Il coronavirus ferma l’Italia: il piano su scuola, famiglia e lavoro. Il consiglio di sanità: «Lo stop alle lezioni potrebbe proseguire»

L’anno scolastico sarà valido anche se non si raggiungono i 200 giorni necessari

Sono passate meno di 24 ore dalla firma del nuovo Dpcm sulla gestione dell’emergenza coronavirus e il governo è già a lavoro sul prossimo. L’imprevedibilità dello sviluppo dell’epidemia nel Paese trascina con sé l’incertezza economica e politica dell’Italia. E mentre è deciso che le scuole e le università resteranno chiuse fino al 15 marzo, e mentre si allungano gli stop per alcune categorie d’attività, restano ancora molti nodi da sciogliere.

Le ministre Lucia Azzolina, all’Istruzione, ed Elena Bonetti, alla Famiglia, hanno anticipato qualcosa su quali saranno le intenzioni dell’esecutivo su due fronti particolarmente caldi: quello della continuità scolastica nonostante la sospensione delle lezioni, e quello del sostegno alle famiglie in un momento di freno generale. Ma a richiedere delle misure urgenti c’è anche il fronte dei lavoratori: che siano dipendenti, atipici, autonomi o somministrati, i provvedimenti presi finora rappresentano solo il bozzolo (si spera) di quella che dovrà essere la soluzione finale.

La scuola

La nuova frontiera di azione su cui punta il governo è l’e-learning. Annunciate negli scorsi giorni dalla ministra Azzolina come «una grande opportunità d’innovazione», o ancora come «un’avanguardia nell’educazione», le modalità per fare lezione online stanno già prendendo piede nei vari istituti d’Italia.

Per evitare di rimanere indietro con i programmi, molti Istituti di diverso ordine e grado si sono già attivati (autonomamente) attraverso collegamenti video sul web. La questione è spinosa soprattutto per gli studenti di terza media e del quinto anno delle superiori, che nei prossimi mesi dovranno affrontare esami e maturità. Azzolina ha già escluso la possibilità del “6 politico”, ma ha messo sul tavolo l’introduzione di altre misure emergenziali qualora lo stop dovesse prorogarsi per più tempo del previsto.

A questi strumenti vanno aggiunti poi i “webinar“, e cioè dei corsi gratuiti dedicati all’istruzione digitale dei docenti, caricati sulla pagina ad hoc creata sul sito del Miur. Quel che resta da capire è comunque quali saranno gli investimenti (se ci saranno) che permetteranno a tutte le scuole d’Italia (e a tutti gli studenti) di avere gli strumenti adatti per riorganizzare la didattica in questo modo. E ci sarà da capire se questa misura emergenziale troverà, nella gestione azzoliniana dell’istruzione, un posto di rilievo per le riforme in ambito scolastico.

Si allunga lo stop alle lezioni?

Non sarà facile, perché l’investimento necessario non è banale ma i tempi di attuazione sono rapidissimi. Quanto durerà lo stop alle scuole? Secondo Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, potrebbe durare anche più di due settimane. Locatelli spiega infatti al Corriere che la proroga non è affatto improbabile, anzi. E smentisce tensioni o distanze sulla decisione presa dal governo: « Quanto è stato deciso dal consiglio dei ministri, comunque, non è distante dalle indicazioni che avevamo dato per limitare il contagio. Potrebbe esserci una proroga sullo stop alle lezioni».

Del resto, il governo ha già scelto di mettere in sicurezza l’anno scolastico così come è attualmente strutturato, senza proroghe: nel decreto approvato il 2 marzo si dice che l’anno sarà comunque valido, anche se non dovessero essere raggiunti i 200 giorni minimi necessari per legge.

Aiuti alle famiglie

L’emergenza coronavirus ha messo in difficoltà le famiglie da tanti punti di vista: a quello economico dei (o del) genitori che in molti casi hanno visto crollare le proprie entrate, si è aggiunto l’impegno dei figli minori che restano a casa. Che i genitori siano in smart working o meno, non tutte le persone hanno il lusso di potersi permettere una baby sitter che badi a loro durante le ore impegnate dal lavoro.

A questo va aggiunto ancora che, in alcune aree specifiche del Paese, il rischio del contagio interno al nucleo familiare non è questione da poco. Sopratutto se nelle abitazioni vivono persone anziane o cagionevoli e se – come spesso accade – non ci sono abbastanza stanze per garantire un eventuale isolamento.

In Toscana, il presidente della Regione Enrico Rossi ha annunciato su Facebook che attiverà, in attesa di eventuali decisioni del governo, «un rimborso per le spese sostenute dal personale sanitario al lavoro per contrastare il coronavirus e costretto a coprire con baby sitter l’orario scolastico del figlio».

A livello nazionale, in merito alle novità da introdurre per facilitare la gestione familiare dell’emergenza, a esporsi è stata la ministra Bonetti, che ha accennato alla presenza dei voucher per le baby sitter nel prossimo Dpcm. In un’intervista del 5 marzo alla radio, ha dichiarato di «star pensando a questa possibilità di sostegno per i costi delle baby sitter», e che «si tratta di misure da attivare fin da ora». Interventi economici che mirino anche a tutelare «i nonni» (perché sono generalmente nella fascia d’età a rischio, ndr). Un primo passo, anche qui, che imporrà riflessioni più ampie.

Il lavoro

C’è infine la grande questione dei lavoratori. Come ripetuto più volte – anche da Open – l’emergenza coronavirus rischia di tramutarsi in una crisi di ben più lungo respiro per i redditi dei lavoratori. Nei Dpcm emanati finora, il governo si è premurato di concedere straordinariamente l’attivazione del lavoro da remoto per i lavori dipendenti, e di permettere il ricorso alla cassa integrazione alle imprese in emergenza. Per i lavoratori che hanno subito l’interruzione forzata dell’attività per più di 30 giorni, inoltre, il governo ha già stabilito sgravi sulle tasse e sospensione dei mutui.

Ma aldilà del mondo dei lavoratori dipendenti, c’è tutto l’universo delle partite iva che sembra rimanere immerso nel mare dell’incertezza. I lavoratori autonomi, che già non godono di una rosea condizione tutelativa (si pensi che il ddl sul lavoro autonomo del 2015 non ha mai avuto decreti attuativi), paiono essere destinati a un lungo periodo di perdite economiche.

Nel Dpcm del 2 marzo, il governo ha stabilito un’indennità di 500 euro al mese, per un massimo di 3 mesi, «per i lavoratori che hanno rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, per gli agenti commerciali, per i professionisti e per i lavoratori autonomi domiciliati o che svolgono la propria attività nei comuni elencati ( i comuni in zona rossa, ndr) parametrata alla effettiva durata della sospensione dell’attività».

Ma pensare che l’emergenza economica sia circoscrivibile alle aree rosse o gialle è un equivoco che verrà presto scoperto. Come aveva detto a Open Mattia Pirulli, segretario della FeLSA CISL, «lo scenario attuale mette in luce che il problema non riguarda unicamente la zona rossa e le zone gialle, ma tutte le regioni italiane».

Il parere degli esperti:

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