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Olimpiadi, la telecronaca di Petrecca imbarazza anche la Rai. Le opposizioni chiedono la sua rimozione: «Medaglia d’oro di sciatteria»

08 Febbraio 2026 - 17:13 Cecilia Dardana
paolo petrecca
paolo petrecca
Il sindacato dei giornalisti Rai in una nota durissima denuncia il silenzio «imbarazzante» dei vertici dell'azienda: «È lo stesso che si prova ad imporre anche all'Usigrai negando la lettura di un comunicato che difende l'immagine delle giornaliste e dei giornalisti Rai»

La cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano Cortina, pensata come vetrina internazionale del Paese e del servizio pubblico, si è trasformata in un caso mediatico e politico destinato a lasciare strascichi profondi dentro e fuori la Rai. La telecronaca affidata al direttore di Rai Sport, Paolo Petrecca, ha acceso una valanga di critiche che dai social si è rapidamente estesa alla stampa, ai sindacati e alla politica, fino a investire i vertici dell’azienda. A fotografare il clima è l’Usigrai, che in una nota durissima denuncia non solo l’inadeguatezza del commento televisivo, ma anche il tentativo dell’azienda di mettere a tacere il dissenso interno. «La rassegna stampa di oggi è impietosa. Ironia diffusa, polemiche, amarezza degli atleti con tanto di richiesta ufficiale di scuse. La telecronaca della Cerimonia di apertura dei Giochi, del tutto inadeguata, ha scontentato tutti. Ma i vertici aziendali restano trincerati dietro un imbarazzante silenzio. Quello che si prova ad imporre anche all’Usigrai negando la lettura di un comunicato che difende l’immagine delle giornaliste e dei giornalisti Rai».

Le accuse dell’Usigrai

Secondo il sindacato, si tratta di una responsabilità che la dirigenza non può eludere: «Una difesa che il vertice aziendale non può fare, perché sa bene che è principalmente sua la colpa di questa figuraccia». Da qui la contestazione per la decisione di bollare come non sindacale la tutela della dignità professionale dei dipendenti: «Sostenere che non sia “materia sindacale” difendere la dignità di chi orgogliosamente lavora in Rai è un’offesa alla reputazione dei suoi dipendenti, oltre che una violazione dei diritti».

La scelta (all’ultimo) di Petrecca

La polemica non nasce nel vuoto. La scelta di Petrecca come voce della cerimonia è arrivata all’ultimo momento, dopo l’esclusione di Auro Bulbarelli, ed è stata accompagnata da una lunga sequenza di gaffe: dall’esordio con «Benvenuti allo stadio Olimpico» invece che a San Siro, all’aver scambiato Matilda De Angelis con Mariah Carey, al silenzio sull’esibizione di Ghali, fino al mancato riconoscimento di atleti simbolo come Simone Giannelli, Anna Danesi e Carlotta Cambi. Proprio la Numia Vero Volley Milano, squadra della capitana azzurra Danesi, ha chiesto ufficialmente le scuse della Rai.

Non sono mancate imprecisioni istituzionali, come l’assenza di riferimenti a molti capi di Stato presenti in tribuna o lo scambio tra la presidente del Comitato olimpico Kirsty Coventry e la figlia del presidente della Repubblica. Passati sotto silenzio anche i fischi alla delegazione israeliana e al vicepresidente statunitense JD Vance, mentre alcune frasi — dai «brasiliani hanno la musica nel sangue» alla battuta su Rossini e Verdi — sono state bollate come superficiali e stereotipate.

La reazione politica

La reazione politica è stata immediata. Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Italia Viva hanno chiesto la rimozione del direttore di Rai Sport, parlando apertamente di sciatteria e inadeguatezza. «Petrecca conquista senza rivali la medaglia d’oro della sciatteria televisiva. Una figuraccia olimpica», attacca il M5S in Vigilanza, mentre dal Pd si denuncia l’ennesima prova di una Rai piegata al controllo politico: «Le Olimpiadi sono un momento di massima responsabilità per il servizio pubblico. E invece la Rai ha offerto la sua peggiore versione: quella che conosciamo fin troppo bene, TeleMeloni».

Il percorso professionale di Petrecca

Nel mirino torna anche il percorso professionale del direttore, già sfiduciato tre volte dalle redazioni che ha guidato. Nei corridoi di RaiNews24, raccontano i colleghi, avrebbe ripetuto più volte: «Ho le spalle coperte, non potete farmi nulla». Una convinzione che affonda le radici nella sua storia professionale e politica, fino alla promozione contestata che lo ha portato ai vertici, e che oggi torna a pesare come un macigno sull’immagine del servizio pubblico.

L’Usigrai ricorda che «è ingenuo pensare di nascondere la ripetuta difesa dell’azienda nei confronti del Direttore, in risposta a tre voti di sfiducia espressi in appena tre mesi verso Petrecca da parte di giornaliste e giornalisti di due testate del Servizio Pubblico». E avverte che il tentativo di insabbiare la vicenda è destinato a fallire: «Non servirà». Perché, conclude il sindacato, «A quanti hanno paura che i cittadini sappiano di chi è la responsabilità di questo duro colpo inferto alla reputazione della Rai, noi diciamo: è troppo tardi. Perché i cittadini lo hanno già capito».

Il M5s parla di censura

Sulla stessa linea il Movimento 5 Stelle, che parla apertamente di censura: «Alla disastrosa telecronaca Rai della cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano Cortina, condita da Paolo Petrecca con errori e gaffe in serie, si aggiunge la gravissima censura del comunicato in cui Usigrai denuncia l’imbarazzante telecronaca del direttore di Raisport che ha colpito la credibilità dell’azienda di servizio pubblico e di chi ci lavora». Per i parlamentari pentastellati, «Alla Rai ormai siamo alle politiche di regime per provare a nascondere ai cittadini quello che hanno già visto con sconcerto in diretta televisiva».

Il caso forse in Cda

Intanto, secondo indiscrezioni, il caso potrebbe approdare presto anche in consiglio di amministrazione. Il consigliere Roberto Natale invita a non derubricare tutto a scontro ideologico: «Nessuno provi a “buttarla in politica”. La valanga di critiche che si sta abbattendo sul direttore di Rai Sport non deriva dal fatto che abbia simpatie di destra, ma dall’incontestabile dimostrazione d’inadeguatezza professionale offerta in quattro ore di telecronaca». Di segno opposto la difesa dei membri di Fratelli d’Italia in Vigilanza, secondo cui la cerimonia è stata «un altro bellissimo biglietto da visita di cui la Rai è stata vetrina e palcoscenico».

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