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Sanremo, LDA e Aka 7even: «Su di noi tante cattiverie, ma l’importante sono il palco e le persone». L’intervista

23 Febbraio 2026 - 12:17 Gabriele Fazio
Il 6 marzo i due ex concorrenti di Amici di Maria De Filippi usciranno con un joint album dal titolo Poesie clandestine, come il brano con cui gareggiano al Festival di Sanremo

Non c’è vetrina migliore del Festival di Sanremo per presentare il proprio progetto, così LDA e Aka 7even, rispettivamente Luca D’Alessio e Luca Marzano, ex concorrenti di Amici di Maria De Filippi, sul palco del Teatro Ariston porteranno Poesie clandestine il brano che dà anche il nome al loro primo joint album. 22 e 25 anni, per LDA si tratta di un debutto, Aka 7even ha già partecipato al Festival nel 2022, chiamato da Amadeus, senza aver lasciato tracce particolarmente significative. Questo giro di giostra dovrebbe essere diverso, a prescindere dal risultato finale di una gara che vale tanto quanto, perché i due ragazzi, insieme, parrebbero aver trovato una quadratura artistica.

Quando avete realizzato di essere nel cast di Sanremo 2026 vi siete detti: “Ok, adesso andiamo a Sanremo per…”?
Aka 7even: «Spaccare, fare un’esperienza, accantonare tutte le ansie, tutti i problemi, anche se comunque l’ansia c’è, perché deve esserci, altrimenti non amiamo quello che facciamo, ma ci sproniamo un sacco pure a scioglierle queste ansie, l’uno con l’altro. Vogliamo andare lì a divertirci, senza pensare alle classifiche».

A questo proposito, ha un valore in più affrontare una situazione del genere con un amico?
LDA: «Questo è fuori discussione, è bello farci da testimoni della nostra ansia, poi condividere il palco con una persona alla quale vuoi veramente bene è tutta un’altra storia. Perché si crea quella sinergia e quella verità sul palco che è importante, che la gente nota. E poi noi ci divertiamo proprio, ecco perché poi alla fine sia il disco che il pezzo suonano in un modo così naturale».

Ma c’è qualcosa che vi fa paura di questa avventura?
Aka 7even: «Sì, alcune critiche possono infastidire. Non ne abbiamo paura, siamo molto concentrati su questo Sanremo, ti dico la verità, per cercare di uscirne nel miglior modo possibile per quello che siamo. Noi porteremo lì Luca e Luca lì e spero tanto che alla gente arrivi, il timore è che questo non accad».

LDA: «Sì, siamo due cazzoni di base».

Immagino vi riferiate ai commenti dopo i preascolti. Voi avete avuto l’impressione di essere stati giudicati per la vostra storia, il passaggio dai talent, e non per la vostra canzone…?
LDA: «Ti dico la verità, ho letto tante cattiverie, tanti commenti che non mi aspetterei da un uomo o una donna adulti. Con tutto il rispetto, abbiamo sentito dire che siamo “Rita De Crescenzo al quadrato”, ecco: a me questo sembra un commento fatto con cattiveria da una persona che non capisce di musica e quindi sta lì a Sanremo per grazia divina. Onestamente, ci resto pure male umanamente, perché voleva proprio insultare e non penso che ce lo meritiamo. Però, a parte questo, è difficile giudicare una canzone da un ascolto, esattamente come una persona, se la vedi una volta sola come fai a giudicare? È veramente tanto difficile. L’ho reputata sempre sbagliata questa cosa di Sanremo, un solo ascolto non basta, io penso che i giornalisti dovrebbero avere una settimana di tempo per ascoltare il brano, dovrebbero ascoltare sette volte tutti i brani e poi scrivere tutto quello che vogliono scrivere».

Aka 7even: «Spero che queste persone che ci hanno criticato possano cambiare idea, il mondo è bello perché è vario, quindi lo accettiamo, perché è un po’ la parte negativa di questo mestiere, dobbiamo prenderci il buono e il negativo, ma ovviamente ci sono modi e modi».

LDA: «Però non si fa, diventare cattivo è brutto secondo me. Ma va bene tutto, l’importante è il palco, l’importante saranno le persone, sicuramente non sono i giornalisti che comandano l’andamento della musica. Ci sono tanti artisti capaci e tanti giornalisti che ci mettono impegno, anche in un commento, e non scrivono una cosa al volo giusto perché la devono scrivere. Io lo dico sempre: mi piacerebbe un mondo un po’ più empatico, anche su queste cose».

Cosa vi entusiasma invece di questa avventura?
Aka 7even: «Noi saremo tutti amici, tutto il team è tutto composto da famiglie e amici, quindi una cosa che mi entusiasma sicuramente è il fatto che ci troveremo lì e sarà tutto molto divertente. Io il primo Sanremo l’ho vissuto veramente con ansia, questa volta non voglio ansia, voglio solo divertirmi, voglio che sia un bel ricordo».

LDA: «Sono molto d’accordo, e aggiungo che anche il FantaSanremo aiuta».

Vi sentite di promettere ai Fanta allenatori che vi darete il più possibile per i bonus?
LDA: «Assolutamente sì, noi andiamo lì solo per il FantaSanremo, mica per vincere Sanremo».

