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I giornali italiani non vennero pagati 56 milioni per mentire sulla pandemia Covid

27 Agosto 2026 - 22:22 David Puente
I fondi pubblici ai media durante la pandemia non compravano contenuti giornalistici
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Circola un video in cui l’avvocato Mauro Sandri afferma che «Tutti i giornali italiani vennero finanziati con 56 milioni di euro affinché raccontassero la bugia, la menzogna, più esattamente della diffusione del virus». Il sovrimpresso del video radicalizza l’affermazione: «Tutti i GIORNALI Italiani, furono PAGATI con 56 ML di €uro per DIFFONDERE la MENZOGNA del VIRUS». Il riferimento è al SARS-CoV-2 e alla pandemia Covid-19. In realtà, c’è stato un fondo pubblico che riguardava le emittenti radio e televisive locali e non era condizionato alla produzione di contenuti redazionali.

Cosa afferma Sandri nel video

Nel video, Sandri sostiene che l’intero sistema dell’informazione italiana sia stato comprato per costruire la «menzogna» della pandemia. Nella sua ricostruzione, il «potere» avrebbe finanziato i media per indurre i cittadini a credere che sintomi lievi (come la diarrea, il mal di gola e un tampone positivo) equivalessero a essere «malati terminali col rischio di morire».

Una versione del video della durata di 15 secondi.

Sandri è un avvocato di Rimini diventato figura di riferimento del circuito no-vax e no-green pass italiano. Ha sostenuto in audizione alla Commissione parlamentare Covid che l’ex ministro Speranza avrebbe ingannato deliberatamente il Parlamento sui vaccini, e in precedenti interventi pubblici ha affermato che i vaccini anti-Covid non siano stati approvati per immunizzare e che ci sia stata una manipolazione dei dati pandemia.

La cifra di 56 milioni e le affermazioni fuorvianti

Il primo problema dell’affermazione di Sandri è la cifra stessa. I fondi pubblici destinati ai media durante la pandemia sono documentati e verificabili, ma nessuno di essi ammonta a 56 milioni di euro né riguarda «tutti i giornali italiani».

Il fondo principale, istituito dall’art. 195 del decreto Rilancio (DL n. 34/2020) del governo Conte, ammontava a 50 milioni di euro ed era destinato esclusivamente alle emittenti radiotelevisive locali (radio e televisioni locali, non giornali) per fronteggiare la crisi economica causata dalla pandemia. Il governo Draghi stanziò successivamente altri 20 milioni per lo stesso fondo.

Il 13 novembre 2020 il Ministero dello Sviluppo economico pubblica il decreto direttoriale con in allegato le liste delle emittenti che hanno ottenuto i fondi (riportati nelle tabelle), tra questi Canale Italia e Telecolor per citarne due:

I fondi per i media non compravano contenuti redazionali

Il secondo problema è la natura dei finanziamenti. Sandri li presenta come pagamenti per «dire menzogne», ovvero come acquisto di contenuto giornalistico. Avevamo già verificato questa vicenda nel novembre 2020, spiegando che le emittenti locali che accedevano al fondo si impegnavano unicamente a trasmettere nei propri spazi informativi i messaggi istituzionali preconfezionati dal ministero, come spot sulle mascherine, sull’igiene delle mani, sull’app Immuni, resi disponibili tramite la piattaforma governativa.

I contenuti redazionali autonomi, come articoli, interviste, inchieste ed editoriali, non erano oggetto del contributo e non erano condizionati. Un’emittente beneficiaria del fondo poteva criticare il governo senza perdere i contributi e l’esclusione era prevista solo in caso di mancata trasmissione degli spot istituzionali.

La pandemia di Covid-19 ha causato milioni di morti nel mondo

La pandemia di Covid-19 non era una «menzogna». Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha causato oltre 14 milioni di morti in eccesso nel solo 2020-2021, con stime che salgono significativamente includendo gli anni successivi. In Italia, l’Istat ha documentato una mortalità in eccesso rilevante durante le ondate più acute. Il tampone positivo non equivaleva a essere «malati terminali», ma la malattia grave e la morte erano fenomeni documentati.

Conclusioni

I fondi pubblici ai media locali durante la pandemia esistevano, erano documentati e pubblici, ma soprattutto non erano condizionati alla produzione di contenuti giornalistici e non vennero assegnati “a tutti i giornali”.

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