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Sanremo, tutti i voti alle esibizioni della prima serata del Festival – Le pagelle

25 Febbraio 2026 - 01:56 Gabriele Fazio
elettra lamborghini
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Da Fulminacci a Elettra Lamborghini, il meglio e il peggio della prima serata all'Ariston

Il Festival di Sanremo 2026 si apre da dove si è conclusa la scorsa edizione, quindi da Olly, quindi ricordandoci di non avere troppe aspettative riguardo il tenore della kermesse. Il livello di questa edizione infatti effettivamente è in generale piuttosto basso. Nella prima sera a votare la sala stampa, alla fine Conti concede i cinque più votati senza classifica, che sono Ditonellapiaga, Fulminacci, Serena Brancale e poi, a sorpresa Arisa e la coppia Fedez & Masini, che di certo non hanno fornito superbe esibizioni.  

Ditonellapiaga – Che fastidio! – Voto: 9

Lo spettacolo comincia ancor prima dell’inizio del pezzo, quando irrompe sul palco questa bambola irresistibile dal fascino retrò. Poi però comincia anche il pezzo ed è complesso, divertente, cool, indubbiamente la mina di questo Sanremo. Quello al quale assistiamo è un minimusical vivace, colorato, frizzante, sensuale, senza essere mai volgare, senza poggiarsi sul mantra «Che fastidio!», che comunque prende da morire, ma dimostrando che concetto, seppur immediato, e ottima musica, possono serenamente convivere. Bravissima.  

Michele Bravi – Prima o poi – Voto: 6,5

L’interpretazione, seppur non perfetta, specie nella prima parte, fa decollare la narrativa, semplice, lineare, ottimamente scritta, specie quando si conclude con il verso più bello di tutte le canzoni del Festival: «Dovresti vergognarti/Che dopo anni non la smetti di mancarmi». Ottimo lavoro.

Sayf – Tu mi piaci tanto – Voto: 8

Nonostante un certo sacrosanto spaesamento per il debutto, che comunque non intacca la prestazione, parliamo di un ottimo brano. Davvero un ottimo brano. Lui è stiloso, fa arrivare ogni singola parola, importante quando con un brano vuoi dire qualcosa, e il ritornello rimarrà nelle teste di chissà quanti italiani per tutta la settimana. Tutto corretto.

Mara Sattei – Le cose che non sai di me – Voto: 6

Non è che la Mara Sattei in versione ballad anni ’90, ben vestita, bellissima, precisissima, ci dispiaccia, è solo che preferiamo quella ipercool sguinzagliata sui brani da quel genietto di fratellino di Thasup. Le cose che non sai di me è un buon brano e lei lo interpreta bene, eppure l’aura che si viene a creare è piuttosto noiosetta.

Dargen D’Amico – AI AI – Voto: 5

In un Festival con una playlist così noiosa, chiaro che è un piacere, diremmo un sollievo, sapere che a un certo punto arriva Dargen D’Amico; il brano però, pur rimanendo divertente, non spiazza, ricorda, specie nel ritornello, un milione di altre cose. Alla fine non rimane troppo il messaggio, il ragionamento sull’Intelligenza Artificiale e nemmeno troppo il lato divertente. Solo un buon momento di intrattenimento, ma da Dargen D’Amico ci aspettiamo decisamente di più.   

Arisa – Magica favola – Voto: 4,5

Voce impeccabile, come sempre. Pezzo sbagliato, come (quasi) sempre. Dopo i preascolti molti giornalisti hanno tirato in ballo le principesse Disney, sbagliando: non ci ricordiamo di colonne sonore Disney così noiose.

Luchè – Labirinto – Voto: 6

Un buon brano, scritto molto bene, d’altra parte parliamo di un pezzo da 90 della scena rap. Purtroppo non esplode, non si illumina, non rimane in testa ma, soprattutto, dubitiamo soddisfi le fauci di quegli innumerevoli ragazzi che lo strastreammano giornalmente. Bene, bravo, bis? Anche no.

Tommaso Paradiso – I romantici – Voto: 5

Canzone bruttarella e cantata peggio. Paradiso ha una grande presenza, un suo stile preciso, ma questo non basta per rendere un brano un buon brano, una convinzione che ha infestato i suoi tre orrendi dischi da solista. I romantici infatti è un brano senza un ritornello, che non rimane, e non dice niente che non riguardi direttamente Tommaso Paradiso. E alla fine, chissenefrega.

