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Covid, perché il caso della operatrice sanitaria reinfettata in 20 giorni con Delta e Omicron non smentisce l’efficacia dei vaccini

È il concetto di immunità naturale che viene ulteriormente demolito: ecco cosa dicono gli scienziati

Si tratta di un caso estremo nell’ambito delle reinfezioni dovute al nuovo Coronavirus. Una operatrice sanitaria spagnola è stata trovata positiva due volte nel giro di 20 giorni. La donna di 31 anni è stata infettata prima con la variante Delta a fine dicembre, poi con Omicron a gennaio. Non dovrebbe più stupire che capitino fenomeni del genere, nonostante i vaccini, visto che la loro efficacia riguarda principalmente la prevenzione dei decorsi gravi di Covid-19. Anche le co-infezioni tra varianti diverse sono un fenomeno previsto e documentato, dando origine a mutanti ibridi altrettanto noti, come Deltamicron, da non confondere col falso allarme di Deltacron.


Perché le reinfezioni saranno la norma

Anche se un caso in tempi così ristretti è meno probabile in condizioni normali, le seconde infezioni in generale non sono considerate eventi straordinari per nessuno. Solo nel Regno Unito si è passati dall’1 all’11% dei casi registrati. «Gli scienziati prevedono che alla fine tutti prenderanno il Covid due volte, e probabilmente molte di più nel corso della loro vita», riporta la Bbc.


Se da un lato l’efficacia dei vaccini resta sostanzialmente intangibile, nei limiti già previsti fin dagli esordi delle campagne vaccinali, dall’altro è il concetto di immunità naturale che viene ulteriormente demolito. Un recente report apparso su Nature ha fatto a pezzi, per esempio, il modello svedese, analizzando le mancanze che hanno portato al fallimento del 2020; secondo i ricercatori alla base di tutto potrebbe esserci anche una politica orientata attorno all’idea che lasciando circolare il virus la popolazione si sarebbe comunque sufficientemente immunizzata.

Questo scenario era previsto da almeno due anni, quando abbiamo capito che focalizzarsi solo sui vari pazienti zero o i super-diffusori non sarebbe servito a molto. Ed è la ragione per cui abbiamo compiuto uno sforzo senza precedenti per ottenere vaccini di nuova generazione, prendendo atto che, con un virus di questo genere destinato a diventare endemico, lasciare che circolasse liberamente affidandoci alle limitate capacità del nostro sistema immunitario sarebbe stato folle.

Cade l’ultimo argomento a favore dell’immunità naturale

Questa idea è stata sostenuta anche con una lettera apparsa il 13 settembre 2021 sul British Medical Journal: si tratta della Great Barrington Declaration. Tra i problemi insiti in questa strategia abbiamo il serio rischio che gli anziani e pazienti affetti da comorbidità subiscano le forme più gravi di Covid-19, cosa che i vaccini prevengono efficacemente, anche in ragione di nuove varianti e ibridi. Ma vediamo anche che nemmeno l’immunità naturale non protegge dalle reinfezioni. Cade quindi il principale argomento di chi preferiva l’immunità naturale alle campagne vaccinali o alle terapie standard.

La professoressa Devi Sridhar, presidente di Sanità pubblica globale presso l’Università di Edimburgo, dà l’idea di quanto fosse ingenua la strategia basata sull’immunità naturale in un articolo per il Guardian, lo scorso 12 aprile. «Proprio all’inizio della pandemia – dice Sridhar -, diversi governi, tra cui quelli di Svezia, Paesi Bassi e Regno Unito, ritenevano che il modo migliore per superare questa crisi fosse consentire una diffusione controllata delle infezioni attraverso la popolazione, in particolare i giovani e i sani, al fine di raggiungere alcuni stato statico contro il virus. […] Tuttavia, questo è lontano dalla posizione in cui ci troviamo. Il numero crescente di reinfezioni documentate, che a volte si verificano in tempi relativamente brevi dopo l’infezione iniziale […], significa che l’immunità di gregge è probabilmente impossibile, anche se la sieroprevalenza raggiungesse il 100%».

Eppure anche in tempi recenti si arriva a suggerire persino il Sudafrica come modello, nonostante fin dal luglio 2020 emergessero evidenze del fatto che non fosse auspicabile una protezione mediante i soli contagi. Il primo anno non erano ancora a disposizione i vaccini. Oggi non abbiamo più scuse. Il caso di reinfezione in tempi record dell’operatrice sanitaria spagnola è una delle tante conferme.

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