Sanremo, Eddie Brock: «La chiamata di Conti come la convocazione in Nazionale: sarei stato un pazzo a dire “non mi sento pronto”». L’intervista

Il suo vero nome è Edoardo Iaschi, è nato a Roma nel 1997 e fino a una manciata di settimane fa era praticamente sconosciuto, un ragazzo come tanti che si manteneva gestendo case vacanze e celando nel cassetto il sogno della musica. Poi la svolta, improvvisa, così come tante favole della musica moderna insegnano, grazie a una canzone dal titolo Non è mica te, un brano che un po’ riprende la tradizione cantautorale romana, dall’altro le sonorità intense della rivoluzione indie. Un brano circolato in maniera ossessiva di social in social, di profilo in profilo, fino a conquistare la vetta della classifica Viral Italy di Spotify. Un brano che per lui ha rappresentato anche il passepartout per il più importante dei palchi, quello del Teatro Ariston, durante la più importante degli eventi, il Festival della Canzone Italiana di Sanremo. E chissà se proprio Eddie Brock non possa rappresentare la sorpresa di questo Festival, considerando che Avvoltoi, il brano scelto da Carlo Conti, è un brano molto coinvolgente e di facilissimo accesso.
Quando hai realizzato di essere nel cast di Sanremo, ti sei detto: “Vado a Sanremo per…”?
«Per divertirmi, per far conoscere a più persone le canzoni che faccio, perché poi è quello il motivo. È un onore enorme per me, Sanremo penso che sia il programma più visto nell’anno, avere quella risonanza lì per me è anche una bella responsabilità, sono contentissimo di portare a più persone le mie emozioni».
Qual era la tua visione di Sanremo prima dell’esplosione di Non è mica te, quando non ti saresti potuto nemmeno immaginare di esserci?
«Ho sempre pensato fosse un momento bellissimo, per una settimana tutti parlano di musica ed è fantastico, perché tante persone, amici miei, non sono appassionati di musica, non è che ti può mettere al bar a parlare di musica. Invece durante Sanremo invece di parlare della partita della domenica si parla della canzone che ti è piaciuta di più, dell’esibizione che ti è piaciuta di più, è un momento in cui a tutti piace la stessa cosa che piace a me. Non che non mi piaccia il pallone, però oggettivamente la musica fa più parte della mia vita rispetto al calcio. E ora, cavolo, ci sto io, quindi immagina che onore!».
Ti potrebbe interessare
Quando è uscita la lista dei big di Sanremo ’26 in molti leggendo il tuo nome hanno pensato che arrivare al Festival con in curriculum solo un pezzo virale è troppo poco…
«Oggettivamente, quello che pensano non è una cosa sbagliata, per il grande pubblico io sono arrivato con una canzone, quindi tutto il percorso pregresso non lo conoscono e non è una colpa del grande pubblico non conoscere il percorso di un artista. Però è come se io sto giocando nel Cagliari, faccio 30 gol in una stagione, mi chiama la Nazionale e dico “no, non è il momento”, sarei un pazzo, capito? La cosa più importante è che io mi senta pronto ad affrontare questa cosa, spero che le persone che pensano che io non debba stare lì si ricredano. E poi, ti dico la verità, spero che io mi diverta, nel senso che intanto ci saranno sempre persone giustamente che avranno un gusto diverso, ma non mi sono preoccupato più di tanto di questa cosa. Non sarei umano se non ammettessi che prima di andare a dormire ogni tanto mi dico “Cavolo!”, però poi quando mi alzo la mattina e vado a cantare questa canzone io sono sicuro che questa canzone sarebbe dovuta stare al Festival di Sanremo».
Carlo Conti ti ha spiegato come mai ha scelto la tua canzone?
«Non abbiamo parlato del perché fosse lì perché io non mi sono neanche permesso di chiederlo. So solo che devo essergli riconoscente a vita, perché un’opportunità così grande nella mia vita non me l’aveva data mai nessuno».
Cos’è che ti entusiasma di più di questa avventura?
«Cantare, intendo per le persone a casa ma anche cantare in un teatro, cosa che io non ho mai fatto prima, in genere io canto davanti 100/150 persone in piedi, che ti danno un altro effetto. Invece lì sono seduti e mi piace proprio il fatto che loro stiano lì ad ascoltarti. Questa è la cosa che mi fa fomentare di più».
E invece cos’è che ti spaventa di più?
«Quando tu fai concerti le persone se sono venute al concerto tuo, conoscono le canzoni, no? E quindi cantano con te. Lì invece ti stanno guardando anche perché vogliono conoscere qualcosa di nuovo e quindi tu ti devi esprimere al meglio per farti conoscere».
Come cover hai scelto Portami via di Fabrizio Moro, che ti accompagnerà sul palco. Come mai questa scelta?
«Per me è un onore cantare con Fabrizio, io fino a un anno fa cantavo le canzoni in macchina sperando che prima o poi lui mi vedesse da qualche parte e dicesse: “Guarda che bravo questo ragazzo, lo voglio proprio al mio tour!”. Quindi ora non vedo l’ora di cantare insieme a lui».
Finisci la frase: “Se vinco Sanremo…”?
«Se vinco Sanremo aspetto tutti quanti al mio tour».
