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L’Ue stronca l’idea della Lega: «Non si può uscire da soli dal Patto di Stabilità, l’Italia rispetti le regole»

28 Aprile 2026 - 12:57 Simone Disegni
Giorgetti Dombrovskis
Giorgetti Dombrovskis
La Commissione chiude la porta a ogni tentazione della maggioranza: «Chi è sotto procedura d'infrazione deve rispettare il percorso di riduzione del deficit»

Da Strasburgo – «Non esiste alcuna possibilità per uno Stato membro di uscire unilateralmente dal Patto di stabilità e crescita. Le regole fiscali fanno parte del diritto dell’Unione europea e sono vincolanti per tutti gli Stati membri». Con poche parole dettate all’Ansa da un portavoce la Commissione chiude la porta a qualsiasi tentazione dell’Italia di “fare da sola”, come vorrebbe la Lega, se il governo non riuscirà ad ottenere dall’Ue maglie più larghe per finanziare provvedimenti contro la crisi energetica. «Secondo il braccio correttivo del Patto di stabilità e crescita, gli Stati membri sottoposti a procedura per disavanzo eccessivo devono rispettare il percorso correttivo raccomandato dal Consiglio, definito in termini di crescita della spesa netta», ribadisce la Commissione, rigirando il dito nella piaga della mancata uscita dell’Italia dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo. Già nei giorni scorsi sia Ursula von der Leyen che il Commissario all’Economia Valdis Dombrovskis avevano messo in chiaro l’indisponibilità dell’esecutivo Ue a valutare sospensioni del Patto di Stabilità.

Il richiamo della Commissione

«Il Patto di stabilità e crescita sostiene finanze pubbliche sostenibili e incoraggia riforme e investimenti, contribuendo a rafforzare la stabilità economica, ad aumentare la competitività e a creare un contesto prevedibile per gli investimenti e la crescita nell’Ue, sostenendo al contempo un mercato del lavoro forte e resiliente», afferma ancora la Commissione. «Gli Stati membri possono adottare le misure fiscali che ritengono necessarie per sostenere famiglie e imprese vulnerabili, a condizione che la crescita della spesa netta resti entro il limite raccomandato dal Consiglio e che tali misure siano conformi al diritto dell’Ue. Una risposta efficace di politica nazionale per proteggere la nostra economia e i cittadini dovrebbe essere mirata, temporanea e coerente con la necessità di continuare la decarbonizzazione del sistema energetico – prosegue l’esecutivo comunitario -. In primavera, la Commissione fornirà una valutazione aggiornata degli sviluppi di bilancio per tutti gli Stati membri nell’ambito del Pacchetto di primavera del Semestre europeo 2026».

La tentazione della Lega e il no dell’Ue

La clausola di salvaguardia che lo consente «può essere attivata solo in caso di grave recessione economica nell’area euro o nell’Ue nel suo complesso. Per fortuna, non è questa la situazione in cui ci troviamo attualmente», aveva chiarito venerdì da Cipro von der Leyen. Esortando caso mai gli Stati membri a utilizzare 95 miliardi di fondi Ue già messi a disposizione per investimenti nel settore energetico e ancora non utilizzati. La Lega però nel weekend è tornata alla carica, chiedendo per bocca dell’ideologo economico di Matteo Salvini, Claudio Borghi, di far inserire nella risoluzione di maggioranza sul Documento di finanza pubblica l’opzione dell’uscita «unilaterale» dell’Italia dai vincoli del Patto di Stabilità. Una linea radicale che imbarazza Giorgia Meloni, pure determinata a trovare spazi d’azione a costo di rompere ogni «tabù» europeo. Ora lo stop d’imperio della Commissione, che richiama il governo al pieno rispetto delle regole e a evitare di insistere col cercare scappatoie.

Foto di copertina: Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti col Commissario Ue all’Economia Valdis Dombrovskis a una riunione dell’Eurogruppo – Lussemburgo, 19 giugno 2025 (Ansa/Epa – Olivier Hoslet)

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