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«Noi in Iran come i partigiani italiani», l’ambasciata iraniana a Roma e il paragone: cosa scrivono per il 25 aprile e il fiume di commenti

25 Aprile 2026 - 10:27 Giovanni Ruggiero
L'ambasciata iraniana in Italia ricorda il 25 aprile
L'ambasciata iraniana in Italia ricorda il 25 aprile
Il post della delegazione diplomatica in Italia della Repubblica islamica dell'Iran, che parla di resistenza del proprio popolo

I Pasdaran come I partigiani? È l’account dell’ambasciata iraniana in Italia a lanciarsi nel paragone spericolato proprio nel giorno della commemorazione della Liberazione dal nazi-fascismo in Italia. Su X, la delegazione diplomatica di Teheran scrive di voler rendere onore alla grande nazionale italiana, per poi cimentarsi nel parallelismo tra la Resistenza italiana e quella iraniana agli attacchi di Donald Trump, che già aveva minacciato di cancellare «la civiltà iraniana» in uno dei tanti ultimatum: «Così come i vostri coraggiosi partigiani combatterono per l’indipendenza e la dignità umana, anche il popolo iraniano oggi resiste con fermezza e determinazione contro un’aggressione illegale, illegittima e ingiusta che ha preso di mira la sua identità e le sue radici civili».

Italia e Iran «eredi di antiche civiltà»

L’ambasciata insiste sul legame tra Italia e Iran, entrambe «eredi di due antiche civiltà e pilastri della storia dell’umanità, nella difesa della propria autenticità hanno condiviso sia sofferenze comuni sia glorie durature». Ed è per questo che, continuano, «Conosciamo bene il valore della libertà, perché la resistenza è il linguaggio comune dei popoli autentici e storici che hanno protetto la propria identità e il proprio patrimonio universale attraverso il fuoco delle crisi, rimanendo saldi e perseveranti».

I commenti degli utenti italiani

La reazione degli utenti italiani è praticamente di unanime sostegno alla causa iraniana. Tra antimericanismo e chi vuol ricordare solo San Marco per il 25 aprile, c’è chi scrive: «Chi non riconosce la resistenza poi magari sono gli stessi che si vestono da apostoli della “deterrenza” per giustificare armi, basi militari e bilanci della difesa gonfiati secondo la solita, ipocrita logica del prepotente che si finge saggio mentre tiene il dito sul bottone». C’è chi poi se la prende con Giorgia Meloni, che governerebbe con «una maggioranza di neo-fascisti scelta da una minoranza che vuole dimenticare». E non manca chi fa il giro completo: «Che possiate essere anche voi liberati dagli stessi che hanno liberato l’Italia».

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