Salvini, doppio ultimatum a Conte e al M5S: «Troppi attacchi. Se arrivano altri tre “no” cambia tutto»

Il vicepremier ha rilasciato due interviste identiche a Repubblica e Corriere della Sera, lanciando un doppio avvertimento agli alleati

Matteo Salvini rilascia due interviste fotocopia, una a la Repubblica, l’altra al Corriere della Sera, per lanciare un messaggio chiaro agli alleati del M5s, con cui le tensioni, negli ultimi tempi, sono aumentate di giorno in giorno.

Mettiamole in fila: il vertice al Viminale con i sindacati in cui Salvini ha dettato i tempi della manovra costringendo Conte a parlare di «scorrettezza istituzionale»; il caso dell’incontro coi alcuni personaggi russi a Mosca e il tentativo di sfuggire alla richiesta di riferire in aula; l’elezione di Ursula von der Leyen alla Commissione europea e infine l’assoluzione del viceministro dell’economia Massimo Garavaglia, accolta con freddezza dal M5s.

«Gli insulti quotidiani del Pd ci stanno – dice Salvini – ma ogni giorno tre esponenti grillini si alzano e invece di fare come la gazzella che corre, attaccano me… Certo, se questi ogni giorno vanno avanti a far così…».

Il ministro dell’Interno detta la linea: «Ora le cose si fanno o non si fanno. Se faremo tre passi in avanti con la riforma della giustizia, l’autonomia e la manovra vado avanti. Se arrivassero altri tre no, cambia tutto».

La Russia e i presunti fondi alla Lega

Il ministro dell’Interno torna a difendere il suo storico collaboratore Gianluca Savoini («lo conosco da 27 anni, da quando ci siamo incontrati alla Statale»), ribadisce di non aver preso un rublo e attacca il premier Conte, che ieri ha annunciato che il 24 luglio riferirà in parlamento sullo scandalo dei presunti fondi russi alla Lega.

«Conte ribadisce ogni giorno che è il presidente del Consiglio. Io non mi alzo la mattina dicendomi: “Matteo, sei ministro dell’Interno” », dice Salvini, spiegando che andrà in Parlamento a dire «quello che ho sempre detto».

Negli ultimi giorni il ministro dell’Interno si è sfilato più volte dalle richieste del Pd e del M5s, ma al giornalista che gli chiede se chiarirà la vicenda russa nel question time o in aula risponde così: «Ci andrò (in Parlamento ndr). Lei non si preoccupi di quando, ci andrò».

Complottismo

Sul russiagate italiano Salvini ha le idee chiare e respinge ogni accusa: «non c’è nessun presunto finanziamento. Stanno dietro a Trump da due anni e non hanno trovato alcunché».

Poi la teoria del complotto. Il ministro dell’Interno crede a un attacco mirato alla sua persona e al suo partito. La sua voglia di cambiare l’Europa non è piaciuta a qualcuno: «Niente succede per caso. Niente. Se se la prendono con Trump, volete che non se la prendano con con me?».

L’elezione di Ursula Von der Leyen

Il 17 luglio, in un post sul blog intitolato «La verità su Von Der Leyen, votata anche dai sovranisti», il M5s ha detto la sua sull’elezione della nuova commissaria Commissione europea, votata dal M5s e dal Pd, ma non dalla Lega.

«Dovete sapere che c’era un accordo. Ma questo la Lega non ve lo dirà mai – si legge nel post – e l’accordo era che anche i cosiddetti “sovranisti”, lontani dai partiti tradizionali, la votassero, sapendo che la sua maggioranza non esisteva e in questo modo avremmo potuto condizionare ogni decisione futura in Europa».

Nonostante il chiarimento, Salvini attacca: «Non so se la Von der Leyen è lì che aspetta di far crescere l’Italia – ha detto – ma ho sentito il discorso: se il buongiorno si vede dal mattino… Tra qualche mese chiederemo conto a chi l’ha eletta (i 5S, ndr) del senso di quel voto, perché avremmo potuto cambiare la storia».

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