Il difficile rapporto di Trump con il Coronavirus: come il presidente Usa ha cambiato idea sulla pandemia da febbraio a oggi

Negazionismo, anti-allarmismo e ripensamenti. L’evoluzione del Trump-pensiero sull’emergenza sanitaria negli ultimi mesi

Donald Trump e sua moglie Melania sono risultati positivi al Coronavirus. L’annuncio è arrivato dallo stesso presidente americano alla mezzanotte e 54 minuti del 2 ottobre (ora locale), con un post su Twitter. Dopo mesi in cui ha sminuito pubblicamente la portata della pandemia, ora il presidente americano – come prima di lui Jair Bolsonaro e Boris Johnson – è chiamato a fare i conti in prima persona con la Covid-19.


L’atteggiamento pubblico del presidente nei confronti del Sars-Cov-2 è cambiato nel corso del tempo, ma il suo scetticismo non è mai scomparso del tutto. Negli ultimi mesi Trump ha continuato a ripetere più volte che il virus «sarebbe scomparso», che è attualmente «sotto controllo» e che gli Stati Uniti sono «a un passo dalla fine della crisi», continuando a tenere affollati comizi.

«Io indosso la mascherina quando serve, non come lui, che ogni volta che lo incontro arriva con la mascherina più grande che io abbia mai visto», aveva detto rivolgendosi a Joe Biden lo scorso 30 settembre, nel primo dibattito presidenziale con il candidato democratico in vista delle elezioni del 3 novembre. Proprio in quell’occasione, Trump aveva viaggiato insieme a Hope Hicks, una delle sue consigliere più strette, che ieri, 1 ottobre, è risultata positiva alla Covid-19 e ha fatto scattare la catena di controlli.

In realtà, secondo il Washington Post, Trump avrebbe continuato a sminuire il virus nonostante già a febbraio fosse al corrente delle sue conseguenze mortali sulla popolazione. «Anche mentre a febbraio continuava a ripetere che fosse solo un’influenza – scrivevano il 9 settembre i giornalisti Robert Costa e Philip Rucker – Trump sapeva che si trattava di una “roba mortale” che si trasmetteva “semplicemente respirando l’aria”». «This is deadly stuff, more than your strenuous flu, that’s a very delicate one» ripeteva in una telefonata del 7 febbraio con il giornalista Bob Woodward.

Febbraio 2020: «Il virus se ne andrà con la bella stagione»

«Abbiamo tutto sotto controllo qui negli Stati Uniti», dice pubblicamente lo scorso febbraio, nei giorni successivi alla telefonata con Woodward. «Quando sarà aprile – afferma senza averne evidenze scientifiche – le alte temperature avranno un cattivo effetto sul virus». Il presidente inizia a paragonare il Sars-Cov-2 a un’influenza negli ultimi giorni del mese, quando in un briefing con la task force sul Coronavirus ricorda come «l’influenza negli Usa uccide dalle 25 mila alle 69 mila persone l’anno. Ora abbiamo 15 persone ricoverate per Covid-19, che saranno 0 nel giro di un paio di giorni grazie al nostro ottimo lavoro».

Marzo 2020: da «è solo una brutta influenza» a «è qualcosa di peggio»

Tra il 9 e il 12 del mese, Trump calca ancora la mano sul paragone con l’influenza: «Perdiamo migliaia e migliaia di persone all’anno a causa dell’influenza – dice -. Quest’anno ne stiamo avendo una molto aggressiva. Ma non per questo fermiamo il Paese».

Ma appena qualche giorno dopo, il 13 marzo, Trump dichiara lo stato di emergenza. In un briefing del 31 marzo alla Casa Bianca con la task force, il presidente fa un ulteriore indietro. «Non è influenza», ammette. «È qualcosa di peggio, di velenoso». Secondo il New York Times, gli esperti di salute pubblica dell’amministrazione stavano ripetendo al presidente da settimane di mettere al corrente i cittadini dei rischi e di adottare efficaci misure di sicurezza. Secondo uno studio della Columbia University, se l’obbligo di distanziamento fisico e di mascherina fossero stati introdotti subito, gli Stati Uniti avrebbero potuto prevenire fino a 36 mila morti.

Aprile 2020: «Non indosserò la mascherina»

«Il virus se ne andrà», ripeteva nei primi giorni di aprile. «Potrebbe non tornare affatto in autunno. E se lo farà, sarà diverso e sapremo gestirlo». In quei giorni, l’Us Centers for Diseas Control inizia a consigliare ai cittadini di indossare la mascherina per fermare il contagio. Di tutta risposta, Trump dichiara che non seguirà il consiglio. «Non penso che lo farò», dice il 4 aprile. «Indossare la mascherina quando incontro presidenti, primi ministri, dittatori, re e regine.. non mi ci vedo». A maggio, durante la visita in una fabbrica del Michigan, si rivolge ai reporter dicendo: «Me la tolgo davanti alla telecamera, non voglio dare alla stampa il piacere di vedermela indossare».

Maggio e giugno 2020: «Il virus se ne andrà. Con o senza vaccino»

Alle porte dell’estate, Trump resta convinto: «Il virus se ne andrà. Avere un vaccino sarebbe meglio, ma se ne andrà comunque». In quei giorni, precisamente il 13 maggio, l’Organizzazione mondiale della sanità afferma che «il Sars-Cov-2 potrebbe non andarsene mai». Secondo Trump, negli Usa ci sono così tanti casi perché si testa di più. «Se non testassimo nessuno – dice il 25 giugno – non avremmo nessun caso di Covid-19». Il 27 maggio, le morti negli Usa superano le 100 mila unità.

Luglio 2020: Trump cambia idea sulla mascherina

«I’m all for masks». Dopo mesi di opposizione critica, Trump afferma il 2 luglio alla Fox di essere «assolutamente a favore delle mascherine», ma solo nelle situazioni che lo richiedono. L’11 luglio fa la prima uscita pubblica indossandone una.

EPA/CHRIS KLEPONIS / POOL | Il presidente americano Donald Trump indossa la mascherina per la prima volta in un’uscita pubblica, 11 luglio 2020

Settembre 2020: Siamo a un passo dall’uscirne

Un solo leitmotiv: «We are rounding the corner of Covid». «Stiamo a un passo dall’uscire dalla crisi da Covid-19». Quattro giorni dopo il discorso alla Casa Bianca in cui ripeteva il concetto, Trump risulta positivo al tampone.

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