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Hormuz, l’Italia avvicina due cacciamine allo Stretto. Tajani e Crosetto: «Ma non chiediamo una nuova missione militare»

13 Maggio 2026 - 11:25 Luca Graziani
guido crosetto antonio tajani
guido crosetto antonio tajani
I ministri in audizione alle commissioni Esteri e Difesa: eventuale impegno solo dopo una «tregua vera», con cornice giuridica e autorizzazione del Parlamento
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Nessuna nuova missione militare italiana nello Stretto di Hormuz. Non ora, non senza una «tregua vera» e non senza il voto del Parlamento. Antonio Tajani e Guido Crosetto davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato provano a tenere insieme i due piani della strategia del governo per fronteggiare la crisi internazionale: da un lato la rassicurazione alle Camere, dall’altro la necessità di prepararsi a un possibile intervento internazionale per ripristinare la libertà di navigazione in uno degli snodi più delicati del commercio mondiale.

«Non siamo qui per chiedere di autorizzare una nuova missione militare nel Golfo», chiarisce subito il ministro degli Esteri. L’obiettivo, spiega Tajani, è «condividere con il Parlamento, nel quadro di un confronto aperto e trasparente, l’impegno del Governo per la pace» e il percorso che «potrebbe portare a un nostro impegno nella coalizione internazionale per il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto». Ma con una condizione netta: «Un impegno che potrà concretizzarsi, lo sottolineo con chiarezza, solo dopo la cessazione definitiva delle ostilità».

Gli fa eco Crosetto: un’operazione del genere richiederebbe «prima una vera tregua, poi una cornice giuridica e infine l’autorizzazione del Parlamento». Il governo, aggiunge, si muove «all’interno delle prerogative attribuite al ministro della Difesa nel quadro delle missioni militari all’estero già autorizzate dalle Camere». Una comunicazione preventiva, dunque, «anche se non vi era l’obbligo», fatta «con la massima trasparenza» sulle misure prudenziali che l’esecutivo sta predisponendo.

«Hormuz non è una crisi regionale»

Per Tajani «quanto sta avvenendo nello Stretto di Hormuz non può essere ridotto a una crisi regionale da cui, come vorrebbero alcuni, stare alla larga. Si tratta di uno shock globale. Una crisi che incide direttamente sulla sicurezza nazionale e sulla competitività del nostro sistema produttivo». Da lì, ricorda il vicepremier, transitano «il 20% del petrolio mondiale, un quarto delle esportazioni mondiali di gas naturale liquefatto e una parte significativa delle materie prime che alimentano anche le nostre filiere produttive».

Il blocco delle rotte, avverte il ministro degli Esteri, pesa su famiglie e imprese. Ma può avere effetti ancora più gravi sui Paesi fragili. Il rischio è che i rincari energetici e dei fertilizzanti producano «meno cibo, meno pane, e un più forte rischio di carestie». E quindi «nuove ondate di instabilità e nuovi flussi migratori verso l’Europa».

Sul piano diplomatico, Tajani insiste: «La sola via percorribile è quella del dialogo e della diplomazia», ma «Teheran non può dotarsi di armi nucleari né di sistemi missilistici in grado di minacciare la regione». Deve «impegnarsi a negoziare in buona fede, e con flessibilità».

I due cacciamine verso l’area

Durante l’audizione è però Crosetto a scendere nel dettaglio sulle prossime mosse dell’esecutivo. Il ministro della Difesa spiega che, in via precauzionale, l’Italia sta predisponendo il preposizionamento di due unità cacciamine più vicine allo Stretto: inizialmente «nel Mediterraneo orientale» e poi «nel Mar Rosso», nell’ambito delle missioni già in corso, Mediterraneo Sicuro e Aspides, e «sempre rigorosamente all’interno del quadro delle missioni internazionali autorizzate per l’Italia».

Il motivo è logistico. «Laddove scoppiasse la pace, servirebbe quasi un mese di navigazione a tutte le unità delle nazioni alleate per raggiungere il Golfo», spiega. Per questo «ci stiamo organizzando per avvicinarci a quell’area, pur rimanendo a distanza di sicurezza». L’eventuale contributo italiano, aggiunge, farebbe leva «principalmente sulle capacità altamente qualificate della Marina Militare italiana, in particolare nel settore del contrasto alle mine». Resta da valutare, dice ancora, «l’impiego o meno del supporto aereo».

Il punto, insiste il ministro, è farsi trovare pronti senza anticipare alcuna decisione politica. «Prepararsi a intervenire oggi per intervenire domani, se sarà possibile». Ma solo a condizioni precise: «Non un temporaneo cessate il fuoco, ma una tregua vera, credibile e stabile, meglio ancora se una pace definitiva». Poi una «legittima cornice giuridica internazionale» e «l’accordo di tutte le parti interessate». Infine, il passaggio parlamentare: «Quando e se le condizioni si verificheranno sarà il Parlamento a decidere se contribuire o meno all’iniziativa internazionale e in che modo». Rispondendo a una domanda poi però Crosetto ammette: «Una tregua è possibile? Non lo so. Oggi, e questa settimana, penso sia meno facile di quanto pensavo una settimana fa». Ma «ci stiamo preparando perché speriamo che alla fine prevalga il buon senso».

Crosetto fa chiarezza anche sul quadro internazionale. «Oggi 40 Paesi stanno valutando di contribuire a rendere lo Stretto di Hormuz libero e percorribile appena le condizioni lo permetteranno», dice. Ventiquattro di questi «hanno già manifestato la loro disponibilità di massima» a partecipare con assetti specializzati. Un’operazione che, nelle parole del ministro, dovrà restare «rigorosamente separata dal conflitto in corso».

Libano, Israele e il litigio con le opposizioni

Nel corso dell’audizione Tajani allarga poi il ragionamento. «Una pace duratura in Medio Oriente non può prescindere dalla stabilità del Libano», afferma il ministro, ribadendo che l’Italia è pronta «a ospitare colloqui diretti» con Israele. Sui coloni, il vicepremier si dice pronto a valutare nuove misure europee «per colpire i beni prodotti dai coloni estremisti nei Territori Palestinesi», ma frena sull’interruzione dei rapporti commerciali con Israele: il rischio, sostiene, è «colpire la popolazione civile israeliana e non il governo Netanyahu».

Le repliche accendono lo scontro con le opposizioni, in particolare con il Movimento 5 Stelle. Sul memorandum militare Italia-Israele, Tajani rivendica che «il 13 aprile il ministro Crosetto ha inviato una lettera al ministro israeliano Katz, annunciando la decisione di sospendere il rinnovo automatico». Alle proteste dei deputati, che chiedono chiarimenti su cosa venga sospeso e da quando, il ministro risponde: «In italiano mi sembra chiaro». Poi protesta per le interruzioni: «È un dibattito: ha delle regole e c’è anche l’educazione. Io sono parlamentare dal 1994, non ho mai interrotto. Pretendo lo stesso rispetto. Il resto è cattiva educazione parlamentare». Altrimenti «è inutile venire».

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