Cinema, la Gdf al ministero della Cultura: nel mirino i soldi ai film. Ecco quali

Negli ultimi mesi il sistema di finanziamenti pubblici al cinema è tornato al centro delle polemiche. Soprattutto per gli ingenti contribuiti assegnati al ministero del Cultura a produzioni giudicate da molti «poco rilevanti» sul piano artistico o «scarsamente sostenibili» dal punto di vista economico. Al contrario, progetti ritenuti più meritevoli finirebbero spesso esclusi dai sostegni pubblici, come nel caso del documentario su Giulio Regeni, sul quale è intervenuto anche il ministro Alessandro Giuli. E, ora, per fare chiarezza sui meccanismi di assegnazione di contributi e tax credit, il ministero della Cultura – scrive La Verità – avrebbe chiesto l’intervento della Guardia di finanza. La richiesta risale al 9 aprile scorso, mentre i finanzieri si sarebbero presentati negli uffici del Mic pochi giorni dopo, acquisendo documentazione relativa a diversi film finanziati.
Quali sono i film finiti nel mirino della finanza?
Tra le opere finite sotto osservazione ci sarebbe Tradita, thriller sentimentale diretto da Gabriele Altobelli e interpretato da Manuela Arcuri. Il film, distribuito a marzo, avrebbe incassato poco più di 26 mila euro al botteghino, nonostante un tax credit pubblico superiore a 1,2 milioni di euro su un costo complessivo di produzione di circa 2,9 milioni. La sceneggiatura porta la firma di Steve Della Casa. Nel mirino anche altre produzioni come Solo se tu canti – L’irresistibile storia di Gigi D’Alessio di Luca Miniero, che avrebbe ottenuto oltre un milione di euro di agevolazioni fiscali, Tony Pappalardo Investigation di Pier Francesco Pingitore, Il tempo delle mele cotte e La leggenda sul Grappa con 572.000 euro di contributi.
I precedenti
Non è la prima volta che la guardia di finanza acquisisce documenti relativi ai finanziamenti al cinema. A marzo gli accertamenti avevano riguardato produzioni della società The Apartment, controllata da Fremantle, tra cui M. Il figlio del secolo di Joe Wright, tratta dal libro di Antonio Scurati, oltre ai film Queer di Luca Guadagnino e Finalmente l’alba di Saverio Costanzo. Già nell’ottobre 2025, inoltre, la procura di Roma aveva aperto un’inchiesta sul sistema di incentivi introdotto durante il mandato dell’ex ministro Dario Franceschini, con verifiche su titoli come L’immensità di Emanuele Crialese e Siccità di Paolo Virzì.
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La riforma già calendarizzata
Sul piano politico, le opposizioni chiedono ora una riforma condivisa del sistema di sostegno al settore audiovisivo. In una nota congiunta, esponenti di Pd, M5s, Avs, Italia Viva e Azione hanno ricordato che le proposte di riforma già calendarizzate in Parlamento sono state avanzate proprio dalle opposizioni. Anche la segretaria del Pd Elly Schlein ha ribadito la disponibilità al confronto.
Foto copertina: PEXELS / TIMA MIROSHNICHENKO

