Italia e Germania bloccano lo stop all’Accordo Ue-Israele. Tajani: «Meglio sanzioni individuali ai coloni violenti» – Il video
I ministri degli Esteri dell’Ue riuniti oggi a Lussemburgo non prenderanno alcuna decisione sulla sospensione dell’Accordo di Associazione Ue-Israele, neppure parziale, né sulla interruzione di iniziative specifiche di collaborazione, come il programma su ricerca e innovazione Horizon Europe. Lo hanno detto fonti informate citate dall’Ansa, e lo ha confermato lo stesso ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani. «Oggi sull’accordo Ue-Israele non sarà presa nessuna decisione, anche perché non ci sono né le condizioni numeriche né politiche», ha detto il capo della Farnesina arrivando a Lussemburgo dopo aver fatto tappa a Milano per l’apertura del Salone del Mobile. «Io credo che sia meglio sanzionare individualmente i responsabili, penso ai coloni violenti, o incrementare le sanzioni. Ma non credo che bloccare un accordo commerciale sia uno strumento utile, perché poi si va a colpire l’intera popolazione israeliana». Da qui nasce dunque la perplessità dell’Italia, condivisa, ha osservato Tajani, con la Germania. Niente “bis” in sede europea dunque per il governo Meloni dopo il segnale mandato a Gerusalemme (e all’elettorato) con la sospensione del Memorandum sulla difesa con Israele.
L’asse Italia-Germania sui rapporti con Israele
Ciò non toglie la postura critica del governo italiano verso Israele su vari fronti. «Condanniamo l’atteggiamento dei coloni in Cisgiordania, siamo assolutamente contrari a qualsiasi parte di acquisizione del territorio cisgiordano da parte di Israele. Siamo contrari alla pena di morte e ci siamo battuti per la moratoria, ottenendo dei risultati importanti anche alle Nazioni Unite con un incremento del numero dei Paesi favorevoli alla moratoria. Abbiamo detto che siamo contrari ai bombardamenti contro la popolazione civile», ha osservato Tajani. Posizione del tutto analoga a quella della Germania. «Consideriamo la sospensione dell’accordo inappropriata», ha detto il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul arrivando al Consiglio Esteri a Lussemburgo. Ciò non toglie, ha aggiunto, che «è necessario discutere le questioni cruciali con Israele. Abbiamo espresso la nostra critica alla reintroduzione della pena di morte e abbiamo una posizione molto chiara sulla violenza dei coloni, mi aspetto che il governo israeliano la affronti in modo più chiaro e fermo. La nostra posizione è chiara anche sul rispetto del diritto internazionale: non ci dev’essere alcuna annessione in Cisgiordania», ha enumerato i nodi critici il ministro di Friedrich Merz. D’altra parte l’Ungheria, in attesa che s’insedi il nuovo Parlamento e poi il governo di Peter Magyar, è ancora guidata da Viktor Orbàn, il più esplicito sostenitore di Israele in sede Ue. E sul no alla sospensione degli accordi sembrano restare posizionate pure Austria, Repubblica Ceca, Bulgaria e Slovacchia.
La spinta della Spagna (e dei movimenti pro-Pal) per lo stop all’Accordo
Ciò non toglie che nel corso della discussione sul Medio Oriente al vertice, stante l’irritazione crescente dei governi Ue verso Israele, si potranno valutare altri strumenti per far arrivare il messaggio a Gerusalemme, come lasciato intendere da Tajani e Wadephul. D’altronde la stessa Spagna di Pedro Sanchez, alla guida del fronte che preme per azioni forti verso Israele insieme Irlanda e Slovenia, ha fatto capire di essere disponibile a valutare pure strade diverse dalla sospensione dell’Accordo di Associazione. Soluzione per la quale in pochi mesi oltre 1 milione di cittadini europei ha firmato l’iniziativa legislativa promossa dall’associazione “Justice for Palestine”. «Oggi ci giochiamo la credibilità. Dobbiamo parlare ad un sola voce. Dobbiamo dire chiaramente a Israele che deve cambiare, non può relazionarsi con i suoi vicini solo con la guerra. È il momento di lanciare un messaggio forte», ha detto il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares. Ma, ha già aggiunto, «se altri mettono sul tavolo altre misure, perché no. Quello che non possiamo accettare è di non fare nulla». A tirare le somme di quanto discusso al vertice – che farà il punto pure sulla crisi Usa-Iran e sulla guerra Russia-Ucraina – sarà al termine della riunione l’Alta Rappresentante Ue per la politica estera Kaja Kallas.
Foto di copertina: Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani con quello tedesco Johann Wadephul e l’Alta Rappresentante Ue Kaja Kallas – Monaco, 14 febbraio 2026 (Ansa / Giuseppe Lami)