Elettra Lamborghini – Voilà – Voto: 4

Intrattenimento volgarotto, pezzo di rara bruttura, perfino nel repertorio già miserrimo della figlia di. Con tutte le splendide cantautrici che esistono in Italia, la presenza di Elettra Lamborghini al Festival di Sanremo è un’offesa, nonché l’elemento che sbugiarda l’intera kermesse, quell’elemento che ci dice che si tratta di un semplice, banale, nemmeno ottimamente fatto, show televisivo.

Patty Pravo – Opera – Voto: 7

La Divina si autocelebra con grande mestiere regalandoci un piacevolissimo momento di gran classe. Non sbaglia una nota, la presenza sul palco è grandiosa, totalizzante. Una cosa completamente fuori gara.

Samurai Jay – Ossessione – Voto: 5

Non è la cosa peggiore del mondo, poi in una playlist così loffia certamente gli si vuole quasi bene al simpatico Samurai Jay. Diciamo che Ossessione copre la quota reggaeton che non ci meritavamo, l’istinto è quello di pensare: “Chissà i brani scartati…”, infatti chi ha un minimo di cognizione di quel che produce settimanalmente la discografia italiana, potrà confermarvi che poteva andare molto molto peggio.

Raf – Ora e per sempre – Voto: 5,5

Brano decisamente ageé, intenso almeno quanto soporifero, quadrato e dimenticabile, ben interpretato ma che ti fa venir voglia di controllare il risultato dell’Inter in Champions. Ci riserviamo di riflettere attentamente per capire se la non esaltazione dipende dal brano in sé o dal confronto con gli innumerevoli capolavori che questo meraviglioso artista ci ha regalato nel tempo.

J-Ax – Italia Starter Pack – Voto: 7,5

Country rap delizioso, divertente, colorato. J-AX, e non è di certo la prima volta, smutanda l’Italia con la sua penna tagliente, satirica, sempre accesa. Una presenza sempre stata necessaria nella discografia italiana, oggi forse anche di più.

Fulminacci – Stupida sfortuna – Voto: 10

Canzone magnifica, l’ennesima di un artista superiore, uno capace con la sua musica di arrotondare la vita con nochalance e dolcezza, con gusto e mestiere, grazie ad una poetica semplice e istintiva. Come i giganti, infatti parliamo di un predestinato a fare la storia del cantautorato italiano moderno. Stupida sfortuna è un brano che orbita tra di noi, tra le nostre cose, che mette chi canta e chi ascolta all’ombra della stessa umanità. E la addolcisce, rendendola sopportabile. Bravo. No, grazie.

Levante – Sei tu – Voto: 6,5

Levante si perde spesso in grandi iperboli, inseguendo quelle che sembrano grandi imprese musicali, capriole mortali poetiche, rimanendo quasi sempre con il cerino in mano, senza che i brani facciano il salto di qualità verso il pezzo gigante. Ecco, Sei tu, che è un buon brano, alla fin fine, nonostante la teatralità, non fa differenza.

Fedez & Marco Masini – Male necessario – Voto: 6

Brano scritto come si deve, Fedez è un’ottima penna, Masini inutile specificarlo. Ma è tutto cupo, grigio, poco vivo, decisamente non memorabile. Il pezzo regge il momento ed è destinato a crescere con gli ascolti, affinché i dettagli possano venire fuori meglio. Ma la combo, particolare, speravamo facesse più scintille.

Ermal Meta – Stella stellina – Voto: 7,5

Ballad dalle venature balcaniche veramente molto intensa, molto interessante, molto commovente. Ermal Meta con un pezzo spiega la differenza tra la retorica populista fine a sé stessa e il talento di un autore di rara sensibilità, che buca il cuore con narrativa e poesia, senza egocentrici voli pindarici, senza patetici drammi, ma con il potere della verità.

Serena Brancale – Qui con me – Voto: 9

Una lettera di puro amore che non può non strappare lacrime e applausi, Serena Brancale, con la sua tecnica superiore, colora questa commovente ballad con striature jazz e un’interpretazione sontuosa che non ha bisogno di troppi commenti, solo un inchino dinanzi alla musica fatta come si deve. E non se ne sente troppa in questo Festival.

Nayt – Prima che – Voto: 8

Conscious rap ai più alti livelli, Nayt ha l’oro nelle mani, il pezzo è serio, impegnato, intellettuale, vibrante, come troppa poca musica che gira in Italia ai più alti livelli ha il fegato e l’interesse di essere. Ci sono brani che passano e brani che restano. Prima che resta.

Malika Ayane – Animali notturni – Voto: 8

Pop con riferimenti dancefloor che costringe ad andare a tempo con le spalle, uno spasso di pezzo impreziosito da voce, interpretazione e presenza di una delle nuove signore della musica italiana, anche quando c’è da divertirsi con semplicità. Dimostrazione, tra l’altro, che è possibile divertirsi con la musica senza esprimersi con delirante povertà d’intenti e talento.

