Coronavirus, l’appello drammatico dell’Asl di Torino e le mascherine ferme a Istanbul che non arrivano

Un cargo con 150 mila pezzi è bloccato da giorni in Turchia. Ma è anche il personale sanitario a scarseggiare nelle zone più colpite dall’epidemia

«Abbiamo bisogno di…» e inizia un elenco di strumenti che scarseggiano negli ospedali di Torino. L’appello dell’Asl del capoluogo piemontese è eloquente: nelle strutture mancano i dispositivi di protezione individuale per affrontare l’emergenza del Coronavirus. Per questo l’azienda sanitaria locale ha predisposto l’indirizzo mail [email protected] al quale poter per donare, come si legge sul sito:

  • Mascherine chirurgiche CEE;
  • Mascherine filtranti FFP2;
  • Mascherine filtranti FFP3;
  • Camici impermeabili;
  • Occhiali;
  • Visiere.

E mentre da Torino arriva questa richiesta di aiuto, il direttore dell’Ats di Bergamo, Massimo Giupponi, denuncia: «Stiamo cercando mascherine in tutto il mondo. Abbiamo un cargo con 150 mila pezzi fermo da giorni a Istanbul: ci continuano a chiedere documentazione e non riusciamo a sbloccarlo», spiega all’edizione locale del Corriere della Sera.

«Un altro cargo è pronto in Cina e abbiamo disposto un ordine in Sud America. In Italia abbiamo contattato una ditta che ha riconvertito la sua produzione», aggiunge Giupponi. Oltre alle mascherine, nelle zone più colpite dall’epidemia a scarseggiare sono medici e infermieri.

La provincia di Bergamo, dove opera l’Agenzia per la tutela della salute diretta da Giupponi, è tra le più in difficoltà: «Sappiamo che molti – dice Giupponi a proposito del personale sanitario -, sono malati. Ma c’è anche paura. A chi è nelle condizioni di rientrare chiediamo di farlo».

Il parere degli esperti:

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