Le chat di Lavitola, l’esposto di FdI in procura, il futuro di Report e l’ipotesi «passo indietro»: cosa sappiamo del caso Ranucci

Proseguono le indagini per chiarire il movente dell’attentato del 16 ottobre 2025 contro il giornalista di Report Sigfrido Ranucci. Gli investigatori della Direzione distrettuale antimafia di Roma stanno analizzando i dispositivi elettronici – tre cellulari e una pen drive – sequestrati a Valter Lavitola, indicato dai magistrati come il presunto mandante dell’azione dinamitarda davanti alla villetta del conduttore a Pomezia. L’attenzione degli investigatori è concentrata su chat, messaggi, documenti e materiali archiviati, che potrebbero chiarire il contesto nel quale sarebbe maturata la decisione di affidare a un gruppo di quattro persone, arrestate nei giorni scorsi, l’azione contro Ranucci. Ma non solo.
Di particolare interesse investigativo potrebbe essere ciò che è custodito nelle “memorie esterne” trovate nell’abitazione del ristoratore a Monteverde Vecchio. Materiale che potrebbe avere connessioni con le sette pagine scritte da Lavitola e poste sotto sequestro dagli investigatori che hanno accelerato l’attività istruttoria dopo avere visto l’indagato all’esterno della propria abitazione con una valigia, pronto a lasciare l’Italia in direzione dell’Africa.
Il rapporto tra Ranucci e Lavitola lungo anni e ora «incrinato»
Ma il caso ruota anche intorno al rapporto personale tra Ranucci e Lavitola. Un legame costruito negli anni attraverso contatti, confidenze e scambi di informazioni. E che oggi – scrive Simone Canettieri sul Corriere della Sera – appare compromesso. I due non comunicherebbero infatti fra di loro. Né un messaggio né una telefonata per scelta dell’ex faccendiere, che fa inoltre sapere di aver ospitato gratis un cronista di Report nel suo bed and breakfast.
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Lavitola, in diverse interviste, ha comunque respinto l’ipotesi di un collegamento tra l’attentato e una possibile «discesa in campo» in politica del giornalista. «Io e Ranucci saremmo stati due stupidi a farci da soli l’attentato. E io altrettanto a farglielo come atto d’amicizia a ottobre per poi fare un sondaggio a giugno su di lui come candidato del campo largo», ha dichiarato. L’imprenditore non avrebbe però escluso di aver inviato al conduttore di Report numerosi messaggi riguardanti la possibile candidatura. Proprio quei contenuti, insieme al sondaggio, potrebbero ora essere analizzati dagli investigatori per ricostruire la natura del rapporto tra i due.
Gli affari di Lavitola
Nel mirino degli investigatori sono finiti anche gli ultimi affari di Lavitola, in particolare quelli legati alle energie rinnovabili e al mercato dei Carbon credit, l’emissione sul mercato di bonus governativi per le imprese convertite all’ambiente che acquistino quote di foreste locali. La procura sta verificando eventuali collegamenti finanziari e societari, compresi i rapporti internazionali dell’imprenditore nei Paesi in via di sviluppo. Come il Camerun, che da settimane ospita il factotum Gomes Clesio Tavares, dipendente della Cefalù srl e distaccato nell’abitazione dello stesso Lavitola.
L’esposto di FdI in procura e la replica di Ranucci
FdI sta inoltre valutando – scrive il Messaggero – di trasmettere nei prossimi giorni un esposto in Procura in cui si chiede ai magistrati di chiarire il rapporto tra i due e i presunti affari di Lavitola proprio nel campo energetico, fonti rinnovabili e eolico, nella zona dell’Alto Lazio. In particolare sulle mancate autorizzazioni politico-amministrative che – scrive il giornale romano «avrebbero irritato Lavitola e che potrebbero averlo spinto a chiedere a Ranucci un particolare accanimento nei servizi di Report», si legge. Servizi che sono andati in onda a partire dal dicembre 2020.
Intanto, è arrivata la replica del giornalista. «Non esiste nessuna inchiesta di Report sull’eolico condizionata da Lavitola. In generale non esiste nessuna inchiesta di Report condizionata da Lavitola. Questo possono testimoniarlo tutti i collaboratori che hanno partecipato alle inchieste. Quindi l’esposto di Fratelli d’Italia si basa su presupposti del tutto errati», ha dichiarato all’Ansa.
Il futuro di Report e l’ipotesi di un «passo indietro» di Ranucci
Intanto, cresce la tensione all’interno della redazione del programma d’inchiesta. La sospensione delle repliche estive della trasmissione da parte della Rai ha aperto un nuovo fronte di discussione e alimentato preoccupazioni sul futuro del programma. La squadra di giornalisti e tecnici, composta da circa quaranta professionisti, si preparerebbe – precisa Canettieri sul Corriere – ad affrontare una fase complessa in vista della prossima stagione televisiva.
Lo stesso Ranucci avrebbe manifestato la possibilità di fare un passo indietro qualora la sua presenza dovesse diventare un ostacolo per la squadra. «Se avete dubbi su di me sono pronto a un passo indietro», avrebbe ribadito il giornalista ai colleghi, sottolineando la volontà di tutelare il lavoro della redazione e l’indipendenza del programma. Secondo la Repubblica, ci sarebbe inoltre un «piano dei vertici per sostituirlo».
Le polemiche politiche
La decisione della Rai di fermare le repliche estive di Report continua intanto a provocare reazioni politiche. Ranucci ha criticato la scelta sostenendo che il rischio sia quello di interrompere la «memoria del lavoro» svolto dalla trasmissione. Il Partito democratico ha definito la sospensione una «scelta sbagliata», mentre Alleanza Verdi e Sinistra ha parlato di un provvedimento difficile da comprendere, ricordando che il giornalista è parte lesa nell’inchiesta sull’attentato.