Eddie Brock – Avvoltoi – Voto: 5

Artista arrivato con un decennio di ritardo per prendere il treno indie. Questa poetica spicciola, questa regolare sprecisione nel canto, decisamente eccessiva, ai limiti dell’impresentabile, non è più in trend topic musicale, non significa più nulla e in tutta onestà non è degna di quel palco. Poi ti viene da pensare che su quel palco un paio d’ore prima è salita Elettra Lamborghini, allora capisci che vale tutto e ti ritrovi ad ammettere che tutto sommato ha un ritornello particolarmente catchy. Tipo Olly l’anno scorso…

Sal Da Vinci – Per sempre sì – Voto: 6

La fluidità del neomelodico è inevitabilmente coinvolgente, divertente, arriva tutto subito con una scioltezza che rasenta l’inquietante. Molti, trascinati da questo sciocco snobismo, la odieranno, eppure nessuno fare a meno di ballarsela, di sorridere, di volergli bene. Soprattutto perché, attenzione, Sal Da Vinci canta benissimo, Sal Da Vinci quello che fa lo fa benissimo. Se non vi piace quello che fa è un altro discorso, non è argomento di discussione.

Enrico Nigiotti – Ogni volta che non so volare – Voto: 6

Gli archi tengono in piedi uno dei migliori pezzi del repertorio di Enrico Nigiotti, un brano in cui la poetica quadrata, corretta, del cantautore toscano si esalta fino a diventare sostanza.

Tredici Pietro – Uomo che cade – Voto: 5

Il brano non sarebbe neanche male, ma non buca lo schermo e lui lo canta con troppe imperdonabili sbavature. Serata decisamente storta. Spiace.

Chiello – Ti penso sempre – Voto: 7,5

Un ottimo brano, non il migliore del repertorio (splendido) di Chiello, uno dei migliori nuovi autori della scena cantautorale italiano. Un pezzo vivo che lui interpreta con grande intensità e presenza.  

Le Bambole di Pezza – Resta con me – Voto: 6,5

Si, è oggettivo: come rock, anche considerato l’universo ballad, è decisamente moscio. Si, è oggettivo: il pensiero corre veloce verso i Modà al femminile. Ed è un peccato, perché Le Bambole di Pezza sanno il fatto loro e nel rock ci credono ma è, di nuovo, oggettivo, che escono domate, ridimensionate dall’esperienza sul palco. Detto ciò, il pezzo cresce con l’ascolto e loro lo mettono in piedi molto molto bene, da autentiche artigiane della musica. Quindi poteva andare meglio, ma ciò non toglie nulla alla loro bravura.

Maria Antonietta & Colombre – La felicità e basta – Voto: 9,5

Il pezzo è splendido, colorato, frizzante, vivace, ma soprattutto pensato come si deve. Parliamo di un inno a prendersi la felicità che spesso la vita lascia sgusciare via lontano, con un ritornello ipercatchy. Loro sul palco se la spassano di gusto, si godono il momento, una sensazione che non può che coinvolgere, nonostante siano saliti sul palco a un orario folle.

Leo Gassmann – Naturale – Voto: 5

Il ragazzo ci mette una foga lodevole, canta un pezzo pop decisamente prescindibile come se stesse cantando One Vision a Wembley. Ma il pezzo ha i suoi limiti sotto diversi punti di vista, dalla poetica spicciola al sound liscio liscio che si mimetizza con il vuoto che caratterizza la discografia italiana di oggi. Insomma: c’è o non c’è non cambia molto a questo Festival.

Francesco Renga – Il meglio di me – Voto: 5

Francesco Renga, così, improvvisamente, oltre l’una di notte, è duro da digerire, soprattutto se non notiamo alcuna variazione sul tema rispetto il suo stile e il suo repertorio. Non è un brano che colpisce sotto la cinta, non tocca particolari corde emotive, se non fosse cantato da uno che sa cantare molto bene, sarebbe da bocciare senza se e senza ma.

LDA & Aka7even – Poesie clandestine – Voto: 5,5

I due ragazzi si divertono in maniera sincera, il brano non è un capolavoro, tutt’altro, ma rappresenta il loro spessore, rappresenta quello che loro vogliono fare nella musica, senza alcuna pretesa. È un brano che basta a loro e bastando a loro trasmette una certa serenità, un certo divertimento. Che è qualcosa. Non tanto, ma qualcosa.

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