Moto d’acqua, narcos e 7mila euro a viaggio: l’allarme degli 007 italiani sul “ponte” clandestino da Ceuta alla Spagna

Un «ponte marittimo clandestino» rapido, altamente redditizio e gestito direttamente dai clan del narcotraffico, che riconvertono i propri scafi veloci per trasportare migranti dall’exclave spagnola di Ceuta alle coste dell’Andalusia in meno di un’ora. È l’allarme lanciato nelle ultime ore dai servizi segreti italiani e ricostruito da Il Messaggero, che mette a nudo una rete organizzata capace di far pagare fino a 7.000 euro a traversata e di esporre i passeggeri a pericoli mortali, con gli scafisti pronti ad abbandonarli in alto mare pur di sfuggire ai controlli. Un business in rapida crescita che non solo mette in crisi la Guardia costiera spagnola, ma riapre anche lo scontro politico e diplomatico tra Roma e Madrid: dalle cifre divergenti sui migranti presenti nel territorio marocchino alla decisione del governo Meloni di sospendere il trattato di Schengen con la Spagna, al centro della prossima audizione del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
L’arsenale dei narcos e i 7mila euro per la traversata
A gestire il traffico sarebbero i clan della droga attivi nell’area dello Stretto di Gibilterra, che hanno riconvertito i propri mezzi solitamente impiegati per il trasporto dell’hashish: moto d’acqua, lance veloci, scafi in vetroresina e motoscafi del tipo “phantom”. Il reclutamento avviene su canali Telegram e sui social media, con la promessa di sbarcare in punti strategici e poco presidiati della costa spagnola come San Roque, Algeciras, Getares e La Línea de la Concepción.
Il costo per il viaggio è esorbitante: «Raggiunge i 7mila euro per ciascun migrante irregolare imbarcato», spiegano fonti di sicurezza al quotidiano romano. Il pagamento è strutturato in due tranche: una prima quota viene versata al momento dell’imbarco a Ceuta, la restante parte direttamente all’arrivo sulla terraferma. Secondo le indagini dell’intelligence, gran parte dei contanti arriva direttamente dal Marocco e viene ritirata dai migranti presso gli uffici postali dell’exclave, alimentando il forte sospetto che dietro l’invio del denaro si nascondano reti criminali strutturate.
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I rischi in mare e l’abbandono da parte degli scafisti
Oltre ai costi proibitivi, la traversata comporta pericoli estremi per la vita dei passeggeri. Se all’orizzonte compaiono le motovedette della Guardia costiera o della polizia spagnola, gli scafisti mettono in atto manovre evasive e non esitano a liberarsi del carico: le persone vengono abbandonate in alto mare o costrette a gettarsi in acqua prima ancora di avvicinarsi alla costa, dovendo poi raggiungere la riva a nuoto per disperdersi ed evitare l’arresto, esponendosi a un elevatissimo rischio di annegamento.
Le cifre della crisi e lo scontro politico su Schengen
Il fenomeno sta alimentando un forte contenzioso anche sulle cifre reali della presenza dei migranti nell’area. Secondo le stime del governo italiano citate dai Servizi, nell’exclave si troverebbero attualmente tra i 6mila e gli 8mila migranti in attesa di rimpatrio o della richiesta di asilo, a fronte dei circa 2mila dichiarati dalle autorità di Madrid, secondo cui la situazione resterebbe sotto controllo.
Il quadro delineato dagli 007 riaccende lo scontro politico tra Roma e Madrid, mentre rimangono forti le tensioni sulla decisione dell’esecutivo italiano di sospendere la libera circolazione nell’area Schengen con la Spagna. Se da un lato il centrodestra difende la misura alla luce dei mancati controlli sul confine marittimo spagnolo, dall’altro le opposizioni attaccano la scelta. Il segretario di Più Europa, Riccardo Magi, ha criticato la posizione del governo chiedendo di riaprire Schengen per evitare enormi danni all’Italia.

