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Garlasco, i 21 «elementi» che per la procura di Pavia provano la colpevolezza di Andrea Sempio

13 Maggio 2026 - 23:36 Alba Romano
garlasco andrea sempio impronte spazzatura interrogatorio
garlasco andrea sempio impronte spazzatura interrogatorio
Nell'elenco dei pm si va dalle telefonate alla presunta corruzione fino al Dna e impronta. La difesa contesta ogni ricostruzione accusatoria
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Sono 21 gli «elementi» che per la procura di Pavia, come risulta dagli atti, proverebbero la colpevolezza di Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi. Allo stesso tempo, però, dagli stessi documenti risulta che la riapertura dell’indagine sul delitto Garlasco sarebbe stata motivata anche dall’esigenza di «tutelare» Alberto Stasi, ritenuto dai magistrati «innocente», e di favorire una possibile richiesta di revisione della sua condanna. Nel ragionamento dei pm Stefano Civardi, Giuliana Rizza e Valentina De Stefano, la nuova inchiesta che ipotizza il coinvolgimento di Sempio «si intreccia indissolubilmente con lo sgretolamento della responsabilità» di Stasi e assume una «capacità demolitoria dei fondamenti del giudicato di condanna» per l’ex fidanzato della vittima che sta finendo di espiare 16 anni. Per la Procura è «fuori di dubbio che qualsivoglia magistrato che leggerà il presente incarto processuale non si confronterà con una ipotesi “fantasiosa e astrusa, distante dal senso comune delle cose”». È importante sottolineare che si tratta di elementi ricostruiti dall’accusa e che la difesa del 38enne, attualmente al lavoro sugli atti ricevuti, li contesta punto per punto. Ma quali sono questi «elementi»?

La lista dei 21 indizi

Tra questi 21 elementi elencati alcuni riguardano punti diversi di stessi temi di indagine, come quello della traccia del palmo della mano riconducibile, per l’accusa, a Sempio, o gli audio dei soliloqui captati da una microspia nella sua auto. Poi, viene messo in luce dalla Procura anche che «non ha un alibi» (costruito attorno a uno scontrino del parcheggio di Vigevano) per quella mattina del 13 agosto 2007, e che, dopo il delitto, «è tornato sulla scena del crimine per ben due volte». Tutto ciò oltre al suo profilo di una persona «ossessionata dal sesso violento». 

Secondo i pm, Sempio avrebbe fornito dichiarazioni «non veritiere» su diversi aspetti, a partire dalle telefonate a casa Poggi del 7 e 8 agosto 2007, che avrebbe giustificato dicendo di non sapere che l’amico Marco, fratello della vittima, fosse partito per le vacanze, mentre per l’accusa si sarebbe trattato di «un tentativo di approccio» con Chiara Poggi.

Durante l’interrogatorio del 4 ottobre 2008, convocato per «verificare il suo alibi», avrebbe inoltre accusato un «malessere» di fronte «a domande più precise». In seguito, nel corso dell’appello bis del processo a Alberto Stasi, 12 anni fa, avrebbe mostrato «particolare interesse e preoccupazioni per la questione del Dna» trovato sotto le unghie della vittima, tramite alcune ricerche.

Nel 2016, quando fu indagato nell’inchiesta poi archiviata, si sarebbe «attivato rapidamente» insieme al padre per «reperire soldi per pagare investigatori privati». Nel 2017, inoltre, durante un interrogatorio, avrebbe fornito versioni considerate non veritiere perché, secondo l’accusa, «era già a conoscenza di alcuni elementi investigativi».

Gli appunti, il Dna e l’impronta 33

Un ulteriore elemento riguarda il 26 febbraio 2025, quando all’inizio della nuova indagine avrebbe gettato via alcuni appunti, per la procura «collegati all’omicidio». La difesa, però, sostiene che si trattasse di una scaletta per uno spettacolo, come confermato dal giornalista Gianluigi Nuzzi.

Poi, il Dna «compatibile» con Sempio e «incompatibile» con Stasi. Il fatto che Chiara durante quella «crudele» aggressione si sia «difesa» e da qui il profilo genetico sulle unghie. In più, la palmare 33 sulla parete delle scale e la compatibilità di questa traccia, date le «misure antropometriche, con l’impronta di scarpa insanguinata sul gradino zero». Il fatto che la 33 sia stata «impressa da una mano bagnata» e non «semplicemente di acqua» data la reazione alla «ninidrina». Impronta che era «visibile prima che il Ris di Parma spruzzasse la ninidrina». Non era una traccia «semplicemente sudata, in quanto il sudore non lascia nel tempo impronte visibili». 

Il video intimo di Chiara e il «risentimento» di Sempio

E poi ancora, per i pubblici ministeri il 7 e 8 agosto il 38enne, all’epoca 19enne, «ha tentato un approccio con Chiara chiamandola tre volte e menzionandole il video intimo nella sua disponibilità». Sempio, secondo la procura, aveva «un’attrazione» per lei «non ricambiata», tanto che in un audio dice «l’interesse non era reciproco». «Aveva un movente – scrivono i magistrati -, il rifiuto, dopo aver visto quei filmati che aveva dentro la penna».

Provava «risentimento e astio», emersi pure dopo 18 anni quando la insultava intercettato. Ultimo elemento: i suoi scritti e le sue ricerche lo mostrano come un uomo «del tutto irrispettoso della dimensione personale femminile». Secondo gli inquirenti, l’insieme degli elementi costituirebbe un quadro indiziario che merita valutazione giudiziaria, mentre la difesa contesta in modo netto ogni ricostruzione accusatoria e le singole interpretazioni fornite dalla Procura.

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