La guerra dei Beckham passa anche dal nome, Victoria ha brevettato quello dei suoi figli: così Brooklyn non può usarlo come brand fino al 2026

Continua ad allargarsi la frattura tra Brooklyn Beckham e i suoi genitori, David e Victoria, andando a toccare anche il piano legale ed economico. Al centro del nuovo scontro c’è il controllo del nome del primogenito, registrato come marchio dalla madre e vincolato fino a dicembre 2026. Come riporta il Corriere della Sera, Victoria Beckham ha brevettato nel tempo i nomi di tutti e quattro i figli – Brooklyn, Romeo, Cruz e Harper – rinnovando il contratto nel 2016 con validità in Gran Bretagna e in Europa, fino appunto a dicembre 2026. Questo significa che Brooklyn, oggi 25enne, non ha piena libertà di usare il proprio nome e cognome per lanciare prodotti, iniziative commerciali o linee di merchandising senza il consenso dei genitori.
I rapporti tesi tra Brooklyn e i genitori
Un dettaglio che pesa, soprattutto ora che i rapporti familiari sono ai minimi storici. In un lungo sfogo pubblicato sui social, Brooklyn ha raccontato che alla vigilia del matrimonio con l’attrice e ereditiera Nicola Peltz, Sir David e Lady Victoria avrebbero tentato di convincerlo a lasciare a loro il controllo del suo nome. Un passo che lui si sarebbe rifiutato di fare. Da quel momento, ogni comunicazione passerebbe esclusivamente attraverso gli avvocati.
La versione dei Beckham
La lettura dei genitori è però opposta. Stando alla stampa britannica, David e Victoria sarebbero preoccupati dall’«ossessione» del figlio per la moglie Nicola Peltz, ritenuta troppo influente e persino manipolatoria. Un giudizio accompagnato da critiche sullo stile di vita della coppia, dai tatuaggi che Brooklyn dedica alla moglie fino ai dettagli più frivoli, come feste e celebrazioni considerate infantili.
Le accuse di manipolazione
Di segno completamente diverso il racconto di Brooklyn. Il primogenito dei Beckham accusa i genitori di aver sempre controllato la narrazione pubblica della famiglia: «Per tutta la mia vita, i miei genitori hanno controllato le narrazioni sulla nostra famiglia nella stampa», ha scritto, parlando di «post performativi», «relazioni non autentiche» e di presunte «bugie piazzate nei media» per proteggere un’immagine patinata. È in questo contesto che si inserisce anche l’ultima faida tra il primogenito e i genitori. Dal punto di vista di Brooklyn, si tratta dell’ennesima dimostrazione di un controllo che si estende oltre la sfera privata e arriva a condizionare il suo futuro professionale. Se infatti volesse lanciare una propria linea di moda, un progetto imprenditoriale o un brand personale, non potrebbe farlo liberamente almeno fino alla scadenza del contratto.
