notizia le ferrovie del Caucaso del nord, citate da Interfax. Dal governatore della regione, Vasilij Golubev, è arrivato in queste ore un appello a Putin e la richiesta di fornire assistenza di emergenza all’area proprio a causa dell’ingente afflusso di rifugiati dal Donbass, spiega il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, secondo quanto scrive l’agenzia Nova. «Putin ha parlato al telefono con il ministro ad interim per le situazioni di emergenza, Alexander Chupriyan, e gli ha ordinato di volare urgentemente nella regione di Rostov», dice Peskov. Verranno creati alloggi e forniti pasti caldi e cure mediche, assicura. I leader delle autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, adducendo come ragione presunti piani dell’esercito ucraino di invadere i loro territori, hanno infatti annunciato l’evacuazione dei residenti in Russia. Evacuazione che è già cominciata e che è partita dai bambini degli orfanotrofi della città. E sono circa 25 mila le persone che avrebbero già lasciato la Repubblica popolare di Lugansk da sole, mentre altre 10mila si muoveranno in convogli organizzati, dice, secondo la Tass, il ministro per le situazioni di emergenza della repubblica separatista, Yevgeny Katsavalov.

A Lugansk? «È tutto normale»

«Interessante contrasto con i media statali russi che mostrano persone che sarebbero fuggite da Lugansk. Una giornalista di Dom Kanal, sul lato controllato dall’Ucraina, in un posto di blocco a Lugansk, parla con una residente che racconta come tutto sembri normale lì, tranne per il fatto che gli sportelli automatici non hanno soldi», twitta il giornalista Glenn Kates.

Foto in copertina: ANSA/Laurence Figà-Talamanca

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