Riguardo il vostro disco, segna una svolta musicale, una svolta che tra l’altro credo che voi due già da singoli, da solisti, già stavate cercando, se non sbaglio. Insieme l’avete trovata, secondo me, ascoltando il disco, la percezione che ho avuto io è stata questa?
Aka 7even: «Secondo me insieme abbiamo trovato un qualcosa di diverso. Qualcosa messa in piedi con molta più maturità, con una squadra che è composta praticamente dai nostri amici, dai nostri coinquilini, qualcosa di vero, un lato nostro che ci rispecchia, che magari sapevamo anche di avere, ma con vesti nuove, quindi risulta nuovo anche a noi. Abbiamo due progetti separati Luca fa R&B, io faccio uno stile un po’ più elettronico, mi sto affacciando un po’ all’urban, però intraprendere questa tipologia di stile qui, ti dico la verità, mi ha tanto intrigato. Quindi mai dire mai, almeno sotto il mio punto di vista».

Ma c’è il rischio di diventare una coppia fissa se Sanremo e il disco funzionano?
LDA: «È da capire, perché comunque teniamo tanto ai nostri progetti. Poi ovviamente se ci esplode tutto tra le mani allora ci mettiamo a pensare un attimo, proviamo a capire, però non è quella l’idea attualmente».

Ma se voi doveste presentarvi a qualcuno che non vi conosce, come potrebbe essere il pubblico un po’ ageé della Rai, cosa direste?
LDA: «Io direi che “Potrei essere il tuo nipote preferito”. Direi che sono un ragazzo di quasi 23 anni che ama fare musica e si diverte. Poi quello che arriva, arriva».

Aka 7even: «Concordo, io direi che siamo dei semplici ragazzi che nella vita hanno provato a fare musica».

Sono rimasto un attimo incuriosito da quel che ha detto LDA: cosa fa di te un buon nipote?
LDA: «Mi reputo una persona estremamente empatica. Mi reputo anche un buon amico. E se sono un buon amico, tecnicamente dovrei essere anche un buon figlio e un buon nipote. Entro tanto nell’altra persona, provo a capire cosa sta provando, mi interesso più di come sta l’altra persona che di come sto io. Ecco perché una cosa che dico spessissimo è che un mondo più empatico sarebbe il mondo perfetto. Non un mondo in pace, un mondo più empatico. Perché la pace è una conseguenza dell’empatia. Io sono una persona buona, senza cazzimma. Per quanto vorrei averla, non ce la faccio, c’è poco da fare».

Aka 7even: «Confermo, Luca, veramente, lo puoi pure picchiare e non risponde».

Vorrei farvi una domanda sulla cover che avete scelto, Andamento lento, che porterete sul palco insieme a Tullio De Piscopo. Ma la canzone è un capolavoro, voi siete napoletani e Tullio De Piscopo è Tullio De Piscopo, raccontatemi voi se c’è altro…
LDA: «Io e Luchino siamo proprio diventati a tutti gli effetti i nipoti di Tullio. La nostra intenzione è portare Napoli sul palco, però una Napoli non vista e rivista, non so se mi sono spiegato, e soprattutto avere la possibilità di portare sul palco un artista che è un orgoglio italiano nel mondo. Facendo uno più uno per forza la testa ti porta a Tullio. È un ragionamento così tanto lineare che non ha bisogno di troppe spiegazioni. Tullio è Tullio. Quello che ha fatto per la musica è un qualcosa di assurdo, ha cresciuto delle generazioni, come solista, come batterista, il lavoro fatto con Pino Daniele. Tullio De Piscopo è la storia, veramente. E io e Luchino siamo onorati di avere con noi una leggenda sul palco, perché io penso che un musicista così non lo troviamo più. E poi è anche una persona fantastica».

Quando dici che volevi portare sul palco una Napoli diversa da quella che solitamente viene raccontata, ti riferisci anche a quella di tuo padre? E avete considerato la possibilità di chiedere a lui di accompagnarvi?
LDA: «No, no, no. Questo sicuramente no, non ci ho mai pensato. Però ho pensato: “Pensa se Pietro chiama mio padre e io chiamo Gianni!? Sarebbe stato simpatico”. Però è giusto che io mi viva il mio spazio, che io sbagli, che io cresca, lui se lo vedrà da casa, perché non lo posso avere lì con me. Però è giusto così, è giusto che lui faccia il padre».

Ormai quando si parla di Sanremo e Napoli il pensiero corre inevitabilmente alla partecipazione di Geolier, perché la sua napoletanità non fu particolarmente apprezzata. Voi avete ricordo di quella cosa là? Pensate che ci sia un qualche rischio nel mostrarsi orgogliosamente napoletani?
Aka 7even: «Secondo me no, uno si deve mostrare per quel che è e le radici non bisogna mai accantonarle. Io non posso lasciare a casa o accantonare un qualcosa che io sono, altrimenti sul palco ci va un’altra persona e non ci vado io».

LDA: «Assolutamente sì, ma ti dirò di più: se Emanuele non vinceva la serata delle cover avrebbe vinto Sanremo. This is a fact».

Finite la frase: “Se vinco Sanremo…”?
Aka 7even: «Mi tingo i capelli di biondo. Di nuovo».

LDA: «Io penserò: “Allora Luca, quando era piccolo, aveva ragione. Era giusto credere in quello che stavo facendo”».

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