La scuola tra chiusure totali, aperture differenziate, e lezioni a distanza: come si sta comportando l’Europa

di Cristin Cappelletti

Dalla Germania alla Francia, il timore di una terza ondata e di un aumento fuori controllo della curva sta facendo frenare le autorità sul ritorno in classe

Mentre si va verso una fine del periodo natalizio dopo le restrizioni imposte durante i giorni di festa, i Paesi europei devono ora fare i conti con le decisioni da prendere sul ritorno – o meno – a scuola. In Italia la data del ritorno in presenza per le scuole superiori è stata fissata a partire dall’11 gennaio. Alcune Regioni, tra cui il Veneto, il Friuli Venezia Giulia e la Campania, avevano già deciso di posticipare a fine gennaio il rientro in classe. Una scelta presa a seguito di una situazione epidemiologica ancora molto instabile, e che rimane incerta anche nel resto dei Paesi europei, specie nel Regno Unito.


Regno Unito

Ieri, 4 gennaio, il premier britannico Boris Johnson ha annunciato l’imposizione di un nuovo lockdown nazionale e la chiusura di tutte le scuole del Paese, sia elementari che secondarie, per tutto febbraio, con il conseguente passaggio alla didattica esclusivamente online. Nelle settimane precedenti, le autorità inglesi avevano optato per aperture differenziate, consentendo il ritorno in classe degli alunni più piccoli in alcune contee. Gli alunni più grandi sarebbero dovuti tornare in classe il 18 gennaio. Il 3 gennaio il premier Boris Johnson aveva invitato i genitori a mandare i figli a scuola, dove consentito, parlando comunque di «rischi molto, molto bassi» nella specifica realtà delle aule.

Germania

La Germania ha esteso il suo lockdown nazionale fino al 31 gennaio. E anche le scuole potrebbero dunque rimanere chiuse oltre la data scelta in precedenza per la riapertura, quella dell’11 gennaio. I ministri dell’Istruzione dei 16 länder tedeschi riuniti in video-conferenza hanno parlato di condizioni sanitarie ancora difficili. Tuttavia, se la situazione dovesse migliorare allora la riapertura avverrebbe in tre fasi. La prima vedrebbe tornare a scuola i bambini dal primo anno di scuola elementare fino al primo anno di scuole medie, con gli alunni delle superiori che seguirebbero ancora una didattica a distanza. Nella seconda fase tornerebbero a scuola le altre fasce d’età, con una modalità di lezione mista. Infine, nella terza fase, è prevista una didattica in presenza per tutti.

Francia

Sono circa 12 milioni gli alunni francesi tornati in classe. Durante il lockdown imposto a fine ottobre, e terminato il 24 novembre, la Francia aveva deciso di tenere aperte le scuole e di chiuderle solo dal 19 dicembre al 4 gennaio. Ma, la lentezza della campagna di vaccinazioni e il numero di contagi che continua a crescere ha messo il governo in allarme, non escludendo future chiusure anche in ambito scolastico.

Spagna

La Spagna è tra i Paesi europei che ha adottato le misure meno severe durante il periodo natalizio. Il coprifuoco, a differenza dell’Italia, è stato fissato a partire dall’1.30 di notte e a Madrid bar e ristoranti non sono stati chiusi. Così come le scuole, che hanno continuato a offrire una didattica in presenza. Ma, come riporta il El Pais, ora la Spagna teme di essere colpita da una terza ondata. La Regione dell’Andalusia ha segnalato 2.200 nuove infezioni domenica scorsa, la cifra più alta dal 22 novembre. E la Comunità di Madrid ha registrato più di 4.200 contagi lo scorso mercoledì, una cifra che non si vedeva da fine settembre. Questi segnali tuttavia non riflettono l’intera portata di ciò che molti esperti già descrivono come la terza ondata. Le festività hanno ridotto il numero di esami eseguiti e, quindi, i casi diagnosticati e l’incidenza.

Foto copertina: Unsplash/Andy Falconer

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Cristin Cappelletti