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Così Cuba apre all’economia di mercato per salvarsi da Trump

18 Giugno 2026 - 06:03 Alessandro D’Amato
cuba riforme economia di mercato usa donald trump
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Ok dal Partito Comunista a un pacchetto di riforme mentre l'isola è alle prese con una grave crisi economica e con la pressione Usa
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Il Partito Comunista Cubano (PCC) ha approvato un pacchetto di riforme per un’economia più orientata al mercato. Mentre l’sola è alle prese con una grave crisi economica e con la pressione degli Stati Uniti. «Il Comitato Centrale del Partito approva le nuove proposte per le trasformazioni economiche e sociali», ha annunciato la televisione di stato, dopo che l’organo si è riunito in una sessione plenaria straordinaria per discutere una ventina di proposte. Queste riforme, recentemente presentate dal governo, mirano in particolare ad aprire più settori agli investimenti privati, ad attrarre più capitali dai cubani all’estero e a ridurre le dimensioni dello Stato. Per l’adozione definitiva, devono ancora essere approvate dall’Assemblea Nazionale del Potere Popolare.

Cuba e l’economia di mercato

L’assemblea si riunirà in una sessione straordinaria giovedì, meno di una settimana dopo l’annuncio delle riforme da parte del presidente Miguel Díaz-Canel. In precedenza, l’influente ex presidente cubano Raúl Castro aveva espresso il suo sostegno a queste proposte volte a rilanciare un’economia in difficoltà da diversi anni e ora soffocata dall’embargo statunitense. Raúl Castro non ricopre più una carica ufficiale, ma, a 95 anni, rimane al centro delle decisioni riguardanti il futuro dell’isola comunista. Ha appoggiato queste riforme in una lettera presentata alla sessione plenaria. Descrivendole come «ciò che è meglio per la rivoluzione in questo momento», secondo la presidenza cubana.

Raúl Castro

Il fratello minore di Fidel Castro (1926-2016), al quale succedette nel 2006, è stato incriminato a maggio negli Stati Uniti per aver ordinato l’abbattimento di due aerei di linea civili pilotati da membri di un’organizzazione anticomunista nel 1996. Gli annunci di riforma giungono mentre il presidente statunitense Donald Trump sta perseguendo una politica di massima pressione sull’isola, soggetta a un embargo petrolifero da quasi cinque mesi. Washington non fa mistero del suo desiderio di vedere un cambiamento nel modello economico o persino nel regime, sull’isola situata a circa 150 chilometri dalla costa della Florida.

La responsabilità sociale

Il premie Manuel Marrero ha affermato che le riforme proposte «non implicano in alcun modo la rinuncia alla responsabilità sociale dello Stato». Il blocco petrolifero imposto da Trump a gennaio ha spinto l’economia cubana, già indebolita, sull’orlo del collasso, causando diffuse interruzioni di corrente, nonché carenze di cibo, carburante, acqua potabile e medicinali. Washington ha anche recentemente decretato diverse serie di sanzioni contro l’economia cubana. Esacerbando così la crisi economica, sociale ed energetica che L’Avana sta vivendo da diversi anni, sotto embargo statunitense dal 1962. Il governo cubano, che sta conducendo colloqui con gli Stati Uniti, ha affermato che queste riforme dovrebbero contribuire ad alleviare la crisi. Il Presidente Diaz-Canel ha indicato che la gamma di attività aperte al settore privato sarà «la più ampia possibile».

Le aziende private

Dal 2021, sull’isola comunista è consentita la presenza di aziende private con un massimo di 100 dipendenti. Circa 10 mila imprese occupano un posto sempre più importante nell’economia cubana, impiegando attualmente un terzo della popolazione attiva. Il presidente cubano ha inoltre annunciato che i cubani, residenti sull’isola o all’estero, beneficeranno delle stesse condizioni degli investitori stranieri, molti dei quali si sono recentemente ritirati dal Paese per timore delle sanzioni statunitensi.

Le joint-venture

Qualche mese fa, il governo aveva già autorizzato la creazione di joint venture tra enti statali e privati. E in seguito aveva indicato che la diaspora cubana avrebbe potuto investire e possedere aziende private. Miguel Díaz-Canel ha anche accennato a una «ristrutturazione dell’apparato statale», con una riduzione del numero di ministeri e dipendenti pubblici.

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