«Zona arancione in tutta Italia»: la richiesta delle Regioni per frenare la diffusione delle varianti del Covid

I governatori spingono sulle chiusure uguali in tutto il Paese e criticano il sistema a colori. In corso un vertice per fare il punto della situazione, mentre il governo Draghi si prepara al suo primo provvedimento anti-Covid

Le varianti gettano nello sconforto gli esperti che, adesso, temono una nuova risalita dei casi di Coronavirus. Per questo motivo per oggi pomeriggio è stata convocata una riunione straordinaria della Conferenza delle Regioni per fare il punto della situazione e avanzare proposte concrete al nuovo governo Draghi. L’ipotesi più accreditata è quella che l’Italia possa finire in zona arancione «per qualche settimana» perché – ormai sembra essere chiaro – la fascia gialla rischia di trasformarsi in un’arma a doppio taglio, riuscendo solo a contenere i contagi ma non ad abbassarli.


Le regioni contro il sistema a zone

La data chiave resta quella del 25 febbraio, quando scade il divieto di spostamento tra le Regioni. Questo sarà il vero banco di prova del nuovo governo che, di fatto, dovrà decidere se prorogare ancora una volta lo stop oppure consentire la libera circolazione su tutto il territorio nazionale. Insomma, un liberi tutti. I governatori, intanto, sono preoccupati: non è un caso che il presidente della Conferenza delle Regioni e presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini abbia convocato tutti i governatori per le 17 di oggi, 20 febbraio, così da «valutare l’attuale sistema di regole per la gestione e il contenimento della pandemia in vista dell’adozione del prossimo Dpcm».

L’obiettivo è quello di arrivare a Palazzo Chigi con una proposta unitaria: «Il sistema a colori oggi dimostra qualche fragilità e il rischio è un saliscendi che non dà certezze per il futuro a chi è in difficoltà», spiega Bonaccini. Dello stesso avviso il governatore della Toscana Eugenio Giani e quello lombardo Attilio Fontana: entrambi preferirebbero restrizioni omogenee su tutto il territorio nazionale. Il presidente della regione Liguria, Giovanni Toti, invece, teme per le attività economiche: «Ristoranti e bar chiusi, tutta Italia in arancione non mi sembra sostenibile. Piuttosto facciamo delle divisioni su base provinciale».

La fascia arancione in tutta Italia

Il punto, dunque, è capire se continuare con misure differenziate territorio per territorio o optare per una più dolorosa chiusura, seppur non totale, in tutta Italia. La proposta che piace di più al ministro della Salute Roberto Speranza è quella di un’Italia in fascia arancione «per qualche settimana così da arginare le varianti del virus», scrive il Corriere. Anche perché la situazione nel nostro Paese non è affatto tranquilla: ieri sono finite in fascia arancione Emilia-Romagna, Campania e Molise (senza considerare poi le zone rosse, in primis Perugia). Il tasso di positività, tra l’altro, è salito al 5,2 per cento, il numero dei morti non è diminuito (ieri 353, superati i 95 mila morti) e sono tornati a crescere i ricoveri in terapia intensiva. In calo, invece, gli ingressi giornalieri in rianimazione.

Foto in copertina di repertorio: ANSA/TINO ROMANO

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