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Sì a Pnrr e fondi di coesione per l’energia, il segnale dell’Ue a Meloni. Ma il ministro Foti a Open: «Devo riprogrammarli in due giorni?»

28 Maggio 2026 - 16:08 Simone Disegni
Foti Fitto Ue governo
Foti Fitto Ue governo
Il Commissario Raffaele Fitto annuncia la possibilità per gli Stati di riprogrammare fondi già assegnati. La freddezza del governo e i negoziati
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La Commissione europea batte un colpo, anzi due, in risposta alle pressioni dell’Italia su fondi per aiutare famiglie e imprese di fronte al caro energia. Sulla richiesta madre di Giorgia Meloni – quella di scorporare quelle spese dai vincoli del Patto di Stabilità – nulla trapela e nulla per ora si muove: fino a prova contraria resta il muro eretto da Ursula von der Leyen e Valdis Dombrovskis per la gioia del fronte dei Paesi “frugali”. Chi invece tende oggi una mano è Raffaele Fitto, il vicepresidente della Commissione che sino a 18 mesi fa stava dall’altra parte del tavolo.

L’apertura della Ue

Per affrontare le conseguenze del caro energia i governi potranno rimettere mano alla programmazione dei fondi di coesione – i vecchi “fondi strutturali” -, annuncia oggi Fitto a nome dell’esecutivo Ue in una lettera inviata a Stati membri e regioni. Tecnicamente i programmi europei che potranno essere revisionati per includere spese legate al caro energia sono tre: il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo di coesione e il Fondo per una transizione giusta. «L’Unione europea ha le risorse per rispondere, e dobbiamo mobilitarle adesso», sottolinea Fitto.

Cosa promette Fitto all’Italia (e agli altri)

L’annuncio dell’iniziativa arriva proprio mentre l’ex governatore della Puglia sale sul palco della convention “L’Italia del Pnrr” organizzata a Milano da governo e Commissione Ue: Fitto fa capire plasticamente di voler fare da pontiere per riannodare i fili di un rapporto Roma/Bruxelles deterioratosi dopo le tensioni sull’energia e gli attacchi di Giorgia Meloni alla Ue «gigante burocratico».

«Abbiamo bisogno di un’Europa più forte, dove si lavori tutti insieme. Ora diamo la possibilità sul fronte dell’energia di aprire un tavolo di confronto per rimodellare i programmi rispetto a quest’esigenza. Questa è la lezione del Pnrr che porteremo nel prossimo bilancio Ue, costruire piani nazionali e regionali orientati ai risultati ma in grado di adattarsi con flessibilità alle variazioni di contesto». E sui suoi canali social Fitto prova già a fare l’elenco delle possibili spese ammissibili al futuro rimborso cui la Commissione così apre – in primis quelle agognate “misure a sostegno di famiglie e imprese” su cui il governo è a caccia di risorse.

I dubbi di Foti a Open: «Tempi stretti e pochi soldi»

Tommaso Foti, che ha preso il posto di Fitto come ministro degli Affari europei, apprezza la verve, ma non si lascia illudere più di tanto: «Per rimettere mano a fondi di coesione io devo aprire tavoli di confronto con enti, Comuni, regioni, tra una cosa e l’altra diventa impossibile far partire qualcosa in meno di 50 giorni», ragiona Foti con Open. Insomma l’iniziativa dell’Ue sarà pure lodevole, ma non aiuterebbe il governo a smuovere di concreto qualcosa sino a dopo l’estate. Senza contare che quei fondi da riprogrammare erano già assegnati ad altri progetti d’impatto sociale, che resterebbero dunque a secco: le scelte non sarebbero indolori. «Mi pare una soluzione più di medio termine», dice quindi a Open il ministro.

Nel breve, anzi brevissimo termine, lascia intendere di avere se mai la testa a un altro spiraglio aperto dalla Commissione nelle interlocuzioni di queste settimane: la possibilità di spostare qualcuna delle ultime spese ammissibili all’interno del Pnrr per far fronte al caro energia. Qui i tempi sono davvero strettissimi: il 30 giugno vanno ultimati tutti i progetti di modo da poterli rendicontare entro la deadline finale del 31 agosto, per il ministero dunque l’ultima data utile per riprogrammare qualche fondo è il 31 maggio. «Abbiamo praticamente due giorni», è il grattacapo del ministro, che anche per questo ha convocato un’ultima riunione della cabina di regia Pnrr per domani.

Qualcosa forse si riuscirà a cavare, ma è difficile in queste condizioni farsi grandi aspettative: «Ben che vada riusciamo a liberare qualche centinaio di milioni…», confida Foti a Open.

La battaglia di Meloni e il muro di Bruxelles

Gli uffici di ministeri e direzioni generali Ue lavorano a pieno ritmo dunque, e con un livello di collaborazione di fatto mai visto grazie a cinque anni di rodaggio della macchina del Pnrr che ha lasciato impressionati gli stessi dirigenti Ue («Mai mi sarei aspettato cinque anni fa di essere qui a riconoscere che l’Italia è stata la prima in Europa per capacità di spesa e implementazione, e non ero l’unico…», ammette pubblicamente Declan Costello, vicedirettore generale Economia e Finanza della Commissione).

Oggi il nodo prima che finanziario però è tutto politico, e il governo – segnali positivi da Fitto a parte – non nasconde di continuare a puntare al piatto principale del menù, l’allargamento della Clausola di salvaguardia del Patto alle spese per l’energia, così come accade per la difesa. Lo stesso Fitto, interrogato da Open sul suo annuncio, chiarisce che l’iniziativa sui fondi di coesione non è «la» risposta della Commissione alle ansie del governo, ma sono un pezzo del mosaico. «Continuiamo a lavorare anche sullo scostamento», chiarisce, lasciando intendere quanto si stia spendendo per Meloni a Bruxelles.

Prima del summit Ue di metà giugno la premier insomma punta a ottenere ben di più di quanto fatto balenare oggi da Fitto. Se così non sarà, l’arsenale elettorale con vista sul 2027 è già pronto: Meloni d’altronde ha aperto l’ennesima giornata politica attaccando (da microfoni Mediaset) l’Ue ancora “sfasata” sulle priorità d’investimento.

In copertina: Il ministro degli Affairi europei Tommaso Foti col vicepresidente della Commissione Ue Raffaele Fitto al convegno “L’Italia del Pnrr” – Milano, 28 Maggio 2026 (Ansa / Matteo Corner)

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