Usa 2020, il silenzio di Bolsonaro, il dietrofront di Johnson, il mistero della Cina: così i leader mondiali hanno accolto Biden

Mentre alleati fedelissimi del presidente Trump ancora tacciono, altri non hanno perso tempo nel salire sul carro dei vincitori, congratulandosi con Biden. Anche in Italia

A distanza di qualche ora la lista dei principali leader mondiali che non hanno ancora fatto gli auguri a Joe Biden, che ieri ha battuto Trump, è un compendio di alcuni tra i politici più autoritari e controversi a livello internazionale: Vladimir Putin, Mohammed bin Salman, Jair Bolsonaro, Recep Tayyip Erdoğan. Una lista in cui, per qualche ora, erano presenti anche la Cina – l’unico segnale arrivato dal Paese di Xi Jinping era un Tweet, poi cancellato, del principale quotidiano del Partito comunista cinese, People’s Daily, che prendeva in giro Trump – e il leader israeliano Benjamin Netanyahu.


Insomma, mentre l’Unione europea non ha esitato nel congratularsi con Biden, alcuni tra i principali alleati e rivali di Donald Trump tacevano. In Italia anche il premier Conte ha esitato più a lungo rispetto ad altri partner europei come Angela Merkel e Emmanuel Macron (vogliamo ricordare i fasti con cui il presidente francese accolse Trump a Versailles nel 2017?). Ma alla fine anche il suo tweet è arrivato.

In Cina invece, dopo che era stato cancellato il tweet del People’s Daily, il Global Times, tabloid vicino al Partito comunista, ha pubblicato un editoriale in cui apriva alla cooperazione con Washington: «Pechino dovrebbe impegnarsi a comunicare con il team Biden nel modo più approfondito possibile, compiendo maggiori sforzi congiunti per ripristinare le relazioni Cina-USA in uno stato di prevedibilità».

Dietrofront clamorosi

Ma più del silenzio di personaggi come Bolsonaro (o Kim Jong-un) sorprendono i dietrofront di alcuni ex-alleatissimi. Nel Regno Unito, il premier Boris Johnson – che di certo non gode di ottimi rapporti con Biden e Harris, sia per la sintonia ostentata in precedenza con Trump (un alleato prezioso in epoca di Brexit), sia per i commenti fatti quando Barack Obama decise di rimuovere un busto dell’eroe britannico Winston Churchill dalla Casa Bianca («sintomo dell’odio ancestrale del presidente in parte keniota nei confronti dell’impero britannico», aveva scritto Johnson all’epoca) – non ha esitato nel saltare sul carro dei vincitori. Dopotutto, la Brexit non è ancora arrivata.

Così ha fatto anche un altro alleato di Trump, il premier indiano Narendra Modi, il quale ha esaltato le origini indiane della vicepresidente Kamala Harris e su Twitter ha condiviso una foto con il presidente eletto. In Ucraina invece il premier Zelensky, che in passato ha difeso più volte Trump nonostante le accuse che avevano portato al processo di impeachment del presidente americano fossero partite proprio da una telefonata tra i due, era in giubilo su Twitter. «La nostra amicizia non fa altro che rafforzarsi!».

Anche l’Italia ha regalato qualche soddisfazione. Mentre Matteo Salvini da giorni postava selfie con indosso mascherine targate “Trump”, il numero due del partito, Giancarlo Giorgetti, in un’intervista a la Repubblica ha dichiarato: «Se la Lega vuole governare l’Italia serve dialogo con Biden». Nei ranghi del Movimento 5 Stelle, non sempre tenero nei confronti degli Stati Uniti, qualcosa si è mosso.

Luigi di Maio, grande sostenitore del memorandum d’intesa con la Cina per le nuove vie della seta, progetto non certo caro a Washington, è stato tra i primi a fare i complimenti al neo-presidente. E poi c’è Carlo Sibilia, sottosegretario al Ministero dell’Interno, che non ha voluto essere da meno e, in sprezzo ai pericoli a cui si va in contro quando si comunica tra culture diverse, su Twitter ha scritto: «Congratulazioni per sei già stato eletto».

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