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Gasolio russo, i vannacciani chiedono al governo di fare come Trump. Ma Urso li gela: «L’accordo? Nulla che possa cambiare il mercato»

14 Ottobre 2026 - 16:29 Luca Graziani
Il ministro delle Imprese e Made in Italy Adolfo Urso e la presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni in Senato durante le comunicazioni in vista del prossimo Consiglio europeo, Roma,14 Ottobre 2026. ANSA/GIUSEPPE LAMI
Scontro alla Camera tra Futuro Nazionale e il ministro delle Imprese. Dopo la bocciatura dell'intesa Trump-Putin da parte di Meloni, i deputati dell'ex generale chiedono al governo di aprire un negoziato con Mosca per abbassare il prezzo dei carburanti. Ma Urso ridimensiona la portata dell'accordo: «Le prime 300mila tonnellate» equivalgono a 14 ore di consumi americani
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«Le prime 300mila tonnellate dell’accordo tra Trump e Putin equivalgono a circa 14 ore del consumo americano di gasolio, nulla che possa cambiare il mercato». È la risposta con cui il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, liquida alla Camera la proposta dei vannacciani di seguire l’esempio degli Stati Uniti e tornare ad acquistare carburante dalla Russia. Un botta e risposta a poche ore dalla presa di posizione di Giorgia Meloni, che nelle comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo ha definito l’intesa annunciata da Donald Trump una scelta «molto rischiosa». Intesa che Futuro Nazionale vorrebbe replicare in Italia.

La richiesta dei vannacciani: «Aprire un negoziato con la Russia»

«Il caro carburanti sta mettendo in ginocchio famiglie, lavoratori, imprese, agricoltori, autotrasportatori», denuncia Domenico Furgiuele di Futuro Nazionale nell’interrogazione a risposta immediata rivolta al ministro. Mentre gli Stati Uniti «stringono accordi con Putin» per importare gasolio e ridurre i prezzi, «noi cosa facciamo?», incalza il deputato. «Noi paghiamo il conto delle sanzioni e delle politiche energetiche europee che vanno contro il nostro sistema produttivo». Da qui la domanda a Urso, se non sia venuto il momento di «aprire un negoziato con la Federazione russa» per garantire gli approvvigionamenti energetici e abbattere il costo dei carburanti.

La provocazione arriva dopo l’annuncio di Trump del 9 ottobre: la Russia si è impegnata a immettere sui mercati americani e internazionali oltre 300mila tonnellate di gasolio, con ulteriori forniture previste nei mesi successivi. Un’intesa che Meloni ha criticato apertamente, mettendo in guardia dalle conseguenze politiche ed economiche: «Una legittimazione per Mosca mentre le sue bombe continuano a cadere sulle città ucraine, nuove entrate con cui finanziare la guerra, un implicito indebolimento della leva sanzionatoria». Parole che hanno provocato la reazione dei vannacciani. «Siamo molto colpiti in negativo», ha dichiarato Edoardo Ziello durante un flash mob davanti a Montecitorio, mentre Laura Ravetto ha avvertito che la posizione della premier «va nella direzione opposta alla nostra ed è sicuramente un problema».

La risposta di Urso: «Il nostro modello funziona, lavoriamo per prorogare gli sconti»

A contestare l’efficacia dell’operazione americana si aggiunge ora anche il ministro delle Imprese. E ricorda che negli Stati Uniti il gasolio è arrivato a costare 6,28 dollari al gallone, contro i 3,72 precedenti alla guerra in Medio Oriente. «È stata la guerra in Medio Oriente a far schizzare alle stelle e raddoppiare negli Stati Uniti il costo del gasolio», sottolinea il ministro, che rivendica la strategia dell’esecutivo.

Prima il taglio delle accise, poi il tetto ai prezzi introdotto dalle compagnie petrolifere, a partire da Eni, al quale hanno aderito anche operatori internazionali come IP, Kuwait Petroleum e Tamoil. Secondo Urso, gli sconti interessano ormai circa 10mila distributori, più della metà della rete nazionale, dove è possibile trovare la benzina sotto i due euro al litro e il gasolio a 2,20 euro. «Questo è il modello italiano efficace e concreto», sostiene il ministro, «e stiamo lavorando affinché questa misura sia prorogata anche per i prossimi mesi». Rivendicata anche la scelta di mantenere operative le raffinerie italiane, che «hanno deciso di aumentare del 30% la loro produzione» per far fronte alle carenze di carburante per gli aerei.

Argomenti che non convincono Furgiuele. «Non mi reputo affatto soddisfatto della risposta, perché lei non entra nel merito», replica il deputato. «Trump e Putin hanno stretto un accordo, utilizzeranno del gasolio che non so quanto basterà agli Stati Uniti, ma sicuramente se basta in quella percentuale agli Stati Uniti, in Italia ancora di più per via dei consumi». Il governo, accusa, continua a fare affidamento sul «buon cuore degli altri Stati» mentre «gli agricoltori calabresi, pugliesi, siciliani» sono «in ginocchio, non riescono più a produrre». E torna ad attaccare le scelte dell’esecutivo sulla spesa militare: «Più gasolio a basso costo nei serbatoi dei trattori, degli agricoltori, dei pescatori» e «meno armi». E’ il messaggio portato anche oggi in piazza davanti a Montecitorio, quando i vannacciani hanno esibito uno striscione che invitava il governo a seguire proprio l’esempio di Trump: «Gasolio, dall’accordo Usa-Russia un’unica lezione. Ora tocca all’Italia».

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