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Sanzioni Ue ai coloni israeliani, la svolta dei 27. Tajani: «Basta aggressioni ai cristiani». L’ira di Israele: «Oltraggioso» – Il video

11 Maggio 2026 - 16:37 Simone Disegni
Il via libera dei governi Ue alle misure dopo la sconfitta di Orbàn: anche l'Italia a favore. E la Commissione studierà un piano sui prodotti degli insediamenti in Cisgiordania
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L’Unione europea ha deliberato oggi per la prima volta di sanzionare i coloni israeliani ritenuti responsabili di azioni violente in Cisgiordania: vengono colpiti dalle nuove sanzioni Ue, come ha riassunto il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, «le organizzazioni israeliane colpevoli di sostenere la colonizzazione estremista e violenta della Cisgiordania, così come i loro dirigenti». A deliberare la decisione sono stati oggi i ministri degli Esteri dei 27 riuniti a Bruxelles. L’opzione delle sanzioni mirate contro i protagonisti delle peggiori violenze anti-arabe in Cisgiordania – assalti a persone, case, villaggi – era sul tavolo dell’Ue da tempo, ma sino al mese scorso la decisione era sempre stata bloccata da Paesi recalcitranti, in particolare dall’Ungheria.

La svolta Ue dopo la sconfitta di Orbán

Ora che Viktor Orbán ha perso le elezioni e a Budapest si è insediato il nuovo governo di Péter Magyar, e che hanno indurito la posizione verso Israele anche tradizionali alleati di peso come Italia e Germania, nessun Paese Ue ha più posto ostacoli all’adozione della decisione. Al contempo il Consiglio Esteri ha anche deciso di imporre nuove sanzioni ai principali dirigenti di Hamas, «movimento terroristico che deve essere imperativamente disarmato ed escluso da qualsiasi partecipazione al futuro della Palestina», ha ricordato ancora Barrot nel celebrare la doppia decisione. «Era ora che passassimo dall’impasse ai fatti. Estremismi e violenze hanno conseguenze», gli ha fatto eco l’Alta rappresentante Ue per la politica estera Kaja Kallas.

Tajani: «Inaccettabili le aggressioni ai cristiani»

Ad appoggiare le sanzioni Ue ai coloni è stata dunque anche l’Italia di Giorgia Meloni. Lo ha confermato il ministro degli Esteri Antonio Tajani parlando ai cronisti al termine della riunione, spiegando che a contribuire all’indurimento della posizione dell’Italia verso Israele sono state anche le ripetute aggressioni o provocazioni contro obiettivi cristiani, in Cisgiordania ma anche in Libano o dentro Israele stesso. «Sono troppe e inaccettabili; c’è un atteggiamento aggressivo che non ci piace», ha detto Tajani enumerando i casi susseguitisi nelle ultime settimane – dal divieto al Cardinale Pierbattista Pizzaballa di dire messa al Santo Sepolcro nella Domenica delle Palme all’agguato a una suora a Gerusalemme, dagli attacchi ai cristiani in Cisgiordania alla distruzione di una statua della Madonna da parte di un soldato nel sud del Libano. «Sono tutte cose che non vanno. Così come noi proteggiamo sempre i cittadini di religione ebraica in Italia, vogliamo che ci sia un atteggiamento duro di condanna nei confronti degli attacchi a minoranze religiose in Israele», ha detto Tajani.

La carta dell’embargo sui prodotti dei coloni

Altre misure punitive verso Israele per le sue recenti decisioni e condotte per il momento non ne sono state decise, anche se qualcos’altro potrebbe muoversi nei prossimi mesi. Sul fronte del blocco doganale alla messa in commercio nell’Ue di prodotti venduti da imprese basate in insediamenti israeliani illegali in Cisgiordania, in particolare, i ministri degli Esteri dei 27 hanno deciso di chiedere alla Commissione di predisporre una proposta che sarà poi esaminata dai governi stessi. Non sono invece neppure entrate nel menu della discussione di oggi, dopo la chiara opposizione espressa già all’ultimo Consiglio Esteri in particolare da Italia e Germania, altre azioni più forti contro Israele, come sanzioni ai ministri oltranzisti stessi (Itamar Ben-Gvir e Betzalel Smotrich) o la sospensione anche solo parziale dell’Accordo di Associazione Ue-Israele – strada per la quale una petizione popolare ha raccolto nei mesi scorsi oltre 1 milione di firme dopo la mobilitazione di movimenti pro-palestinesi e partiti di sinistra.

L’ira di Gerusalemme: «Decisione oltraggiosa»

La sola decisione di sanzionare dirigenti ed organizzazioni oltranziste degli insediamenti ebraici oltre la Linea Verde ha però già provocato l’ira funesta del governo israeliano. «Israele respinge fermamente la decisione di imporre sanzioni a cittadini e organizzazioni israeliane. L’Ue ha scelto in modo arbitrario a causa delle sue opinioni politiche e senza alcun fondamento», protesta il ministro degli Esteri dello Stato ebraico, Gideon Sa’ar. Secondo cui l’equilibrismo con cui l’Ue ha contemporaneamente deliberato anche nuove sanzioni a Hamas sarebbe la classica toppa peggiore del buco. «Oltraggioso e inaccettabile», per Sa’ar, «il paragone che l’Ue ha scelto di fare tra cittadini israeliani e terroristi di Hamas, un’equivalenza morale completamente distorta». «Israele ha sempre difeso diritto degli ebrei a stabilirsi nel cuore della nostra patria. Nessun altro popolo al mondo ha un diritto alla propria terra così documentato e consolidato come quello del popolo ebraico alla Terra d’Israele. Questo è un diritto morale e storico, riconosciuto anche dal diritto internazionale, e nessun soggetto può sottrarlo al popolo ebraico», conclude la replica al veleno il ministro degli Esteri di Benjamin Netanyahu. «Qualsiasi tentativo di imporre opinioni politiche attraverso le sanzioni è inaccettabile e non avrà successo».

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